Corsa e lombalgia: paure e credenze

La lombalgia (LBP) è una delle principali cause di disabilità e, nonostante una guarigione del 75% dei nuovi episodi entro 12 settimane, il 25–33% delle persone continua a riferire sintomi persistenti nel lungo termine. Il LBP cronico è associato a livelli maggiori di disabilità, riduzione dell’attività fisica e scarso livello di fitness aerobico. Il LBP persistente è associato di conseguenza a rischio maggiore di disturbi cronici, ma le strategie con esercizio fisico proposte spesso non hanno un dosaggio sufficiente.
La corsa è stata proposta come strategia di esercizio aerobico per i costi minimi e l’accessibilità, oltre per essere associata a tessuti della colonna vertebrale più sani, incidenza minore di episodi LBP e riduzione dell’intensità del dolore.
In molti individui con LBP persistente continua a resistere la credenza che la corsa sia un’attività pericolosa per la colonna vertebrale, soprattutto se confrontata con attività a basso impatto, come nuoto e ciclismo. Questa credenza deriva in parte dalla visione biomedica del LBP nella popolazione generale, dove la colonna vertebrale è considerata una struttura vulnerabile che necessita di protezione. Nonostante la raccomandazione di rimanere attivi e riprendere le normali attività il prima possibile dopo l’insorgenza di un episodio di LBP, continua ad essere presente la credenza diffusa che sia necessario riposare ed evitare attività impegnative per favorire il recupero. Inoltre, il 50% circa degli adulti con dolore muscoloscheletrico persistente riferiscono una significativa paura del movimento, fattore associato con riduzione dell’attività fisica.
L’obiettivo di questo studio è stato indagare le credenza sulla corsa in adulti con LBP non specifico persistente e valutare se queste credenze si modificano dopo un programma di corsa di 12 settimane.
20 pazienti con LBP persistente non specifico (età compresa tra 18 e 45 anni, con sintomi presenti da almeno 3 mesi, con o senza dolore all’arto inferiore) hanno effettuato un programma di 30 minuti di allenamento che prevedeva intervalli di cammino e corsa, 3 sessioni alla settimana per 12 settimane (36 sessioni di allenamento totali). Nelle sessioni di allenamento, gli intervalli erano composti da 15–45 secondi di corsa e 115–120 secondi di cammino, in base al risultato di un test eseguito alla valutazione iniziale. Gli intervalli di corsa venivano gradualmente aumentati. Inoltre, è stato raccomandato di eseguire le sessioni di allenamento in pianura. I pazienti hanno ricevuto un supporto tramite consulti in videochiamata ad intervalli regolari e informazioni educative via email (es. velocità di corsa consigliata, scelta delle scarpe, informazioni sulla corsa come attività non pericolosa per la schiena e consigli su come affrontare eventuali difficoltà). Oltre alle sessioni corsa, i pazienti hanno continuato a gestire il LBP come erano abituati (es. gestione farmacologica) e a partecipare ad altre attività fisiche se desiderato.
Ai 20 pazienti nel gruppo di controllo è stato chiesto di gestire il LBP non specifico come da abitudine, ma evitando di iniziare un programma di corsa. Non sono state date limitazioni su altre attività fisiche.
È stato creato un questionario specifico per valutare le credenze sulla corsa in base alle differenti superfici e velocità. Le domande sono state sviluppate partendo dagli item del Fear of Daily Activities Questionnaire e del Tampa Scale of Kinesiophobia. L’intensità del dolore è stata misurata con il visual analogue scale. La disabilità con il Oswestry Disability Index. Al follow-up a 12 settimane i pazienti che hanno effettuato il programma di corsa hanno completato un’intervista qualitativa basata su due aspetti principali: fattibilità del programma di corsa e credenze sulla sicurezza/pericolosità della corsa.
Prima di completare un programma di allenamento intervallato di corsa e camminata della durata di 12 settimane, alcune persone con LBP non specifico persistente hanno riferito che percepivano la corsa come un’attività pericolosa, con paure o preoccupazioni per danni o aumento dei sintomi. Tutti i pazienti che considerano la corsa pericolosa all’inizio dello studio riferivano di averne limitato la pratica. Queste convinzioni negative sulla corsa erano principalmente conseguenza dei consigli ricevuti da professionisti sanitari e delle esperienze passate. Tuttavia, l’adozione di un programma di allenamento intervallato di corsa e camminata della durata di 12 settimane, associato a educazione, ha portato a convinzioni più positive sulla sicurezza della corsa nel gruppo di intervento rispetto al gruppo di controllo.
La valutazione iniziale aveva mostrato che il 25% dei pazienti con LBP non specifico persistente che avevano provato a correre in precedenza ritenevano la corsa pericolosa e, di conseguenza, avevano preferito limitare questa attività sportiva. La principale preoccupazione riferita è stata che la corsa potrebbe essere causa di aumento dei sintomi come conseguenza delle forze di impatto, soprattutto se effettuata su superfici non morbide o a velocità maggiori. Però queste credenze non sono supportate dalla letteratura. Tra i pochi studi che hanno indagato la corsa negli adulti con LBP persistente, nessuno di questi ha riportato un aumento nell’intensità del dolore. Data l’associazione tra le credenze negative e la riduzione di attività fisica, la comprensione e la gestione delle convinzioni errate sulla corsa possono ridurre l’evitamento dell’attività fisica e modificare gle barriere alla partecipazione sportiva.
L’analisi delle risposte dell’intervista ha mostrato che le credenze negative sulla corsa sono principalmente la conseguenza di esperienze passate e informazioni date da professionisti sanitari che avevamo consigliato di evitare la corsa completamente o di correre con molta attenzione, rinforzando la convinzione che la colonna vertebrale sia una struttura vulnerabile. Dato l’impatto che i consigli dei professionisti sanitari possono avere sulle credenze dei pazienti, i clinici dovrebbero prestare attenzione al modo in cui vengono recepite le informazioni che forniscono ai pazienti. Comprendere le convinzioni dei professionisti sanitari riguardo alla corsa aiuterà a identificare la necessità di un’educazione basata su prove scientifiche e a elaborare strategie volte a modificare le convinzioni inutili.
Dopo un programma con intervalli di cammino e corsa di 12 settimane, i pazienti con LBP hanno mostrato delle credenze più positive sulla corsa, indicando che la corsa può rappresentare un’attività sicura in molti casi, sottolineando che un programma personalizzato è importante per aumentare la sicurezza della corsa.
Neason C, et al. Fears and beliefs about running in adults with chronic low back pain: a mixed methods study from the ASTEROID randomised controlled trial. Sports Med Open. 2025 Jun 8;11(1):66.
https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC12146238/
Fisioterapista, MSc, OMPT
Passione Evidence-Based. Con la speranza di diventare un Fisioterapista migliore
https://samuelepassigli.wordpress.com/
https://orcid.org/0000-0003-2862-0116
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