Infortuni in mountain bike durante le Enduro World Series (EWS)

Il mountain biking è uno sport molto popolare e dalla sua nascita in California nel 1973 ha continuato a crescere, fino al primo Campionato del Mondo dell’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) in Colorado nel 1990 e a diventare uno sport olimpico ad Atlanta nel 1996. Tradizionalmente le discipline sono costituite da cross country, downhill e freeride, ma negli ultimi anni è nata una nuova disciplina: l’enduro, definita anche “all mountain”, la cui essenza è stata trasferita da molti anni dai ciclisti amatoriali sui percorsi non ufficiali costruiti in loco, decretandone la crescita come sport. Nel 2013 le Enduro World Series (EWS) hanno dato il via alla prima serie di competizioni internazionali, e nel 2019 l’enduro mountain biking è diventato anche il più recente evento riconosciuto dall’Unione Ciclistica Internazionale.

Le gare di enduro consistono in salite (transition) che prevedono un tempo massimo, seguite da discese ripide e tecniche (stage) cronometrate, con i tempi cumulativi più veloci che determinano il vincitore. Gli atleti devono avere la capacità di destreggiarsi su terreni tecnici dopo grandi slanci anaerobici, sia all’interno delle stage che durante le transition (ad esempio per evitare penalità), richiesta cumulativa che pone carichi elevati sia sul sistema fisico che cognitivo e può portare ad errori nella guida della bicicletta su terreni tecnici. In quanto sport nuovo, il rischio di infortuni nell’enduro è attualmente sconosciuto, anche se c’è un crescente riconoscimento dell’importanza della registrazione degli infortuni da parte degli organi internazionali, poiché comprendere l’entità e la natura degli infortuni nello sport è un primo passo importante nello sviluppo e nell’attuazione di iniziative di prevenzione e nella riduzione del rischio associato alla pratica sportiva.

Gli studi che si sono occupati degli infortuni nel mountain biking riguardavano diverse discipline (talvolta combinate), quali ciclismo fuoristrada, nei mountain bike park, gare in montagna, downhill e cross country, spaziando dalla pratica ricreativa, all’allenamento e alle gare, fino alle competizioni giovanili, amatoriali e d’élite. Alcuni studi clinici hanno riportato gravi infortuni da mountain bike presentati all’ospedale, altri studi retrospettivi e prospettici basati su questionari hanno presentato infortuni auto-riferiti dai ciclisti durante l’attività agonistica e ricreativa, ma fino ad oggi non ci sono stati studi prospettici longitudinali sulla mountain bike agonistica d’elite a livello agonistico e nessuno sull’enduro. Lo scopo di questo studio è stato quello di descrivere l’incidenza, la gravità e la natura degli infortuni tra i rider che partecipano alle Enduro World Series.

Lo studio epidemiologico prospettico di due stagioni ha raccolto dati sugli infortuni dei rider tra marzo 2017 e settembre 2018 in dieci gare delle Enduro World Series (EWS), nel 2017 in Irlanda, Madeira, Nuova Zelanda, Australia e nel 2018 in Canada, Cile, Italia (La Thuile e Finale Ligure), Francia e Slovenia/Austria. Sono stati inclusi nello studio tutti i rider che hanno partecipato alle EWS durante i 10 eventi, sia maschi che femmine, in tutte le categorie di gara: under 21 (17-20 anni), senior professional e master (35+ /40+ anni femmine; 40+ anni maschi).

Il personale medico di gara aveva ricevuto un questionario per la segnalazione degli infortuni, sia in formato cartaceo che elettronico, in cui sono stati registrati i dati relativi ad eventuali infortuni (dall’inizio della prima prova fino alla fine della fase finale della gara) e l’esposizione dei rider alla gara (in ore), oltre ai tempi stimati delle prove libere. I questionari erano stati sviluppati in linea con le precedenti metodologie e categorie di sorveglianza degli infortuni sportivi e sono stati registrati l’ID del rider, la categoria e l’evento della gara, la data dell’infortunio e la perdita di tempo stimata per la competizione o l’allenamento. Sono stati registrati la localizzazione anatomica, il tipo di infortunio (ad es. la struttura), la causa e l’insorgenza, cioè durante l’allenamento o la gara, nelle transition o nelle stage, e sono stati registrati anche la superficie del percorso (rocciosa, sterrata, ecc.), il profilo (ripido, piatto, ecc.) e la velocità (0-20 km, 21-40 km, ecc.), nonché l’equipaggiamento protettivo indossato. Per infortunio si intendeva qualsiasi infortunio subìto da un rider durante l’allenamento o la gara e sottoposto a cure mediche, indipendentemente dalle conseguenze in termini di assenza dalla gara o dall’allenamento. Se un rider aveva subito un infortunio durante uno stage/transition e un altro durante un altro stage/transition, sono stati segnalati come due infortuni distinti, se invece un rider aveva subito più lesioni durante lo stesso evento infortunistico, è stata registrata solo la più grave, con la gravità dell’infortunio riportata in giorni di assenza stimata.

In totale 2010 rider (femmine 198; maschi 1.812), che rappresentavano 46 paesi, hanno partecipato alle 10 gare EWS durante le stagioni 2017 e 2018. Un totale di 249 corridori ha gareggiato in entrambe le stagioni, e 1411 corridori hanno partecipato a una sola gara EWS. In totale, ci sono state 3082 ore di gara e 18379 ore di allenamento. Un totale di 188 infortuni (femmine n=24; maschi n=164) sono stati registrati in 179 rider, con 7 rider che hanno subito 2 infortuni e un rider 3 infortuni. L’8,9% dei rider che hanno gareggiato nei 10 eventi EWS ha subito almeno un infortunio, equivalente a 9,3 infortuni ogni 100 rider. Il 57 % degli infortuni è stato segnalato come causa di perdita di tempo (n=108) e in media sono stati persi 12,3 giorni (mediamente 5 giorni) per ogni infortunio. La gravità dell’infortunio è stata notevolmente inferiore per le donne e i rider professionisti e la maggior parte degli infortuni (63%) si è verificata durante le fasi di gara e il resto (36%) durante gli allenamenti (per 3 infortuni non era noto). L’incidenza degli infortuni è stata maggiore in gara (38,3 infortuni per 1000 ore di gara), rispetto all’allenamento (3,6 infortuni di pratica per 1000 ore di pratica) e superiore per i maschi u21 rispetto ai professionisti.

La spalla (12,8% di tutti gli infortuni), la testa (9,0%), la mano (9,0%) e la parte inferiore della gamba (8,0%) sono state le parti del corpo più comunemente interessate. Gli infortuni più gravi sono stati quelli a carico della colonna vertebrale toracica (45 giorni), del pollice (34 giorni), della spalla (26 giorni) e della caviglia (23 giorni). I tipi di infortuni più comuni sono stati lacerazioni/abrasioni/lesioni della pelle (26% di tutte le lesioni) seguite da contusioni/ematomi/ecchimosi (19,2%) e fratture (traumatiche) (17,7%), con quest’ultimo tipo di infortuni più gravi (34 giorni). La commozione cerebrale è stata la diagnosi di lesione più frequente (7,4% di tutte le lesioni), seguita da lacerazioni alla gamba (5,9%) e all’avambraccio (5,3%), fratture alla spalla/clavicola (4,7%) e alla mano (4,7%). Anche le fratture di spalla/clavicola sono state tra le lesioni più gravi (49 giorni), accanto a una frattura della colonna vertebrale toracica (90 giorni) e a due fratture della caviglia (50 giorni). Nel complesso, le fratture della spalla e della clavicola hanno causato il maggior onere, con un totale di 442 giorni persi.

Poco più della metà di tutti gli infortuni (55%) si sono verificati durante le fasi su rocce, il 39% su forti pendenze e il 41% a bassa velocità. Gli infortuni si sono verificati più frequentemente su una combinazione di stage lenti, ripidi, rocciosi e sporchi (22,3 %, n=42). Il 71% degli infortuni è stato provocato da una caduta (contatto con il terreno), il 55,7% ha fatto sì che un rider non sia partito (DNS) o non abbia finito (DNF) e il 39,4% di quelli che si sono infortunati durante l’evento ha continuato a correre. Un terzo (31,2%) degli infortuni si è verificato per i rider che hanno gareggiato in un solo evento EWS. Circa due terzi delle fratture alla mano (66%), delle lussazioni alla spalla (60%) e la metà di tutte le fratture alla spalla/clavicola (56%) e delle commozioni cerebrali (50%) si sono verificate su passaggi ripidi e rocciosi. Di coloro che hanno subito una commozione cerebrale durante la gara (n=12, 11 maschi, 1 femmina), quattro rider hanno completato la gara (33,3 %), e sei non hanno riportato perdite di tempo dopo la gara (50,0 %). La metà di tutte le commozioni cerebrali si sono verificate in corridori che hanno partecipato ad una sola gara EWS.

In sintesi, i risultati principali sono stati:
1) l’8,9% dei rider ha subito almeno un infortunio;
2) l’incidenza degli infortuni è stata più alta in gara (38,3 infortuni in gara per 1000 ore di gara), rispetto all’allenamento (3,6 infortuni in allenamento per 1000 ore di allenamento);
3) gli infortuni da commozione cerebrale sono stati più frequenti e le fratture della spalla e della clavicola hanno causato il maggior onere;
4) gli infortuni significativi sono stati più frequenti negli stage lenti, ripidi e rocciosi.

Dal punto di vista delle applicazioni pratiche e delle iniziative di prevenzione degli infortuni, in risposta ai risultati dello studio sono state sviluppate e rese disponibili gratuitamente sul sito web delle EWS le risorse per l’educazione e il riconoscimento delle commozioni cerebrali dei rider, comprese le linee guida dettagliate per il return to riding (RTR), destinate ai rider professionisti e amatoriali e agli organizzatori di gare. Sono state messe a punto raccomandazioni per l’implementazione di un protocollo di valutazione degli infortuni alla testa dei rider, utilizzato dal personale medico in tutti gli eventi EWS, oltre all’aggiunta nel regolamento di gara dell’EWS di un nuovo protocollo per il ritiro dei rider con commozione cerebrale. Altre raccomandazioni suggeriscono agli organizzatori di gare misure mediche aggiuntive per le stage di gara ripide, dove le lesioni più gravi tendono a verificarsi, e per i progettisti del percorso di rivalutare il disegno di alcune di queste sezioni tecniche. I rider dovrebbero indossare l’attrezzatura per proteggersi contro lacerazioni e abrasioni nella parte inferiore della gamba e nell’avambraccio, e l’industria della mountain bike potrebbe prendere in considerazione lo sviluppo di prodotti specifici per la protezione delle spalle nell’enduro. Infine, sono stati introdotti nuovi criteri di qualificazione (eventi per i qualificati e gli sfidanti) per diminuire il numero dei rider che partecipano per la prima o unica volta (cioè quelli che possono essere più frequentemente infortunati) agli eventi delle EWS, per assicurare che i rider abbiano sufficiente abilità ed esperienza per competere a quel livello.

In conclusione, questo studio fornisce secondo gli autori una visione unica del rischio di infortunio nell’enduro di livello élite, riportando gli infortuni in due stagioni di 2010 rider provenienti da 46 paesi. Questi dati oggettivi dovrebbero essere utilizzati per aiutare a indirizzare le iniziative di prevenzione degli infortuni nell’enduro mountain biking: il monitoraggio continuo degli infortuni, con modelli di infortunio sempre nuovi in questa disciplina emergente e l’inclusione di solidi studi sui fattori di rischio, possono aiutare a fornire informazioni sulle future strategie di prevenzione degli infortuni. Nonostante sia importante comprendere il rischio di infortunio nell’enduro di livello élite, precedenti studi sul mountain biking hanno riportato che la maggior parte degli infortuni si verifica nel ciclismo amatoriale piuttosto che in quello agonistico, quindi secondo gli autori sono raccomandate anche future ricerche che indaghino l’incidenza e la natura degli infortuni nell’enduro mountain biking praticato da rider amatoriali.

Palmer D, Florida-James G, Ball C. Enduro World Series (EWS) Mountain Biking Injuries: A 2-year Prospective Study of 2010 Riders. Int J Sports Med. 2020 Dec 21.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33348388/

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