Recupero della dorsiflessione di caviglia negli atleti

La dorsiflessione di caviglia rappresenta un elemento biomeccanico fondamentale per il corretto funzionamento dell’arto inferiore, sia nelle attività quotidiane (es. camminare, salire e scendere le scale), sia nei gesti sportivi ad alta intensità come sprint, cambi di direzione, atterraggi e squat.
Durante la fase di appoggio, il complesso piede–caviglia lavora attraverso tre “rocker”: heel rocker, ankle rocker e forefoot rocker. In particolare, l’ankle rocker, che coincide con il movimento di dorsiflessione tibiale sul piede, è cruciale per il passaggio dall’assorbimento alla produzione di forza. Questo movimento avviene prevalentemente a livello dell’articolazione talocrurale, che contribuisce alla maggior parte della dorsiflessione in carico. Una limitazione della dorsiflessione altera la cinematica normale dell’arto inferiore, riduce la capacità di assorbire i carichi e favorisce compensi sul piano sagittale e frontale. Questi deficit aumentano il rischio di instabilità cronica di caviglia, distorsioni laterali, tendinopatia achillea, fasciopatia plantare, fratture da stress metatarsali e patologie di ginocchio come tendinopatia rotulea. Oltre all’aspetto preventivo e riabilitativo, la dorsiflessione influenza anche la performance, modulando capacità di decelerazione, gestione delle forze di reazione al suolo ed efficienza nei cambi di direzione. Nonostante la dorsiflessione sia riconosciuta come un elemento fondamentale, nella pratica clinica le limitazioni spesso gestite con approcci generici e non specifici, basati su stretching e mobilizzazioni standardizzate applicate indistintamente a tutti gli atleti.
Questa impostazione deriva spesso da scarso utilizzo di misure oggettive, limitata analisi qualitativa del movimento, difficoltà nel distinguere quali strutture (articolari, muscolotendinee e/o neurali) siano realmente responsabile della limitazione. Da qui nasce la proposta di un sistema strutturato di decision-making clinico, con l’obiettivo di superare un trattamento standardizzato e impostare strategie realmente individualizzate.
Il weight-bearing lunge test (WBLT) è identificato come gold standard per la valutazione della dorsiflessione di caviglia in carico (https://www.fisiobrain.com/valutazione-clinica-della-distorsione-laterale-di-caviglia/, https://www.fisiobrain.com/asimmetria-nella-dorsiflessione-di-caviglia-misurata-in-carico-nei-soggetti-sani/), ma è spesso sottoutilizzato o impiegato solo in modo quantitativo. È consigliato un utilizzo più evoluto del WBLT, che integri la misurazione quantitativa (distanza dita-muro o inclinazione tibiale) con l’analisi qualitativa dei sintomi riferiti dall’atleta (dolore, sensazione di blocco, localizzazione dei sintomi). Valori clinicamente rilevanti sono: asimmetria >1,5 cm nella distanza punta-muro o differenza >4,7° nell’inclinazione tibiale. Oltre all’aspetto quantitativo, importante è dove e come il movimento è limitato.
Un modello in tre step per il decision-making clinico

Step 1 – Valutazione quantitativa e qualitativa
Durante il WBLT il clinico deve osservare comparsa di dolore o limitazione e localizzazione precisa dei sintomi.
- Zona anteriore (limitazione del glide posteriore dell’astragalo o limitazione dell’articolazione trasversa del tarso).
- Zona anterolaterale (limitazione dell’articolazione tibioperoneale distale).
- Zona etromalleolare mediale (rigidità del tendine del flessore lungo dell’alluce o limitazione dell’articolazione sottoastragalica).
- Zona retromalleolare laterale (rigidità del tendine dei peronieri o limitazione dell’articolazione tibioperoneale distale).
- Zona posteriore (rigidità del tricipite surale o meccanosensibilità del nervo tibiale). Questa mappatura guida l’ipotesi clinica iniziale.

Step 2 – Test di conferma delle strutture coinvolte
Formulata l’ipotesi, è necessario confermarla con test specifici.
- Restrizione/dolore anteriore: valutazione del glide posteriore di astragalo e della mobilità di cuboide e scafoide.
- Restrizione/dolore anterolaterale: valutazione della mobilità dell’articolazione tibioperoneale distale.
- Restrizione/dolore mediale: WBLT modificato con alluce in dorsiflessione per indagare il coinvolgimento del tendine del flessore lungo dell’alluce.
- Restrizione/dolore laterale: WBLT con piede in inversione per identificare tensioni del tendine dei peronieri.
- Restrizione/dolore posteriore: test neurodinamici modificati per il nervo tibiale o valutazione del tricipite surale.

È possibile che più strutture contribuiscano al deficit; il modello rimane valido anche in presenza di quadri complessi.
Step 3 – Trattamento mirato e individualizzato
Il terzo step traduce il ragionamento clinico in interventi specifici, selezionati in base alle strutture realmente coinvolte. Le principali categorie di intervento includono:
- Mobilizzazioni articolari talocrurali (glide posteriore dell’astragalo).
- Mobilizzazioni dell’articolazione tibioperoneale distale.
- Mobilizzazioni dell’articolazioni trasverso del tarso e sottoastragalica.
La letteratura supporta l’efficacia delle mobilizzazioni, soprattutto quando applicate con dosaggi adeguati e ripetute nel tempo. Sembra essere più importante il volume totale di trattamento più che la singola tecnica.
- Stretching del tricipite surale.
- Stretching del flessore lungo dell’alluce.
- Stretching dei peronieri.
È raccomandato stretching ad alta intensità, con elevato tempo sotto tensione (>1200 secondi/settimana), per più settimane. Lo stretching è sempre integrato in posizione funzionale e in carico.
- Neurodinamica In presenza di meccanosensibilità del nervo tibiale.
Tourillon R, et al. Restoring ankle dorsiflexion range of motion in athletes: an individualized clinical decision-making system. Front Sports Act Living. 2025 Oct 22;7:1677383.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41200427/

Fisioterapista
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