Emanuele Tortoli – Fisioterapista, MSc, SPT, DO

 

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Il motivo per cui ancora oggi non esista una strategia di trattamento ottimale per la sindrome del tunnel carpale (CTS) è dovuto al fatto che questa rappresenta una condizione complessa ed eterogenea in cui sono spesso coinvolti meccanismi di sensibilizzazione del sistema nervoso centrale (SNC). Questo potrebbe suggerire che esistano sottogruppi di pazienti che rispondano positivamente a un particolare percorso terapeutico. Alcuni potrebbero beneficiare di un approccio conservativo fisioterapico, mentre altri potrebbero avere una prognosi migliore con l’intervento chirurgico.
 
In precedenza, sono state sviluppate delle regole di predizione clinica (CPR) per identificare donne che potrebbero rispondere positivamente a manovre di desensibilizzazione del SNC (trattamento dei tessuti molli potenzialmente causa di intrappolamento del nervo, terapia manuale del rachide cervicale, tecniche di neurodinamica). I risultati mostravano come l’outcome fosse influenzato positivamente da 3 variabili: una soglia del dolore alla pressione a livello delle faccette articolari di C5-C6 dal lato sintomatico <137kPa; una soglia del dolore al calore a livello del tunnel carpale sintomatico <39,6°C e il livello percepito di salute >66.
 
L’obiettivo di questo studio è stato determinare se le donne con CTS che rispettavano le CPR avevano una migliore risposta al trattamento fisioterapico. L’obiettivo secondario è stato valutare se le CPR erano in grado di identificare quali pazienti avevano più probabilità di beneficiare di un trattamento conservativo fisioterapico rispetto all’intervento chirurgico.
 
Il campione era formato da 120 donne con diagnosi clinica ed elettromiografica di CTS. Le pazienti sono state randomizzate in due gruppi: un gruppo (n=60) effettuava 3 trattamenti di terapia manuale (stesso approccio di desensibilizzazione del SNC utilizzato nello studio di creazione delle CPR), l’altro gruppo (n=60) era sottoposto a intervento chirurgico (decompressione e release del tunnel carpale). Il dolore e il grado di funzionalità sono state misurate al baseline, a 1, 3, 6 e 12 mesi dopo il trattamento. Le pazienti che presentavano almeno due criteri inclusi nelle CPR erano classificate come probabili responder, mentre chi aveva solo un criterio o nessuno come probabile non responder. Nel gruppo terapia manuale 19 donne rispettavano le CPR (32%), mentre nel gruppo dell’intervento chirurgico 18 (30%).
 
I risultati dello studio non hanno sostenuto la convalida delle CPR. I risultati mostravano che indipendentemente dalle CPR i pazienti del gruppo di terapia manuale e di quello chirurgico presentavano miglioramenti della sintomatologia dolorosa e della funzionalità a 3, 6 e 12 mesi. Anche il grado di soddisfazione nella percezione del recupero a 6 e 12 mesi era lo stesso tra i due gruppi. Visti i miglioramenti clinici, paragonabili all’intervento chirurgico, tutti i pazienti con CTS dovrebbero ricevere come trattamento di prima scelta quello conservativo, indipendentemente dalla presentazione clinica.
Studi futuri dovrebbero continuare a cercare i fattori predittivi per determinare quale gruppo di pazienti con CTS potrebbe avere un outcome migliore con il trattamento chirurgico e quali con il trattamento conservativo.
 

Fernández-de-Las-Peñas C, Cleland JA, Salom-Moreno J, Palacios-Ceña M, Martínez-Perez A, Pareja JA, Ortega-Santiago R. Prediction of Outcome in Women With Carpal Tunnel Syndrome Who Receive Manual Physical Therapy Interventions: A Validation Study. J Orthop Sports Phys Ther. 2016 Jun;46(6):443-51.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27011304

 

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