Fabrizio De Lazzari, Fisioterapista
Master Universitario in Riabilitazione dei Disordini Muscoloscheletrici

Il dolore vertebrale cronico sappiamo essere il maggiore problema di salute a carico dell’apparato muscolo-scheletrico che colpisce i soggetti nella moderna società, oltre che ad incidere sui costi di assistenza sanitaria nei paesi industrializzati, ed è incluso nei 5 più importanti subgruppi descritti nel “Bone and Joint Decade Report” che risultano essere: dolore cervicale, dolore lombare e lombopelvico, disordini articolari, osteoporosi, traumi e malattie reumatiche” (Bone and Joint Decade Report 2005).
Questo aspetto ci indica quanto sarà importante, ancor di più di quanto non lo sia stato in passato, conoscere quali siano i migliori e più appropriati approcci disponibili nel campo della fisioterapia e della riabilitazione.
Soprattutto per quanto riguarda i pazienti affetti da dolore cronico e aspecifico, circa l’80% di quanti sofferenti al distretto cervicale, lombare e lombo-pelvico presentano delle condizioni complesse e multifattoriali, che coinvolgono fattori somatici e psico-sociali oltre alla componente neuro-muscoloscheletrica (Laerum E. 2006).
Scopo di questa revisione è quello di analizzare l’efficacia degli esercizi di stabilizzazione utilizzando il metodo S.E.T. a confronto con altre metodiche.
Il metodo S.E.T. (Sling Exercise Therapy) è stato sviluppato a partire dal 1990 da medici e fisioterapisti norvegesi (modificatosi a partire dal 2004 in NEURAC “Neuromuscular Activaction”) e consiste in uno strumento assicurato al soffitto al quale sono fissate delle funi che permettono di eseguire esercizi con sospensione parziale o completa del corpo o parti di esso (Kirkesola G. 2000). Per mezzo di questa strumentazione è possibile un trattamento con esercizio attivo ad alti livelli di stimolazione neuromuscolare con l’obiettivo di ristabilire il normale pattern di movimento funzionale, soprattutto per quanto concerne i disordini muscolo-scheletrici cronici caratterizzati da dolore e/o inattività (Kirkesola G. 2009) ed è contraddistinta dai seguenti elementi chiave:
– esercizi in catena cinetica chiusa utilizzando il peso del corpo come elemento di dosaggio del carico;
– graduale incremento della resistenza;
– il trattamento non deve provocare od incrementare il dolore.
Abstract
Scopo: è stata fatta una revisione della letteratura prendendo in considerazione studi RCT e articoli originali presentati in letteratura per verificare l’efficacia di esercizi terapeutici di stabilizzazione utilizzando la metodica SET (Sling Exercise Therapy) su pazienti affetti da dolore vertebrale e lombopelvico cronico (neck pain, low-back pain, pelvic girdle pain).
Metodi: la ricerca è stata eseguita utilizzando le banche dati elettroniche MEDLINE e PEdro, verificando i criteri di inclusione ed esclusione e la qualità metodologica definendo il livello di qualità mediante la PEdro Scale.
Criteri di inclusione ed esclusione: sono stati selezionati articoli a partire dal 1990 e in lingua inglese, studi RCT e articoli originali relativi a disturbi a carico della colonna vertebrale e del cingolo pelvico.
Risultati: 9 studi sono stati selezionati ed inclusi nella revisione: 1 per il trattamento del dolore cervicale, 4 per il trattamento del dolore lombare, 4 per il trattamento del dolore lombopelvico. 8 articoli su 9 sono RCT con la seguente classificazione PEdro Scale: 2 studi 5/10, 3 studi 6/10, 3 studi 7/10. Non sono emersi dati significativi circa l’utilizzo del metodo SET per quanto riguarda il tratto cervicale; moderata evidenza per quanto concerne il tratto lombare; risultati positivi invece (forte evidenza) per quanto concerne l’approccio con tale metodo riguardo al dolore lombo-pelvico.
Conclusioni: pur contrastanti fra di loro, l’analisi degli studi ha fatto emergere come l’utilizzo delle sospensioni possa essere considerato un valido elemento nel trattamento delle patologie croniche vertebrale, soprattutto quando inserito in un protocollo individualizzato e controllato nella sua progressione.

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