Gionata Prosperi – Fisioterapista

 

CCFT

 

Il dolore cervicale rappresenta un problema comune con conseguenti costi per la società. Circa tre quarti delle persone con dolore cervicale sperimenteranno almeno una recidiva entro i 5 anni. Una causa che contribuisce al dolore cervicale è rappresentata dal deficit nel controllo motorio cervicale, soprattutto a carico dei flessori profondi, responsabili dei microtraumi ripetuti a carico delle strutture cervicali interessate. Di conseguenza, il ripristino di una corretta funzione muscolare è considerata fondamentale da molti autori.
Una ridotta attività dei muscoli flessori cervicali profondi è evidenziata, di norma, quando alle persone viene chiesto di eseguire il test di flessione craniocervicale (CCFT). Questa ridotta attività di questi muscoli durante il test è concomitante a un maggiore attivazione dei muscoli più superficiali, quali lo sternocleidomastoideo ed i muscoli scaleni. Usato come esercizio, il CCFT porta un immediato effetto, sia in termini di dolore sia in termine di balance tra flessori cervicali profondi e superficiali.
Anche una mobilizzazione passiva potrebbe essere un’utile tecnica per favorire una migliore attivazione di questi muscoli profondi, soprattutto quando il dolore limita l’esecuzione del movimento. Tuttavia, l’uso di una mobilizzazione passiva, come quello di una manipolazione, pare determinare un miglioramento del dolore, ma solo nel breve termine. Di conseguenza, il suo effetto può essere migliorato combinando queste tecnica con esercizi mirati al reclutamento della muscolatura profonda cervicale, come raccomandato dalle linee guida internazionali per il trattamento del dolore nocicettivo e meccanico del collo.
Questo studio ha confrontato in soggetti con cervicalgia cronica idiopatica gli effetti immediati dell’esercizio di flessione craniocervicale assistita e attiva (gruppo di esercizio) rispetto a una mobilizzazione passiva del rachide cervicale superiore più flessione craniocervicale assistita (gruppo mobilizzazione) nel CCFT, nel ROM attivo, nella soglia del dolore alla pressione (PPT) e nel dolore durante il movimento.
Una significativa riduzione del dolore a riposo e del PPT è stata osservata immediatamente dopo entrambi gli interventi, anche se un cambiamento maggiore è stata osservato nel gruppo di esercizio. Nessun cambiamento nel ROM cervicale è stato osservato in entrambi i gruppi di intervento.
Una ridotta attività dello sternocleidomastoideo e dello scaleno anteriore è stata registrata durante il compito funzionale (CCFT), ma solo per i partecipanti al gruppo di esercizio attivo.
Sebbene entrambi gli interventi abbiano offerto un sollievo dal dolore, solo il gruppo di esercizio ha registrato un miglioramento sulla funzione motoria, sottolineando l’importanza di un trattamento attivo specifico per migliorare il controllo motorio del rachide cervicale nei soggetti con cervicalgia.
 

Lluch E, Schomacher J, Gizzi L, Petzke F, Seegar D, Falla D. Immediate effects of active cranio-cervical flexion exercise versus passive mobilisation of the upper cervical spine on pain and performance on the cranio-cervical flexion test. Man Ther. 2014 Feb;19(1):25-31.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23806488

 

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