Fisiologia e biomeccanica nei runner master

Ed Whitlock ha corso la maratona di Toronto in 2:59:10 a 72 anni. L’anno successivo in 2:54.49. A 85 anni ha corso una maratona in 3:56:33. Sebbene le prestazioni come quella di Whitlock siano rare, la partecipazione a competizioni di corsa da parte di atleti master (età uguale o superiore a 35 anni) è diventata più frequente. Alla maratona di New York, il numero di finishers con un’età superiore a 40 anni è aumentato del 170% tra il 1980 e il 2000.

Numero di finisher alla maratona di New York tra il 1980 e il 2000 con età compresa tra 40 e 79 anni (adattata da Lepers and Cattagni, 2012).

Negli anni è migliorato anche il tempo con cui i runner con più di 50 anni hanno concluso la maratona di New York; questi miglioramenti sono stati più evidenti nelle donne. Una tendenza simile è stata osservata anche nelle ultramaratone dove le prestazioni migliori sono state realizzate da runner con più di 40 anni. L’aumento della partecipazione in eventi di corsa di resistenza potrebbe essere la conseguenza di un numero maggiore di runner che continua a correre in età avanzata o del fatto che molti individui iniziano a correre in età avanzata.

La maggior parte degli atleti riscontra un’inevitabile riduzione della prestazione con il passare degli anni. I fattori legati allo stile di vita e alle scelte sociali (lavoro, famiglia, etc.), che determinano una riduzione del volume e dell’intensità degli allenamenti, possono svolgere un ruolo importante nell’amplificare il declino cardiovascolare. Inoltre, il normale processo di invecchiamento determina una riduzione della funzionalità cardiovascolare, dovuta in parte a una riduzione della frequenza cardiaca massima, dell’output cardiaco e della massima capacità aerobica (V02max). L’invecchiamento riduce anche la differenza di ossigeno arterovenosa, fattore periferico associato con la performance aerobica che determina la capacità del muscolo scheletrico di estrarre e consumare ossigeno dal sangue. Dato che queste componenti fisiologiche sono determinanti per la resistenza, non è sorprendente che l’invecchiamento determini una riduzione della prestazione. I miglioramenti in percentuale del V02max con l’allenamento sono simili tra i soggetti più o meno giovani, ma il V02max, se confrontato in soggetti allenati, è più basso nei master rispetto ai giovani atleti. Nei runner allenati, il V02max è più basso del 7% tra i 30 e i 70 anni e la riduzione della performance atletica inizia dopo i 35 anni. Interessante, la differenza di ossigeno arterovenosa non sembra essere differente tra i runner di 30 e 70 anni. Di conseguenza, la capacità aerobica negli atleti master è probabilmente più limitata da fattori centrali (V02max, massima frequenza cardiaca, output cardiaco, etc.) rispetto ai fattori cardiovascolari periferici. Con l’avanzare dell’età, il ritmo di corsa che in precedenza era ben tollerato richiede gradualmente uno sforzo maggiore.

Sebbene l’allenamento non possa prevenire completamente il naturale declino dell’invecchiamento delle funzioni cardiovascolari, mantenere un adeguati volume e intensità degli allenamenti di resistenza ha un effetto benefico nel rallentare questi cambiamenti. Ovviamente, i cambiamenti della funzionalità cardiovascolare contribuiscono solo in parte al declino della prestazione nei runner; anche i cambiamenti del sistema muscoloscheletrico influenzano la performance in questi atleti.

Oltre alla riduzione della velocità, i runner master presentano delle differenze nei parametri spaziotemporali della corsa, confrontati con gli atleti più giovani. I master hanno una cadenza maggiore (frequenza maggiore dei passi) del 4-6%; cadenza che aumenta ulteriormente con il passare degli anni. Come frequentemente osservato nei runner con una cadenza maggiore, i master hanno una maggiore flessione di ginocchio al contatto iniziale al suolo e una ridotta escursione di caviglia, ginocchio e anca, con una riduzione dell’oscillazione verticale del centro di massa, durante la fase di appoggio. Presentano inoltre una riduzione delle forze di reazione al suolo. Le qualità dell’unità muscolotendinea dei flessori plantari (massa muscolare, area trasversa, generazione di forza, etc.) si riducono con il passare degli anni. I muscoli flessori plantari sono i principali responsabili della propulsione e del supporto verticale durante la corsa. La potenza di questi muscoli si riduce fino al 48% dai 20 agli 80 anni e questo declino non è compensato da anca e ginocchio.

Cambiamenti legati all’invecchiamento nei runner master.

I runner master riferiscono un numero maggiore di infortuni in un anno rispetto agli atleti più giovani (49% vs 45%) e hanno una probabilità maggiore di subire infortuni multipli (30% vs 24%). A differenza degli atleti più giovani, i master hanno un rischio maggiore di subire infortuni agli hamstring, al gastrocnemio e al tendine di Achille. La tendinopatia achillea è l’infortunio associato alla corsa più frequentemente riferito dai runner master, probabilmente come conseguenza sia della riduzione di forza sia per l’eventuale assunzione di determinati farmaci, come le statine. L’artrosi è rara nei runner master: la corsa potrebbe avere quindi un effetto protettivo per lo sviluppo di fenomeni degenerativi a livello di anca e ginocchio.

Considerato che i principali cambiamenti biomeccanici e gli infortuni più frequenti interessano i flessori plantari, i programmi di prevenzione e di riabilitazione dovrebbero concentrarsi su un training per aumentare la capacità di carico del gastrocnemio e del tendine di Achille. Dato che gli adattamenti del tendine (sintesi del collagene e aumento della stiffness) ai programmi di carico si riducono con l’invecchiamento, i training di prevenzione e di riabilitazione per i runner master dovrebbero avere una durata di almeno 6 mesi e progredire lentamente per permettere al tendine di adattarsi.

Willy RW, Paquette MR. The Physiology and Biomechanics of the Master Runner. Sports Med Arthrosc Rev. 2019 Mar;27(1):15-21.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30601395

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