Samuele Passigli – Fisioterapista, MSc, OMT

 

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Fino a 10 anni fa gli ortopedici assicuravano ai pazienti con una lesione del legamento crociato anteriore (LCA) un risultato eccellente nel 90-95% dei casi con la ricostruzione chirurgica e, purtroppo, questa informazione può ancora essere ascoltata in qualche ambulatorio. I recenti studi che hanno valutato il ritorno allo sport, il rischio di subire una lesione del neolegamento o una lesione del LCA controlaterale e la scelta del trapianto hanno mostrato come lo scenario immaginato sia in realtà meno roseo.
Nello studio prospettico di Walden et al. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27034129), dove sono stati seguiti 78 club professionisti di calcio per 4 anni, sono state riportate 140 lesioni complete del LCA. Prima di completare la riabilitazione, 5 pazienti hanno avuto una lesione del neolegamento e 4 pazienti una lesione del LCA controlaterale. A 3 anni, l’86% dei soggetti giocavano a calcio, ma solo il 65% aveva ripreso l’attività sportiva al livello precedente l’infortunio. Quindi, se un paziente ci chiede quale sarà la probabilità di ritornare allo sport al livello prelesionale, dovremmo rispondere 65% e non 95%.
La revisione con meta-analisi di Wiggins et al. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26772611) ha indagato il rischio di una recidiva e di una lesione del LCA in giovani atleti dopo la ricostruzione del LCA. Gli autori hanno mostrato un allarmante rischio del 7% di recidiva e dell’8% di lesione del LCA controlaterale. Questo rischio totale del 15% aumenta al 23% per gli atleti con meno di 25 anni. Nonostante lo studio di Wiggins presenti numerosi limiti, gli autori mostrano che i risultati nei giovani atleti possono non essere eccellenti nel 90-95% dei casi come storicamente promesso. Il 25% circa dei soggetti (un atleta su 4) avrà un nuovo infortunio importante dopo la ripresa delle attività sportive.
Il risultato dopo la ricostruzione del LCA non deve essere valutato solamente con la stabilità post-operatoria del ginocchio, ma anche con la capacità dell’atleta di riprendere l’attività sportiva al livello precedente. Considerare questi aspetti potrà permettere di migliorare il nostro lavoro nella prevenzione di un nuovo infortunio e nell’ottimizzazione del ritorno allo sport.
 
I programmi preventivi, basati sul training neuromuscolare, sono efficaci nella prevenzione delle lesioni del LCA e, di conseguenza, dovrebbero essere incorporati nella riabilitazione post-chirurgica per ridurre il rischio di un nuovo infortunio. Un altro aspetto molto importante è rappresentato dalla psicologia del ritorno allo sport (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25293342http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25157180).
 
Riportare i risultati di questi studi permetterà agli atleti di essere completamente informati sui rischi e sui benefici dell’intervento chirurgico, oltre che fornire una solida base per gli studi futuri sull’ottimizzazione dei risultati, compresa la prevenzione di un nuovo infortunio.
 

McCormack RG, Hutchinson MR. Time to be honest regarding outcomes of ACL reconstructions: should we be quoting 55-65% success rates for high-level athletes? Br J Sports Med. 2016 May 26.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27231334

 

3 commenti

  • Samuele Passigli Reply

    “Ma dottore, i calciatori di Serie A ritornano in campo entro 6 mesi!”. Secondo lo studio prospettico di Walden et al. (http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27034129), dove sono stati seguiti per 15 anni oltre 4400 calciatori professionisti di 16 nazioni, la ripresa degli allenamenti ha richiesto in media 6.6 mesi e la ripresa delle competizioni 7.4 mesi dopo la ricostruzione del LCA. La percentuale dei calciatori che riprende le competizioni a 6 mesi è stata solamente del 20%, ovvero 4 atleti su 5 riprendono le competizioni con tempi decisamente più lunghi.

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