Alessio Melani, Fisioterapista

Il low back pain (LBP) è il disturbo osteoarticolare più frequente, rappresentando, dopo il raffreddore, la più comune affezione dell’uomo, interessa uomini e donne in egual misura. Quasi l’80% della popolazione, nel corso della vita è destinato a presentare una lombalgia (prevalenza) con picco compreso fra i 30 ed i 50 anni. La prevalenza annuale riguardo gli adulti in età lavorativa è del 50% di cui il 15% ? 20% ricorre a cure sanitarie. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha incluso la lombalgia come priorità nella Bone and Joint Decade 2000?2010. In un suo articolo pubblicato su Spine già nel 1996 Waddel ha individuato nella comune lombalgia un’epidemia del ventesimo secolo, e fra i primi (1987) ha cercato di guardare oltre la pura “dimensione dolore”, applicando un modello più complesso, ma più vicino alla realtà, delineando i fattori che interagiscono tra loro nel determinismo del dolore e della disabilità: il modello biopsicosociale.
Secondo questa concezione, il dolore lombare origina da stimoli nocicettivi vertebrali, ma esprimendosi, integra aspetti fisici con manifestazioni psico?comportamentali e perdita funzionale, divenendo modello di patologia umana e non solo di sintomatologia algica.
Lombalgia e disabilità non dipendono, dunque, da fattori puramente fisici o puramente psicologici, ma piuttosto da una complessa interazione degli stessi nel corso del tempo. Fattori psicologici possono influenzare i processi fisici, ad esempio, mediante aumentata tensione muscolare o particolare timore nell’esecuzione di un movimento. Alterazioni comportamentali possono coinvolgere l’esecuzione di attività lavorative così come le stesse attività possono assumere riflessi negativi in termini comportamentali. Iniziando spesso come normale conseguenza del dolore, questi quadri possono condizionare nel tempo il soggetto, inducendo modificazioni fisiche come disturbi posturali, della deambulazione e del movimento.
Persistendo il più delle volte ad un livello inconscio ed indipendente dalla reale sintomatologia dolorosa, alterati processi psico?fisiologici e psico?comportamentali spingono il soggetto ad un decondizionamento fisico e psicologico, al centro di un circolo vizioso che accresce erronee convinzioni sul dolore, sui rischi occupazionali e su fallibili strategie terapeutiche. Il modello biopsicosociale non segue fasi consequenziali e predeterminate: la percezione dolorosa può sia precedere che seguire il problema fisico, così come la personalità del soggetto ed il suo preesistente stato psicologico possono concorrere a modificare l’intero processo. Dolore e disabilità non sono una condizione statica, ma costituiscono un processo che si evolve dinamicamente nel tempo: molte delle modificazioni psicologiche e comportamentali riscontrabili nella sindrome lombare appaiono precocemente, sviluppandosi già dopo pochi giorni dall’insorgenza del dolore. Sebbene sintomatologicamente ed obiettivamente simili agli altri soggetti, si riscontra che chi, spinto da esperienze personali, dal catastrofismo, dalla depressione e dal contesto sociale, rimanda il precoce ritorno lavorativo nel vano tentativo di limitare la percezione dolorosa, è maggiormente esposto a cronicizzazione, in contrasto con chi cerca da subito una precoce ripresa lavorativa, riuscendo così a condizionare positivamente gli esiti a breve e a lungo termine. La disabilità secondaria ed il decondizionamento si esplicano, dunque, attraverso più componenti: dolore cronico (nella sua complessità cognitiva e neurofisiologica), disfunzione fisica, aspetti psico?comportamentali, aspetti sociali e socioambientali.
Le algie vertebrali di origine lombare diventano croniche nel 10? 40% dei casi: questi pazienti contano per l’80% circa dei costi complessivi sostenuti per la patologia. È su questo aspetto e sulla prevenzione della cronicità che si devono quindi concentrare gli sforzi terapeutico?riabilitativi maggiori (O’Sullivan 2005).
Riferendosi al modello biopsicosociale (Waddell 1998) questo lavoro, pur prendendo in considerazione una casistica statisticamente poco significativa, vuole essere uno studio che ha come obiettivo quello di dimostrare l’efficacia di un approccio meccanico?propriocettivo ed educativo nella risoluzione delle algie lombari e nella prevenzione delle cronicizzazioni.

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