Dolore femororotuleo: è il momento di cambiare approccio?

Il dolore femororotuleo (PFP) è un disturbo caratterizzato da dolore persiste o ricorrente nella regione anteriore di ginocchio, provocato o aggravato da attività che in carico aumentano lo stress sull’articolazione femororotulea, come inginocchiarsi, correre, salire e scendere le scale. Il PFP colpisce adolescenti e adulti con differenti livelli di attività fisica (es. atleti e popolazione generale), con una prevalenza annuale compresa tra il 13% e il 35% in base alla popolazione studiata. Il PFP rappresenta il disturbo più frequentemente riferito dai runner.
L’esatta eziologia del PFP rimane sconosciuta, con un’interazione di fattori biomeccanici, strutturali e psicosociali che potrebbe contribuire all’insorgenza e al mantenimento del disturbo, rendendo questa patologia di difficile gestione nella pratica clinica.
I modelli tradizionali del dolore associano il PFP con un sovraccarico dell’articolazione femororotulea. Ad esempio, alterazioni nella cinematica di tronco (come una flessione omolaterale) e arto inferiore (come eccessivi valgismo dinamico di ginocchio e pronazione del piede) potrebbero determinare un eccessivo stress articolare durante attività in carico, aumentando l’input nocicettivo, anche se le evidenze sono limitate e contrastanti. Dato che molti degli studi disponibili sono trasversali, non è chiaro se queste alterazioni biomeccaniche siano responsabili dei sintomi o strategie di movimento adottate come conseguenza del dolore. Probabilmente, per molti individui, questa relazione è bidirezionale.
Il modello biomedico ha molte limitazioni nella complessa percezione del dolore. Il PFP dovrebbe essere interpretato in un più ampio modello biopsicosociale che comprenda fattori biomeccanici, psicologici, sociali e associati allo stile di vita, dato che ognuno di questi può influenzare la percezione e il mantenimento dell’esperienza dolorosa, come in altri disturbi muscoloscheletrici molto prevalenti (ad esempio lombalgia e artrosi di ginocchio). Le alterazioni psicologiche (come paura del movimento e catastrofizzazione) hanno un ruolo importante nella persistenza del dolore muscoloscheletrico e nelle limitazioni funzionali e rappresentano un ostacolo al recupero nei pazienti con PFP.
Oltre alle alterazioni biomeccaniche e psicologiche, altri fattori come l’elaborazione del dolore, disturbi del sonno, ridotta attività fisica e fattori sociali (impegni lavorativi e familiari, accesso alle cure) contribuiscono alla persistenza di dolore e disabilità. Inoltre, anche sovrappeso e obesità sono considerati rilevanti negli individui con PFP e, di conseguenza, è importante considerarli nella pianificazione dei modelli di cura multidisciplinari.

Il PFP ha una natura persistente, con un numero elevato di individui (fino al 91%) che riferiscono sintomi persistenti o ricorrenti nel lungo termine, anche fino a 18 anni dalla diagnosi iniziale. Per la natura multifattoriale, rappresenta una condizione difficile da gestire, nonostante le raccomandazioni delle linee guida. Il PFP rappresenta un precursore dell’artrosi di ginocchio. Durata maggiore dei sintomi e scarsa funzionalità sembrano essere i principali fattori associati a un outcome scarso nel lungo termine.
La natura persistente e ricorrente del PFP è importante perché questo disturbo può rappresentare un precursore dell’artrosi femororotulea. Il 22% degli individui sottoposti a protesi femororotulea per artrosi isolata riferiscono di aver avuto un dolore anteriore di ginocchio dall’adolescenza. Un aspetto che supporta la progressione da PFP ad artrosi femororotulea sono le caratteristiche di sintomi e alterazioni biomeccaniche quasi sovrapponibili nelle due condizioni. Di conseguenza, è fondamentale identificare i fattori che aggravano i sintomi nel PFP per sviluppare strategie adeguate di prevenzione e ridurre il rischio di insorgenza di fenomeni degenerativi precoci. In questo contesto, l’obesità rappresenta un fattore che necessita di studi approfonditi, in quanto il suo impatto sul PFP è poco approfondito. L’obesità rappresenta un fattore di rischio per l’artrosi di ginocchio poiché aumenta il carico meccanico articolare, ma anche per le articolazioni non sottoposte a carico, come quelle delle mani, indicando effetti sistemici dell’eccesso di tessuto adiposo (come infiammazione a basso grado e attività delle adipochine).
La gestione al momento raccomandata per il PFP comprende esercizio ed eventuali strategie aggiuntive (es. taping, plantari, tutori). Purtroppo, nonostante un’efficacia nel breve termine, i benefici non sono spesso mantenuti nel lungo termine. Questo aspetto determina la seguente domanda:

L’aderenza all’esercizio è un fattore fondamentale per la gestione ottimale del PFP. Praticità, accessibilità e mancanza di risorse per favorire il coinvolgimento sono le barriere all’esercizio più frequentemente riferite nei disturbi muscoloscheletrici. Le tecnologie digitali (come la teleriabilitazione) possono rappresentare un’opportunità per la creazione di risorse multimediali online efficaci e a basso costo per assistere la gestione del PFP e promuovere l’aderenza.
L’educazione nel PFP è stata descritta come “potenzialmente essenziale, ma poco indagata“. Se erogata da professionisti sanitari, l’educazione può determinare miglioramenti nel dolore e nella funzionalità simili a quelli dell’esercizio, ma questi aspetti necessitano di studi più approfonditi.
Una componente fondamentale dell’educazione è promuovere strategie di auto-trattamento e di gestione delle eventuali fasi di riacutizzazione che possono determinare una riduzione dell’aderenza. Le risorse digitali possono migliorare questi aspetti, offrendo una semplice strategia per permettere ai pazienti di comprendere il disturbo e le strategie di auto-trattamento, oltre che permettere l’accesso a cure di alta qualità a chi vive in zone remote. Risorse educative sviluppate e testate, come quelle presenti in https://mykneecap.trekeducation.org/, dovrebbero essere utilizzate dai professionisti sanitari e condivise con i pazienti con PFP.
Un altro fattore poco indagato è l’influenza dell’obesità nel PFP. Oltre all’aumento di carico meccanico sul ginocchio, l’obesità può essere responsabile di infiammazione locale e sistemica. La produzione di adipochine e l’aumento del profilo infiammatorio sono associati ad effetti negativi sulla cartilagine rotulea e sul dolore e possono mediare questa relazione. Inoltre, l’infiammazione a basso grado per eccesso di tessuto adiposo può influenzare l’elaborazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale. Nel complesso, queste alterazioni meccaniche e sistemiche rendono l’obesità un fattore contribuente importante alla caratteristica multifattoriale del PFP e un target da considerare nella gestione multidisciplinare. La letteratura evidenzia i benefici delle strategie nutrizionali su dolore, funzionalità e salute generale nei pazienti con artrosi di ginocchio, ma non sono stati ancora indagati questi effetti negli individui con PFP.
Per intervenire sui fattori sistemici e meccanici associati con l’obesità, un aspetto importante da considerare è la dieta personalizzata per i disturbi di ginocchio. Purtroppo gli approcci tradizionali per la perdita di peso, basati in genere sulla ricerca del deficit energetico attraverso la restrizione calorica e l’aumento dell’attività fisica, sono difficili da implementare in presenza di dolore persistente di ginocchio. Evidenze recenti suggeriscono l’impiego di potenziali strategie mirate a ridurre l’infiammazione sistemica associata al dolore di ginocchio, compreso il PFP, come diete ricche di alimenti con proprietà antinfiammatorie. Alimenti ricchi di omega 3, antiossidanti e composti fitochimici possono ridurre la produzione di citochine pro-infiammatorie che sono implicate nella degenerazione della cartilagine rotulea e nell’aumento del dolore di ginocchio. Le strategie nutrizionali antinfiammatorie non hanno l’obiettivo delle perdita di peso, ma di ridurre la risposa infiammatoria dell’organismo. La riduzione dell’infiammazione può diminuire i sintomi e migliorare la funzionalità, incoraggiando l’aderenza all’esercizio nel lungo termine.
La ricerca disponibile sul PFP è principalmente concentrata su strategie fisiche e outcome basati su dolore e funzionalità. È necessario anche iniziare ad esaminare anche strategie di gestione non fisiche in outcome differenti, soprattutto nel lungo termine.
Considerate le caratteristiche psicologiche frequentemente riportate negli individui con PFP e che una proporzione importante di questa popolazione è in sovrappeso o obesa, è tempo di un nuovo paradigmaIt che consideri un approccio multidisciplinare che coinvolga clinici, psicologi e dietisti.

Gragnani BC, Hart HF, Forsyth A, Barton CJ, De Oliveira Silva D. Patellofemoral Pain is a Multifactorial Complex Condition; Are We Missing a Multidisciplinary Approach to its Management? Time for a Paradigm ShiftOpen Access J Sports Med. 2025;16:1-13

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