Emanuele Tortoli – Fisioterapista, SPT, DO

 

tennis

 
Durante una partita di tennis le forze generate a livello della spalla e del gomito, i colpi ripetuti centinaia di volte, l’elevata velocità e l’utilizzo della racchetta rischiano di sovraccaricare le articolazioni dei giocatori. Per ridurre al minimo il carico di ogni articolazione è importante ottimizzare al meglio la catena cinetica di ogni colpo. Durante il servizio, la velocità della palla aumenta proporzionalmente al carico di lavoro della spalla e del gomito. Gli arti inferiori e il tronco producono il 51% dell’energia totale sviluppata, per questo i giocatori che eseguono una flessione delle ginocchia e un’estensione del rachide lombare efficace riducono lo stress a livello degli arti superiori.
 
Epidemiologia
Gli arti inferiori sono le articolazioni più a rischio (dal 31% al 67%) seguiti dagli arti superiori (dal 20% al 49%) e dal rachide (dal 3% al 21%). Gli infortuni più comuni sono le lesioni muscolari, le problematiche infiammatorie e quelle distorsive.
 
Attrezzatura
Negli ultimi 30 anni le racchette da tennis sono passate da pesanti modelli in legno di 400 grammi a modelli in grafite più rigidi e leggeri di circa 250 grammi. Le dimensioni della testa della racchetta sono aumentate per permettere di colpire la pallina nel punto centrale del piatto corde e incrementare la velocità di esecuzione del colpo. Ogni volta che la racchetta impatta la pallina crea un momento di forze a carico dei muscoli estensori del polso che stabilizzano l’articolazione. L’aumento del braccio di leva ha incrementato lo stress ai muscoli dell’avambraccio. La maggior rigidità della racchetta e delle corde ha aumentato le vibrazioni a carico del braccio.
 
Superficie di gioco
Al contrario di molti sport, il tennis è giocato in diverse superfici. Esistono poche evidenze che correlano la tipologia di campo da gioco con il tipo e la frequenza degli infortuni. I muscoli sono sensibili alla rigidità della superficie di gioco e cambiarle frequentemente potrebbe favorire infortuni agli arti inferiori.
 
Infortuni alla spalla
I giocatori di tennis presentano spesso, dal lato dominante, un aumento della rotazione esterna e una diminuzione della rotazione interna della spalla. La rotazione interna durante il servizio e i colpi da fondo campo è molto importante (Elliott, 2006). Una riduzione patologica della rotazione interna è associata, nei giocatori di baseball, a impingement interno (Myers et al. 2006). L’impingement interno rappresenta un conflitto tra la superficie articolare posteriore del tendine del sovraspinoso e di quella anteriore del sottospinoso contro l’aspetto postero-superiore della glenoide e del cercine glenoideo. Nei giocatori di tennis questo fenomeno può verificarsi durante l’ultima fase di caricamento della battuta. I continui movimenti ripetuti possono portare a sviluppare patologie come lesioni del labbro superiore da anteriore a posteriore (SLAP) o della cuffia dei rotatori. I giocatori con impingement interno hanno dolore generalmente durante il servizio e lamentano dolore posteriore alla spalla a volte accompagnato da una sensazione d’instabilità. L’esame clinico deve comprendere test per la stabilità, l’impingement esterno e la forza dei muscoli della cuffia dei rotatori. Sono stati descritti molti test per la diagnosi di problematiche del labbro superiore ma questi presentano una scarsa sensibilità e specificità. Nel caso di positività dei test di O’Brien, Speed e il test di apprensione i valori della sensibilità e della specificità salgono rispettivamente a 75% e 90% per diagnosi di lesioni SLAP. Il test dinamico di lesione del labbro presenta una sensibilità del 72%, una specificità del 98% e una accuratezza dell’84% per le patologie del labbro. La risonanza magnetica è utile per la diagnosi di patologie associate all’impingemet interno. Il trattamento di prima scelta per l’impingement interno è conservativo, l’obiettivo è il recupero dell’articolarità (soprattutto della rotazione interna), della forza dei muscoli della cuffia dei rotatori e di quelli peri-scapolari. Se presente, è importante correggere la discinesia scapolare.
 
Infortuni al gomito
La tendinopatia laterale del gomito è comune nei giocatori amatoriali mentre quella mediale interessa prevalentemente giocatori di alto livello. I primi hanno una tendenza a colpire i colpi di rovescio con una posizione del polso più flessa mentre gli altri hanno un aumento dell’estensione poco prima dell’impatto con la palla. La minor esperienza porta a eseguire i colpi prevalentemente in contrazione eccentrica dei muscoli estensori del polso, causando traumi ripetuti. La localizzazione più comune dei problemi tendinei nella regione mediale è a carico del pronatore rotondo e del flessore radiale del carpo. La diagnosi è clinica ma la risonanza magnetica (MRI) può essere usata per conferma. Oltre al riposo, lo stretching, il rinforzo in contrazione eccentrica può essere utile aumentare la dimensione del manico della racchetta e una valutazione del gesto tecnico.
 
Infortuni al polso
La tendinopatia all’estensore ulnare del carpo è frequente in entrambi i lati, il polso si trova spesso in deviazione ulnare durante tutti i colpi. Il trattamento prevede riposo, FANS, l’eventuale uso di un tutore e l’infiltrazione di corticosteroidi.
 
Infortuni all’addome e all’inguine
Le lesioni muscolari all’addome sono molto frequenti per il ruolo fondamentale durante il servizio di questi muscoli. La diagnosi d’infortunio muscolare addominale nei giocatori di tennis è semplice, generalmente si ha un dolore acuto nella zona bassa degli addominali, di solito dalla parte opposta del braccio dominante. Il dolore aumenta giocando ed è molto forte durante il servizio. Il test provocativo più corretto da usare è fornire resistenza durante un sit-up, anche se questo può essere positivo in caso di ernia inguinale o debolezza del muro posteriore inguinale. L’ecografia e la MRI sono utilizzate per identificare il muscolo infortunato e determinare l’entità dell’infortunio. L’articolarità passiva dell’anca deve essere valutata per escludere patologie a carico di questa articolazione. Inoltre è importante valutare anche il rachide lombare per escludere problematiche al nervo femorale. Il trattamento richiede almeno una o due settimane di riposo dalle attività. Anche camminare può essere doloroso, per cui è necessario utilizzare le stampelle. L’uso di ghiaccio e FANS per via orale può aiutare a ridurre il dolore e l’infiammazione iniziale. Una volta che la fase acuta si è risolta è importante iniziare un programma graduale di stretching e rinforzo muscolare.
 
Lombalgia
Molti giocatori di tennis soffrono di lombalgia dovuta probabilmente, visti i grandi carichi in rotazione assiale, a microtraumi ripetuti piuttosto che un singolo grande evento traumatico. In una ricerca svolta su tennisti professionisti è emerso che il 38% non ha potuto disputare un torneo per dolore al rachide lombare mentre il 30% dichiara di soffrire di lombalgia cronica.
La lombalgia acuta frequentemente avviene in seguito ad un cambiamento della durata o dell’intensità di gioco o un cambiamento della tecnica di un colpo. Il dolore è localizzato al rachide lombare, senza sintomi radicolari, la flessione lombare è spesso limitata dallo spasmo dei muscoli paraspinali e degli hamstring.
Il colpo che stressa maggiormente il rachide lombare è il servizio. Le continue forze di rotazione alla colonna lombare, soprattutto quando associate all’estensione, incrementano il rischio di lesioni alla porzione anulare del disco. Per questo a scopo preventivo deve essere data particolare attenzione agli esercizi in rotazione a causa della presenza costante in tutti colpi del tennis di tale movimento.
 
Infortuni all’anca
L’articolazione dell’anca è sottoposta a forze fino a cinque volte il peso corporeo durante attività come la corsa, il salto e la torsione. Il colpo di diritto richiede una maggiore rotazione esterna dell’anca che può aumentare il rischio d’instabilità e impingement. La maggior parte delle problematiche a livello dell’anca sono di origine muscolare, tendinea o legamentosa. La gestione corretta deve prevedere riposo, ghiaccio e altre terapie tradizionali. Se il dolore non si risolve, dovrebbero essere considerate le problematiche intra-articolari che coinvolgono la cartilagine e il labbro. Per problematiche riguardanti il labbro i movimenti di torsione sono dolorosi ed è possibile che l’atleta avverta una sensazione di blocco a livello dell’anca. Spesso il dolore è male interpretato dal giocatore che lamenta una sensazione di un “inguine che tira” che non risponde in modo efficace ai trattamenti tradizionali.
 
Distorsione di caviglia
Nessuno studio ha dimostrato l’incidenza delle distorsioni di caviglia sui vari tipi di superficie, ma ogni superficie presenta fattori di rischio caratteristici. La stabilità della caviglia oltre alla configurazione ossea è data da strutture statiche come il legamento peroneo astragalico anteriore, peroneo calcaneare e peroneo astragalico posteriore. I tendini dei peronieri forniscono una stabilizzazione di tipo dinamico. Le distorsioni in inversione sono classificate dal I al III grado in base alla compromissione dei legamenti, della lassità e della compromissione funzionale. Il test del cassetto anteriore è utilizzato per valutare l’integrità del legamento peroneo astragalico anteriore. Il test di compressione peroneale può valutare il dolore e il crepitio nel margine posteriore del perone distale durante i movimenti forzati di eversione e dorsi flessione della caviglia. E’ importante riconoscere eventuali problematiche associate come l’impingement anteriore, l’instabilità sotto astragalica, patologie a carico dei tendini peroneali e lesioni osteocondrali. Le distorsioni di grado I e II sono gestite in maniera conservativa. Il grado I necessita di riposo, ghiaccio, elevazione e compressione mentre nel grado II può essere necessario un breve periodo di scarico e l’utilizzo di un tutore nei primi giorni. Il grado III prevede, dopo la fase acuta, un recupero della propriocezione, della lunghezza e della forza muscolare. Da sempre la gestione delle distorsioni di grado III è materia di confronto tra chi sostiene un approccio conservativo e chi uno non conservativo ma la letteratura a sostegno dell’intervento chirurgico è limitata.
 

Dines JS, Bedi A, Williams PN, Dodson CC, Ellenbecker TS, Altchek DW, Windler G, Dines DM. Tennis injuries: epidemiology, pathophysiology, and treatment. J Am Acad Orthop Surg. 2015 Mar;23(3):181-9.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25667400

 

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