Giulio Pennacchiotti – Fisioterapista

tuck jumpA seguito di una rottura del legamento crociato anteriore (ACL), ad oggi il classico modello di cura risulta essere la ricostruzione chirurgica. Nonostante la maggior parte degli interventi di ricostruzione ripristinano la stabilità meccanica del ginocchio, gli outcome post-chirurgici rimangono vari, infatti è stato rilevato statisticamente che 1 giovane su 5 va incontro ad un secondo infortunio al ginocchio. I dati estrapolati da numerosi studi, indicano ovviamente che la probabilità statistica di una seconda rottura dell’ACL è nettamente maggiore rispetto al primo infortunio. Il livello di rischio dell’infortunio è stato messo anche in relazione al sesso (Leys et al. 2012, Shelbourne et al. 2009), constatando che la rottura del neo-legamento è più frequente negli atleti maschi, mentre infortuni del ACL controlaterale è più riscontrato nel sesso femminile. Anche l’età sembra essere un fattore correlato alle recidive, infatti le giovani atlete rischiano più delle atlete mature un secondo infortunio del ACL e in linea generale le donne che si sono sottoposte ad intervento di ricostruzione fanno più fatica a tornare all’attività sportiva rispetto agli uomini. È quindi fondamentale identificare precocemente eventuali impairment e disfunzioni post-chirurgiche per evitare eventuali infortuni futuri.
Diversi elementi sono stati identificati come importanti ai fini di un buon recupero post-operatorio ed è comune considerare la forza del quadricipite fondamentale per la funzionalità del ginocchio operato. Ma il reintegro degli atleti nei loro sport di appartenenza deve essere successivo alla buona riuscita di alcuni test di stabilità e funzionalità. Dovrebbero servire più correttamente a questo scopo dei test dinamici sul singolo arto piuttosto che a doppio appoggio, in modo che eventuali pattern asimmetrici si manifestino più chiaramente. Il corretto controllo neuromuscolare può minimizzare il rischio di infortunio negli atleti operati, la coattivazione e coordinazione dei flessori e del quadricipite possono giocare un ruolo importante nel ridurre le tensioni a carico del ACL. Un deficit di forza dei muscoli flessori di ginocchio è di comune riscontro negli atleti con innesto prelevato dal gracile e semitendinoso, e può influenzare le fasi di appoggio in tutti quei casi dove il single-leg hop test viene effettuato con difficoltà. Un rapporto di forza squilibrato tra flessori ed estensori di ginocchio è inoltre stato etichettato come fattore predisponente la lesione del ACL in giovani atleti, sebbene non sia del tutto chiarito se il persistere di questo squilibrio nel periodo post-operatorio influenzi la funzionalità del ginocchio (Keays et al. 2003). Gli esercizi di atterraggio progressivi sul singolo arto, sia frontali sia laterali, possono dare informazioni utili sui deficit e servire contemporaneamente come strumento di training per restituire agli atleti la giusta simmetria e performance atletica. Un buon esercizio da proporre nel training neuromuscolare è il “tuck jump”, un esercizio dinamico di salto che permette di valutare la presenza di asimmetrie in tutti e 3 i piani dello spazio durante il movimento. Infatti, la presenza di disordini del movimento a carico del ginocchio in più piani dello spazio sembrano essere predittivi per il rischio di un secondo infortunio, soprattutto se rilevati nella fase di appoggio o atterraggio da un salto (Paterno et al. 2010). Lo sviluppo di queste anormalità biomeccaniche sembrano non essere dipendenti dal fattore tempo e a conferma di ciò diversi studi ne hanno analizzato la presenza anche a distanza di diversi mesi dall’operazione. L’obiettivo primario nella cura dei pazienti dopo ricostruzione del ACL dovrebbe essere quello di ristabilire la corretta simmetria funzionale durante il periodo critico, dove la maggior parte dei programmi riabilitativi volgono al termine, ma persistono diversi deficit neuromuscolari.
In conclusione gli autori affermano che, per ottimizzare gli outcome post-chirurgici e minimizzare i rischi di un secondo infortunio, un approccio riabilitativo basato sulle evidenze scientifiche è d’obbligo, come lo è un programma di allenamento sport-specifico in grado di migliorare le performance neuromuscolari di entrambi gli arti dei soggetti in procinto di intraprendere nuovamente attività ad alto rischio d’infortunio.

Hewett TE, Di Stasi SL, Myer GD. Current concepts for injury prevention in athletes after anterior cruciate ligament reconstruction. Am J Sports Med. 2013 Jan;41(1):216-24.
Free PMC Articlehttp://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3592333/

Abstract
Ligament reconstruction is the current standard of care for active patients with an anterior cruciate ligament (ACL) rupture. Although the majority of ACL reconstruction (ACLR) surgeries successfully restore the mechanical stability of the injured knee, postsurgical outcomes remain widely varied. Less than half of athletes who undergo ACLR return to sport within the first year after surgery, and it is estimated that approximately 1 in 4 to 1 in 5 young, active athletes who undergo ACLR will go on to a second knee injury. The outcomes after a second knee injury and surgery are significantly less favorable than outcomes after primary injuries. As advances in graft reconstruction and fixation techniques have improved to consistently restore passive joint stability to the preinjury level, successful return to sport after ACLR appears to be predicated on numerous postsurgical factors. Importantly, a secondary ACL injury is most strongly related to modifiable postsurgical risk factors. Biomechanical abnormalities and movement asymmetries, which are more prevalent in this cohort than previously hypothesized, can persist despite high levels of functional performance, and also represent biomechanical and neuromuscular control deficits and imbalances that are strongly associated with secondary injury incidence. Decreased neuromuscular control and high-risk movement biomechanics, which appear to be heavily influenced by abnormal trunk and lower extremity movement patterns, not only predict first knee injury risk but also reinjury risk. These seminal findings indicate that abnormal movement biomechanics and neuromuscular control profiles are likely both residual to, and exacerbated by, the initial injury. Evidence-based medicine (EBM) strategies should be used to develop effective, efficacious interventions targeted to these impairments to optimize the safe return to high-risk activity. In this Current Concepts article, the authors present the latest evidence related to risk factors associated with ligament failure or a secondary (contralateral) injury in athletes who return to sport after ACLR. From these data, they propose an EBM paradigm shift in postoperative rehabilitation and return-to-sport training after ACLR that is focused on the resolution of neuromuscular deficits that commonly persist after surgical reconstruction and standard rehabilitation of athletes.

1 commento

  • Samuele Passigli Reply

    Interessante articolo in relazione all’argomento trattato:
    White K, Di Stasi SL, Smith AH, Snyder-Mackler L. Anterior cruciate ligament- specialized post-operative return-to-sports (ACL-SPORTS) training: a randomized control trial. BMC Musculoskelet Disord. 2013 Mar 23;14:108.
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23522373

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