infermieristica

Introduzione

L’ulcera da pressione è un’area localizzata di danno della cute e dei tessuti sottocutanei causata da forze di pressione, trazione, frizione, o da una combinazione di questi fattori, che si forma normalmente in corrispondenza di prominenze ossee e la cui gravità è classificata in stadi.
Molto frequenti nella popolazione ospite di strutture preposte alle cure sanitarie (ospedali, residenze sanitarie assistite e strutture per lungodegenti), così come tra le persone che ricevono cure a domicilio, le ulcere da pressione colpiscono individui di tutte le età comportando costi elevati sia in termini di sofferenza umana sia di impiego di risorse.
Con l’invecchiamento della popolazione e il cambiamento nei modelli di malattia, questo problema è destinato a crescere a meno che non si adottino contro misure adeguate.
Lo scopo di queste linee guida è quello di determ i n a re come le ulcere da pressione possano essere prevenute, diagnosticate, trattate e gestite clinicamente nel modo più efficace e appropriato.
I consigli di queste linee guida sono rivolti al personale clinico che assiste persone a rischio o portatrici di ulcere da pressione. Il personale clinico comprende: medici di medicina generale, internisti, geriatri, pediatri, chirurghi, infermieri, fisioterapisti, dietisti, operanti in ambienti sanitari medico – chirurgici, in reparti di terapia intensiva, in centri di riabilitazione, in istituti geriatrici (RSA, reparti di lungodegenza), in ambienti di cura a domicilio e altri.
Le raccomandazioni possono rilevarsi utili per gli assistiti e i loro familiari, i direttori sanitari, gli analisti di politica sanitaria e altri.
Gli interventi considerati sono relativi alla prevenzione e al trattamento. Sono stati presi in esame i trattamenti basati su prove di efficacia, quali la riduzione della pressione e le strategie per mantenere la tolleranza del tessuto sano (dove per tolleranza si intende: la capacità della cute e delle sue strutture di supporto di sopport a re gli effetti della pressione senza conseguenze nefaste).
La classificazione delle ulcere da pressione adottata in queste linee guida è conforme alle indicazioni fornite dal EPUAP (European Pressure Ulcer Advisory Panel), tratte a loro volta dal National Pressure Ulcer Advisory Panel (NPUAP, Consensus Conference 1989).
GRADO I: iperemia della cute intatta che non scompare alla digitopressione; rappresenta il segnale che preannuncia l’ulcerazione cutanea
GRADO II: ferita a spessore parziale che interessa l’epidermide, il derma o entrambi; la lesione è superficiale e si presenta clinicamente sotto forma di abrasione, vescica o leggera cavità
GRADO III: ferita a tutto spessore che comporta il danneggiamento o la necrosi del tessuto sottocutaneo ed è in grado di estendersi in profondità fino alla fascia sottostante senza però oltrepassarla; la lesione si presenta clinicamente sotto forma di profonda cavità associata o meno a tessuto adiacente sottominato
GRADO IV: ferita a tutto spessore con distruzione estesa, necrosi del tessuto o danneggiamento del muscolo, osso o strutture di supporto (tendine, capsula articolare); la presenza di tessuto sottominato e di tratti cavi può essere associata a ulcere da pressione di Grado IV, l’escara nera deve essere considerata come un grado IV.

Epidemiologia

Sia l’incidenza sia la prevalenza delle ulcere da pressione sono difficili da determinare a causa delle barriere metodologiche che impediscono di formulare generalizzazioni dai dati disponibili.
In Italia i dati disponibili sono quelli preliminari di uno studio nazionale di prevalenza. Sono state studiate 13.081 persone ricoverate in 24 strutture ospedaliere, delle quali 1.435 hanno manifestato 2.533 ulcere da pressione con un tasso di prevalenza pari al 10,97%. Nel 90,6% dei casi non è stata adottata alcuna misura preventiva e solo nello 0,04% dei casi è stata effettuata una prevenzione completa, questo a testimonianza della gravità del problema e della scarsa applicazione di misure preventive.
Un altro studio effettuato su 20 ospedali (nei reparti di neurologia, geriatria, chirurgia, ortopedia, medicina, neurochirurgia, rianimazione e urologia) per un totale di 12.048 utenti mostrava una prevalenza dell’8,6% e le prevalenze maggiori si sono registrate nelle rianimazioni (26,6%), neurochirurgie (13%) e geriatrie (11%).
Altri studi condotti dall’associazione AISLeC riportano su 2.584 utenti osservati una prevalenza del 13,2% e un secondo studio effettuato su 5.554 utenti una prevalenza del 12,9%.
I contributi maggiori in ambito epidemiologico sulle ulcere da pressione ci vengono forniti da studi americani ed europei. Le indagini condotte negli ospedali mostrano valori di prevalenza abbastanza omogenei (8%-22% circa).
Vi sono, tuttavia, studi nei quali la variazione dell’incidenza è sostanziale (17%-29%).
Sottopopolazioni particolari (soggetti tetraplegici, anziani allettati, ricoverati nelle terapie intensive), possono cor rere un rischio maggiore di formazione di ulcere da pressione con prevalenze molto alte (33%-66%).
Tra iricoverati in residenze per lungodegenti o residenze sanitarie assistite, la prevalenza varia dal 2,4% al 23%, mentre la prevalenza delle ulcere da pressione tra i soggetti curati a domicilio varia dall’8,7% al 20%. In pediatria, infine, per le ulcere da pressione sono riportate un’incidenza e una prevalenza del 4%, con un’incidenza che aumenta al 17-25% quando venga considerata la popolazione ricoverata nelle terapie intensive.

Metodologia per lo sviluppo delle linee guida

Nate allo scopo di offrire raccomandazioni in merito alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al trattamento delle ulcere da pressione negli adulti, queste linee guida di pratica clinica riflettono lo stato delle conoscenze attuali (così come sono rese note nella letteratura sanitaria) sull’efficacia e sull’appropriatezza delle procedure e delle pratiche realizzate.
Obiettivo fondamentale delle linee guida è, infatti, assicurare il massimo grado di appropriatezza degli interventi, riducendo al minimo quella parte di variabilità che nelle decisioni cliniche è legata alla carenza di conoscenze e alla soggettività dei criteri di scelta delle strategie assistenziali. Per questo motivo è importante che siano elaborate secondo criteri di multidisciplinarietà e di pratica utilità, che si basino sul miglior giudizio di un comitato di esperti e che esplicitino la scelta strategica per identificare i livelli di prova e la forza delle raccomandazioni.
Tra i risultati attesi, i principali sono il miglioramento della pratica clinica e la scelta della massima efficacia come criterio di erogazione delle prestazioni. Altri ricadute possibili riguardano:
– l’utenza, che ha la possibilità di essere maggiormente informata e consapevole dei principi scientifici che giustificano i trattamenti ricevuti
– le aziende sanitarie, per la possibilità di definire e ottimizzare i propri processi produttivi e i propri investimenti
– i diversi livelli istituzionali (Stato, Regione, Azienda), per la possibilità di ridurre le disuguaglianze nell’allocazione dei servizi (anche attraverso i processi di programmazione) e di facilitare il controllo di qualità delle prestazioni
– i professionisti, che oltre a migliorare il rapporto con l’utenza, possono essere maggiormente tutelati rispetto ai rischi medico-legali e trovare, nelle linee guida, uno strumento di educazione permanente.
Le fonti da cui sono state elaborate queste raccomandazioni comprendono le linee guida già pubblicate in altri paesi (America: AHCPR – Agency for Health Care Policy and Research – sito internet:
www.ahcpr.gov, National Guideline Clearinghouse: RNAO – Registred Nursing Association of Ontario; Belgio: www.health.fgov.be; Inghilterra: NICE www.nice.org.uk), nonché quelle consigliate dalla EPUAP (European Pressure Ulcer Advisory Panel) www.epuap.org, dalla AISLEC (Associazione Infermieristica per lo Studio delle Lesioni Cutanee) www.aislec.it, e le revisioni sistematiche della Cochrane Collaboration (www.cochrane.org).
È stata consultata, inoltre, tutta la documentazione specifica disponibile in data maggio 2005 nel Cochrane Database of Sistematic Review e in Clinical Evidence, i documenti reperibili nella letteratura indicizzata in MEDLINE e CINAHL; i dati emersi da ricerche italiane e/o internazionali direttamente disponibili agli esperti che hanno partecipato alla stesura delle linee guida. Sono state inoltre accolte opinioni documentate, anche se non sostenute da evidenze specificatamente raccolte, su argomenti ancora in sviluppo e le opinioni degli esperti.

Data di pubblicazione: ottobre 2005
Data di aggiornamento: 2008

[download#44#image]

Lascia un commento

Contribuisci a creare una discussione su questo argomento