Giovanna Zin, Fisioterapista – OMT

1Abstract
Background: Le fratture dell’estremo prossimale dell’omero sono relativamente frequenti, rappresentando approssimativamente il 4-5% di tutte le fratture; l’incidenza annua è di 6,6 nuovi casi ogni 1000 persone, ma è probabile che questo dato tenderà ad aumentare con il progressivo invecchiamento della popolazione mondiale. Sono frequenti nei soggetti giovani, ma hanno una maggiore prevalenza nella popolazione anziana; la maggior incidenza di queste fratture si osserva in soggetti osteoporotici, a seguito di traumi a bassa energia (meccanismo indiretto per cadute accidentali). La riduzione della rima di frattura può essere fatta chirurgicamente (chiodi endomidollari, placche e viti, endoprotesi di spalla) o, in caso di frattura composta, si può immobilizzare l’arto superiore con un bendaggio tipo Desault. Quest’ultima soluzione, prevedendo un periodo di immobilizzazione, può comportare la formazione di contratture muscolari antalgiche, rigidità dei tessuti molli, rigidità delle articolazioni vicine, fino allo sviluppo di complicanze come capsuliti adesive o frozen shoulder. Ci si chiede quindi come possa agire il fisioterapista per risolvere efficacemente i postumi di un’immobilizzazione protratta in seguito a frattura della testa dell’omero, onde evitare sequele che possano inficiare il percorso riabilitativo.

Obiettivi: Con questa revisione della letteratura ci si propone di verificare quale sia lo stato dell’arte, e come si collochi la Terapia Manuale rispetto ad altri trattamenti più tradizionali nel panorama riabilitativo odierno.

Materiali e metodi: E’ stata svolta una ricerca bibliografica sensibile da settembre 2010 ad aprile 2011 presso le banche dati PEDro, Pubmed, MEDLINE, Cochrane utilizzando le parole chiave “fractures”, “humerus”, “upper third”, “proximal”, “conservative”, “treatment”, “rehabilitation”, “complications”, “manual therapy”, “shoulder”, “stiffness”, “tightness”, “dyskinesia”, “frozen shoulder”, “adhesive capsulitis”, “myofascial adherence”, “guidelines”, “spine”, “cervico-thotacic” combinate con gli opportuni operatori booleani AND –-OR – NOT. Sono stati adoperati limiti temporali (1995-2011); di lingua (inglese); di genere (umani) e la disponibilità del full text.

Risultati: Sono stati selezionati 15 studi per pertinenza agli argomenti di interesse: 1 revisione verifica quali siano gli approcci più utilizzati nelle fratture del terzo prossimale dell’omero e quali diano gli outcomes migliori, 4 studi affrontano la correlazione esistente fra rigidità di spalla e tessuti molli, 1 studio tratta gli impairment secondari a livello del rachide cervico toracico, 9 studi propongono soluzioni in seguito allo sviluppo di complicazioni, 1 studio compara gli outcomes raggiunti al termine dell’iter riabilitativo alla sensazione di disabilità percepita dal paziente.

Conclusioni: Un approccio multimodale sembra il più indicato. Il trattamento dei tessuti molli va affrontato sia sul versante muscolare che articolare: alla risoluzione di trigger points e dei tender points va associato il trattamento dell’articolazione gleno-omerale tramite manovre di mobilizzazione e traslazioni di intensità crescente. E’ necessario trattare anche le articolazioni limitrofe: gomito e colonna cervico-toracica sono spesso influenzati dalla rigidità della spalla. I milgiori outcomes nel trattamento delle complicazioni come capsuliti adesive e frozen shoulder si hanno con la terapia manuale: in questo ambito si trovano le maggiori evidenze scientifiche attualmente reperibili in letteratura. Le terapie fisiche vengono sconsigliate, invece si ritiene che gli impacchi caldo-umidi possano dare qualche beneficio nelle contratture muscolari antalgiche.

[download#101#image]

Lascia un commento

Contribuisci a creare una discussione su questo argomento