Il rischio di infortunio nella pratica sportiva su terreni in erba sintetica versus superfici in erba naturale: revisione della letteratura

Christian Lorenzini – Fisioterapista, SPT

artificial turf

I materiali sintetici (argilla e acrilico) vengono utilizzati come componenti dei terreni da gioco a partire dagli anni ’40; dagli anni ’60 negli Stati Uniti i terreni sintetici iniziano a sostituire quelli naturali in sport come il football americano e il baseball.
La “prima generazione” di erba artificiale aveva altezza molto bassa ed era composta da poliammide (PA), un materiale resistente all’usura. A partire dagli anni ’70 vengono sviluppati prodotti a base di polipropilene, meno resistente ma anche meno abrasivo della poliammide. Il materiale su cui viene installato questo tipo di erba ha una flessibilità tale da migliorare l’assorbimento degli impatti.
La “seconda generazione”, introdotta dagli anni ’80, ha fibre più lunghe e come materiale di riempimento viene usata la sabbia silicea, fattore che permette un migliore scivolamento della scarpa sul terreno. Questa è la fase in cui si inizia a dubitare della sicurezza di tale tipologia di superficie di gioco. Il rimbalzo della palla irregolare, affaticabilità maggiore, abrasività e frequenza di infortuni muscolo-scheletrici portano gli addetti ai lavori a ripensare la composizione dei materiali.
Negli anni ’90 si sviluppano superfici più sicure, che creano minori frizioni, maggiori assorbimenti degli impatti e minori abrasioni; questi terreni sono quelli di “terza generazione”, fatti da fibre singole, più lunghe delle precedenti e con l’aggiunta di gomma al materiale di riempimento siliceo.
Oggi viene proposto un nuovo tipo di terreno, di “quarta generazione”, con erba e materiale di intaso più morbidi, ancora in fase di perfezionamento.
Obiettivo di questo studio è verificare, attraverso i dati forniti dalla letteratura, se le superfici di gioco artificiali rappresentano un fattore di rischio maggiore per infortuni muscoloscheletrici rispetto ai terreni in erba naturale, in modo da orientare l’intervento di riabilitazione e prevenzione del fisioterapista.
Gli studi epidemiologici che analizzano gli infortuni sui terreni in erba sintetica e naturale sono pochi e non hanno risultati statisticamente significativi nella maggior parte dei casi. Gli sport e i tipi di infortuni analizzati sono molteplici e questo aspetto può generare degli errori nell’analisi statistica dalla la grande quantità di comparazioni che gli autori si trovano a dover fare. La mancanza di una definizione ed una classificazione universale di infortunio rende difficile confrontare i risultati dei vari studi presenti in letteratura; questo potrebbe essere un punto di partenza per future ricerche. Spesso gli articoli non riportano su quale “generazione” di superficie sintetica vengono svolti gli allenamenti e le partite, generando difficoltà nell’interpretazione dei risultati. I terreni sintetici di terza generazione sembrano aver sensibilmente ridotto il numero di infortuni muscolo-scheletrici, anche se qualche evidenza contraria si ha nel caso delle lesioni del legamento crociato anteriore, che hanno un’incidenza elevata sulle superfici artificiali.
Secondo la maggior parte degli studi i terreni sintetici di prima e seconda generazione sottopongono maggiormente ad infortunio rispetto a quelli in erba naturale. Molti autori hanno notato come il cambio di superficie di gioco, ad esempio nelle partite in trasferta, sia una fonte di infortunio perché l’atleta non ha capacità di rapido adattamento. Per quanto riguarda gli infortuni cronici e da sovraccarico, è difficile determinare se l’incidenza sia maggiore sui terreni sintetici o in erba naturale in quanto l’esordio non è acuto e spesso gli atleti non sospendono l’attività sportiva pur avendo la sintomatologia. I risultati dei vari studi non possono essere generalizzati in quanto molte sono le variabili che possono influenzarli, come ad esempio i fattori climatici, le attrezzature, i livelli di categoria presi in considerazione; quindi sono necessari studi che prendano in considerazione tutti gli aspetti legati agli infortuni. Anche se non ci sono risultati significativi gli autori sono concordi nel ritenere fondamentale un programma preventivo per le principali patologie come le distorsioni di caviglia, le lesioni muscolari, legamentose e per gli infortuni da sovraccarico per gli atleti che praticano attività sui terreni sintetici.
La mancanza di una definizione e di una classificazione universali rende difficile valutare gli infortuni in ambito sportivo. L’incidenza di infortuni muscolo-scheletrici dell’arto inferiore è maggiore sui terreni sintetici di prima e seconda generazione di quella su terreni in erba naturale, anche se i valori non sono statisticamente significativi. Le superfici di terza generazione hanno ridotto l’incidenza di infortuni da sovraccarico, ma non quella delle lesioni del legamento crociato anteriore. Non è possibile concludere con certezza quale delle due tipologie di terreno, sintetico o in erba naturale, predisponga maggiormente a rischio di infortunio perché le variabili sono molteplici e vanno indagate con più precisione. Gli autori sono concordi nel ritenere molto utile un programma di prevenzione degli infortuni più comuni quali le distorsioni, le lesioni legamentose, muscolari e da sovraccarico rivolto agli atleti che praticano attività su terreni sintetici.

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