Chiara Arbasetti, Fisioterapista
Master Universitario in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici

INTRODUZIONE: la sindrome retto-adduttoria è una patologia molto diffusa negli sportivi, in particolare nei calciatori, giocatori di hockey, football o rugby. Difficoltà primaria è quella di effettuare una corretta diagnosi differenziale poiché svariate patologie inguinali presentano segni e sintomi simili tra loro. Individuare i molteplici fattori eziologici di tale disfunzione può aiutare ad impostare una corretta gestione. Scopo della tesi è quello di valutare l’efficacia del trattamento manuale della sindrome retto-adduttoria.
MATERIALI E METODI: la ricerca è stata effettuata su MEDLINE e PEDro. Sono stati esclusi articoli non in lingua inglese ed antecedenti al 1998. La selezione è stata fatta attraverso la lettura di titolo ed abstract e del full text. Gli articoli inclusi nella revisione sono dodici.
RISULTATI: nei dodici articoli sono inclusi cinque RCT, tre case series, due revisioni della letteratura, uno studio pilota ed uno studio qualitativo. Due RCT affrontano la prevenzione della sindrome retto-adduttoria attraverso esercizi attivi effettuati senza supervisione: non ci sono differenze statisticamente rilevanti tra il gruppo che ha effettuato il protocollo di prevenzione e quello che non l’ha eseguito, inoltre si è verificato un alto tasso di abbandono in entrambi gli studi. Gli altri articoli riguardano il trattamento vero e proprio. Il RCT di Holmich (1999) mostra che il 79% degli atleti sottoposti ad esercizi attivi (vs 14% nel trattamento passivo convenzionale) è tornato allo stesso livello di attività pre-lesionale, effetto mantenuto nel 50% degli atleti al follow-up dopo 8-12 anni (Holmich, 2011). Risultati simili per l’esercizio attivo sono stati osservati negli studi di Verrall (2007) e Weir (2010). La revisione di Machotka (2009) conferma l’utilità del lavoro attivo. Il case series di Weir del 2009 evidenzia una riduzione del dolore nel breve termine attraverso tecniche manuali passive, il RCT di Weir (2011) mostra con le stesse modalità di trattamento un rientro più rapido allo sport (12.8 sett. vs 17.3 sett. del gruppo di controllo) ma senza effetti significativi sul dolore rispetto al trattamento attivo, né effetti dimostrati a lungo termine.
DISCUSSIONE E CONCLUSIONE: il trattamento attivo, ed in particolare il rinforzo dei muscoli addominali, adduttori ed in qualche caso degli abduttori (Holmich 1999, Weir 2011) sembra essere efficace nel permettere la ripresa dello sport nell’arco di una media di 18 settimane. Il trattamento passivo sembra avere effetti prevalentemente sul dolore, con un’azione nel breve termine. La prevenzione di tale disturbo, secondo gli studi effettuati, non si dimostra efficace, ma è concomitante anche una scarsa adesione degli atleti al protocollo di profilassi. Ulteriori studi sono necessari per approfondire sia le modalità di prevenzione che quelle di trattamento in maniera da ottenere indicazioni più precise circa le strategie migliori di rinforzo, i gruppi muscolari su cui focalizzare l’interesse (includere gli abduttori o meno), e verificare meglio l’utilità o l’inefficacia delle tecniche passive.

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