Infortuni ossei da stress

L’osso è un tessuto viscoelastico con una capacità incredibile di sostenere il carico. Purtroppo, un carico ripetitivo associato con un tempo di recupero inadeguato può determinare un infortunio osseo da sovraccarico, definito infortunio osseo da stress (BSI). I BSI sono rari nella popolazione generale (<1% di tutti gli infortuni), ma frequenti negli atleti (fino al 20% degli infortuni sportivi) che partecipano in attività con carichi ripetitivi da impatto, come corsa e salto. Storia, esame clinico e imaging contribuiscono alla diagnosi. Sono stati descritti numerosi fattori di rischio, come ridotta disponibilità energetica, caratteristiche biomeccaniche e carico di allenamento. La gestione dei BSI è guidata da regione anatomica, gravità dell’infortunio e tipologia e livello di sport praticato. Il trattamento comprende la modifica delle attività, fisioterapia, consulenza nutrizionale e, in alcuni casi, chirurgia. Dato che il rischio di un nuovo infortunio da stress è elevato, le strategie preventive sono fondamentali, come la diversificazione sportiva durante nei giovani atleti, la corretta gestione dei carichi di allenamento e l’ottimizzazione della disponibilità energetica.
L’obiettivo di questo studio Delphi è stato definire tre aspetti dei BSI: (1) patofisiologia, diagnosi, terminologia e sistemi di classificazione, (2) fattori di rischio, screening e prevenzione e (3) gestione e ritorno allo sport.
I BSI conseguono a microlesioni cumulative, in un infortunio caratterizzato da un continuum patologico che può determinare una frattura ossea completa
La patofisiologia dei BSI è uno squilibrio nel metabolismo osseo dove l’accumulo di microlesioni è maggiore del rimodellamento osseo. Si verificano all’interno di un continuum patologico, dove la debolezza ossea locale può evolvere in una frattura ossea parziale o completa.
Il grado con il quale si verificano le microlesioni è influenzato da intensità, frequenza, durata e direzione del carico. Anche un carico di allenamento basso può eccedere la tolleranza dell’osso se l’atleta ha un’alterazione del metabolismo osseo.
Individuare e diagnosticare accuratamente i BSI con anamnesi, esame clinico e risonanza magnetica
Cambiamenti recenti di volume o intensità degli allenamenti possono far sospettare la presenza di un BSI. I BSI superficiali, come quelli a livello della diafisi tibiale, permettono la palpazione della zona di infortunio. Sono stati descritti test specifici in base alla regione anatomica infortunata. Ad esempio, nei BSI di tibia, il vertical single leg hop test ha una sensibilità maggiore se confrontato con test di percussione, test della vibrazione, lunge test in carico e fulcrum test, anche se nessun test eseguito singolarmente ha un’accuratezza diagnostica elevata. La combinazione di più test ha una probabilità maggiore di diagnosticare con precisione o escludere un BSI.
Nonostante raccolta dati ed esame clinico siano elementi fondamentali, l’imaging svolge un ruolo primario per la diagnosi di BSI. La risonanza magnetica è l’esame raccomandato.
I fattori di rischio per i BSI sono multifattoriali, associati a carico scheletrico, salute ossea e stile di vita
Un carico di allenamento osseo subottimale è presente quanto il carico ripetuto eccede la capacità tissutale di tollerare le sollecitazioni. Sebbene l’accumulo di microdanni rappresenti la causa per l’insorgenza di un BSI, esiste una forte associazione con fattori di rischio correlati alla salute ossea, come ad esempio una scarsa disponibilità energetica. Una scarsa disponibilità energetica è causa del Relative Energy Deficiency in Sport (REDs), condizione più frequente nelle atlete che praticano sport di endurance, ed è associata con una percentuale maggiore di BSI. I fattori di rischio per i BSI associati a scarsa disponibilità energetica comprendono nelle femmine insufficiente apporto calorico, storia di disturbi alimentari, basso indice di massa corporea, alterazioni del ciclo mestruale e, negli uomini bassi valori di testosterone.
Un cambio di scarpe può rappresentare un fattore di rischio modificabile nei runner con volumi elevati di allenamento. Il running retraining e, in particolare, strategie per modificare la cadenza, può rappresentare una strategia per la gestione di atleti con storia di BSI ricorrenti.
Una storia di BSI rappresenta il principale fattore di rischio per sviluppare un nuovo infortunio da stress. Di conseguenza, è fondamentale ridurre il rischio con un adeguato apporto calorici, appropriate strategie nutrizionali e monitoraggio dei carichi di allenamento.
È raccomandato negli atleti con BSI valutare i livelli di vitamina D e utilizzare dei supplementi se insufficienti. Inoltre, è importante valutare il sonno e lo stress perché rappresentano aspetti correlati con la salute ossea.
La gestione dei BSI dipende dalla regione anatomica e nella maggior parte dei casi è non chirurgica
La maggior parte dei BSI dell’arto inferiore può essere gestita con un periodo di riduzione del carico e, in alcuni casi, con immobilizzazione. La chirurgia è raccomandata nei casi di ritardo o assenza di segni di consolidamento (>3 mesi e >6 mesi, rispettivamente), scomposizione della frattura o infortunio in una zona a rischio di complicazioni.
Ritorno allo sport
Il tempo necessario per la ripresa delle attività sportive dipende dalla regione anatomica, la gravità dell’infortunio e il livello di partecipazione sportiva. La ripresa dello sport deve essere guidata dall’assenza di sintomi durante le attività quotidiane, nei test in carico e, quando possibile, nella palpazione della zona di infortunio.
Hoenig T, et al. International Delphi consensus on bone stress injuries in athletes. Br J Sports Med. 2025 Jan 2;59(2):78-90.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/39638438/
Fisioterapista, MSc, OMPT
Passione Evidence-Based. Con la speranza di diventare un Fisioterapista migliore
https://samuelepassigli.wordpress.com/
https://orcid.org/0000-0003-2862-0116
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