L’enigma dello sperone calcaneare

Il dolore cronico sull’inserzione della fascia plantare è un disturbo molto frequente nella popolazione generale. Sebbene tale disturbo sia associato alla presenza di uno sperone calcaneare, probabilmente causato da un’eccessiva trazione della fascia plantare a livello della sua inserzione calcaneare, numerose ricerche evidenziano come la presenza di tale “deformità” sia presente dal 10% al 63% dei soggetti asintomatici.

Ulteriori ricerche contro un nesso causale tra sperone calcaneare e fasciopatia provengono da studi anatomici e di risonanza magnetica che dimostrano che lo sperone calcaneare non si sviluppa all’interno della fascia plantare, ma più frequentemente all’origine del flessore breve delle dita del piede o del muscolo abduttore del 5° dito. Inoltre, alcuni autori mettono in luce come le trabecole all’interno dello sperone non siano orientate nella direzione di trazione della fascia,  bensì in verticale.

Tuttavia, potrebbe essere prematuro ignorare la presenza dello sperone calcaneare all’interno di un quadro clinico di fasciopatia plantare, infatti di recente due meta-analisi hanno correlato in maniera importante la presenza di uno sperone calcaneare e la presenza di dolore alla fascia. In aggiunta, alcuni autori riportano risultati migliori, in termini di miglioramento del dolore e soddisfazione del paziente, quando all’endoscopia mirata al release della fascia plantare viene associata anche la rimozione dello sperone. 

Sebbene siano presenti numerosi studi sull’argomento, gli autori, per identificare eventuali fattori di rischio, hanno voluto studiare la prevalenza di speroni calcaneari plantari nella popolazione asintomatica.

Lo studio è stato sviluppato in due momenti diversi: una valutazione di radiografie del piede e caviglia ed una indagine telefonica. Sono state esaminate da due degli autori dello studio tutte le radiografie laterali di caviglia in un periodo di 6 mesi antecedente lo studio. Tutte le radiografie erano di soggetti scheletricamente maturi che si erano recati al Pronto Soccorso per una sospetta frattura o per un disturbo a piede/caviglia. Dall’indagine sono stati esclusi tutti i pazienti con frattura di calcagno e tutti gli esami radiografici valutati sono stati eseguiti fuori carico. La diagnosi di sperone calcaneare è stata identificata attraverso le più recenti linee guida in ambito radiologico (protrusione orizzontale maggiore di 2 mm originata sulla tuberosità posteriore del calcagno). Per la seconda parte dello studio sono stati contattati, con successo, il 76% dei pazienti che avevano speroni calcaneari. Nell’intervista telefonica sono stati registrati tutti i dati demografici, le comorbidità e tutti i pazienti sono stati interrogati sulla presenza o assenza di dolore al piede o alla caviglia. Ai fini dello studio, la fascite plantare è stata definita come un dolore localizzato nella parte plantare del tallone con la presenza di dolore e rigidità al risveglio e dopo periodi di riposo. Il dolore al tallone che differiva per sede o periodicità non è stato classificato come fascite plantare. La Foot and Ankle Outcome Score (FAOS) è stata utilizzata per la valutazione dei sintomi degli intervistati. 

Sono state esaminate 1103 radiografie di piedi di soggetti con un’età media di 37,9 anni. Lo sperone calcaneare era presente in 137 pazienti (12,4%), età media 53,5 anni, con una prevalenza nel sesso femminile del 58,4%. Sono state completate con successo 104 interviste dei 137 soggetti con sperone calcaneare: i dati hanno evidenziato valori maggiori di Body Mass Index (BMI) in soggetti con sperone calcaneare. L’11,5% dei pazienti con dolore era affetto da diabete mellito e i soggetti che presentavano problematiche artrosiche agli arti inferiori avevano una probabilità di sviluppare dolore al tallone 10 volte maggiore rispetto a chi non ne aveva. Tuttavia, solo 23 pazienti su 104 (22%) con speroni plantari calcaneari contro 20 su104 (19%) dei soggetti del gruppo di controllo hanno descritto sintomi coerenti con la diagnosi di fascite plantare. La prevalenza complessiva della fascite plantare nello studio era del 20,7% (43 su 208). 

A differenza degli altri studi presenti in letteratura, questo lavoro evidenzia una minor presenza di sperone calcaneare nella popolazione generale, discrepanza probabilmente dovuta alla precisione della valutazione radiografica dello sperone calcaneare che spesso, in altri studi, è confuso con delle semplici irregolarità della corticale dell’osso calcaneare. 

L’obesità è stata riconosciuta come fattore di rischio sia nella fascite plantare che nello sperone calcaneare, infatti la pressione verticale sul tallone durante il cammino è fortemente associata al peso e gli autori di questo studio supportano la teoria di compressione verticale nella formazione dello sperone calcaneare. 

In questo studio, l’artrosi è stata fortemente associata alla presenza di uno sperone calcaneare, caratteristica già presente in altri studi ma con un’associazione più debole. Gli autori ipotizzano che l’obesità riscontrata nei soggetti con sperone calcaneare sia un fattore fondamentale per lo sviluppo di artrosi e dello sperone calcaneare. Va infatti sottolineato che in tutti i soggetti inclusi nello studio che lamentavano artrosi, solo uno non presentava problematiche artrosiche a piede/caviglia. Un’altra condizione associata alla presenza di sperone calcaneare nello studio è il diabete mellito (11,5% dei soggetti), problematica già conosciuta in questi soggetti ed associata ad una condizione di sovrappeso ed età avanzata.

Sicuramente uno dei fattori importanti per considerare lo sperone calcaneare come un reperto non rilevante è la presenza in soggetti asintomatici e senza fascite plantare: seppure nello studio il 55% dei soggetti con sperone calcaneare lamentava dolori al piede e alla caviglia, questa condizione non era associata alla fascite plantare. I punteggi della FAOS in soggetti con sperone calcaneare erano inferiori rispetto ai soggetti del gruppo di controllo. Questo risultato è rimasto inalterato quando i pazienti con fascite plantare sono stati esclusi, suggerendo che la presenza di uno sperone calcaneare plantare è un marker indipendente di patologia del piede e della caviglia.

Nonostante nello studio siano presenti numerosi punti di debolezza quali l’impossibilità di eseguire un esame clinico che potrebbe aver migliorato l’accuratezza dei dati, è sembrato evidente come i soggetti con sperone calcaneare presentino maggiori problematiche al piede. 

Sintetizzando, gli autori credono fermamente che la rimozione dello sperone calcaneare non porti a miglioramenti clinici e che la sua presenza non sia associata a fascite plantare, ma quasi sicuramente individua una categoria di pazienti che hanno il doppio della probabilità di avere dolore al piede.

Moroney PJ, O’Neill BJ, Khan-Bhambro K, O’Flanagan SJ, Keogh P, Kenny PJ. The conundrum of calcaneal spurs: do they matter? Foot Ankle Spec. 2014 Apr;7(2):95-101.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/24379452/

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