Emanuele Tortoli – Fisioterapista, SPT

 

legamento crociato anteriore

 

L’intervento di ricostruzione del legamento crociato anteriore (LCA) richiede lunghi tempi di recupero, con un ritorno allo sport in genere a circa 6 mesi dopo l’intervento chirurgico. Il 67% dei soggetti ritorna al livello sportivo precedentemente praticato nei 12 mesi successivi dopo la chirurgia.
Il recupero muscolare è un importante outcome, in genere valutato con il test isocinetico e i test funzionali. L’arto sano (UL) è usato come riferimento e l’obiettivo della riabilitazione è di migliorare la simmetria tra i due arti.
Il test isocinetico è utile per quantificare il recupero muscolare del quadricipite e degli hamstring, ma non considera gli schemi di movimento utilizzati nelle attività sportive. Di contro, i test funzionali usano movimenti eseguiti in attività sportive, ma non consentono l’identificazione dei deficit specifici responsabili del calo della prestazione. I test funzionali usano movimenti funzionali monopodalici che coinvolgono l’anca, il ginocchio e la caviglia e permettono di identificare i deficit di performance dell’arto inferiore. Durante i salti verticali, ad esempio, alcuni autori hanno riportato una diminuzione dell’altezza del salto dell’arto operato (IL) dal 14% al 24% rispetto all’UL dopo 6 mesi la ricostruzione del LCA.
Lo scopo del presente studio è stato evidenziare le alterazioni osservate nell’IL durante l’esecuzione di un movimento dinamico dopo ricostruzione del LCA.
Sono stati reclutati 11 soggetti con ricostruzione del LCA operati da circa 7 mesi (6 soggetti con prelievo da tendine rotuleo, 5 soggetti con prelievo da tendine degli hamstring), valutati in grado di riprendere l’attività sportiva precedentemente praticata secondo i seguenti criteri: assenza di dolore durante le attività quotidiane o le sessioni di riabilitazione, nessun episodio di “giving way”, escursione articolare completa, aver completato tutto il percorso riabilitativo e trovarsi all’ultima fase del programma riabilitativo.
Ogni paziente ha eseguito 6 squat jump massimali, 3 con l’IL e 3 con l’UL. Questo test rappresenta un task simile ai movimenti effettuati durante le attività sportive. Sono stati posizionati dei marker a livello del V metatarso, del malleolo laterale, del condilo femorale laterale, del gran trocantere e dell’acromion. I pazienti eseguivano i salti sopra una piattaforma di forza. Sono stati analizzati i dati cinematici e cinetici della fase di spinta.
I risultati dello studio non hanno evidenziato differenze tra la tecniche chirurgiche utilizzate. L’altezza del salto è stata inferiore del 24% nell’IL rispetto all’UL, confermando i risultati di studi precedenti. E’ stata osservata una diminuzione dell’estensione del ginocchio nella fase di spinta che conseguentemente ha influito sull’articolazione della caviglia limitandone la flessione plantare, una riduzione del momento totale delle articolazioni dell’arto inferiore (anca, ginocchio, caviglia) e una ridotta potenza del salto, una ridotta potenza massima della caviglia con una velocità angolare minore nella flessione plantare.
Migliorare gli strumenti per valutare le variabili articolari e muscolari durante un movimento complesso potrebbe aiutare i team multidisciplinari a sviluppare protocolli riabilitativi con l’obiettivo di migliorare la funzionalità dell’arto inferiore.
 

de Fontenay BP, Argaud S, Blache Y, Monteil K. Motion alterations after anterior cruciate ligament reconstruction: comparison of the injured and uninjured lower limbs during a single-legged jump. J Athl Train. 2014 Jun;49(3):311-6.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/24840584

 

Lascia un commento

Contribuisci a creare una discussione su questo argomento