Abstract
Il processo disabilitante dopo ictus è causa di sedentarietà e di nuove menomazioni (ad esempio atrofia muscolare, riduzione dell’escursione articolare, lesioni della cute, decondizionamento cardiovascolare, alterazioni del metabolismo energetico, riduzione della massa ossea, alterazione dell’equilibrio e della capacità locomotoria) che aggravano la perdita delle capacità funzionali causando nuove disabilità e ulteriore riduzione della partecipazione sociale e aumentano il rischio di non autosufficienza e di mortalità cardiovascolare e non cardiovascolare.
Non dovrebbe sorprendere quindi se numerose linee di ricerca hanno evidenziato il ruolo significativo dell’attività fisica nel miglioramento della funzione locomotoria, della disabilità, della partecipazione sociale e della sindrome da resistenza all’insulina in soggetti con disabilità croniche da esito di ictus.
Da qui “nasce” l’idea di istituire nuovi percorsi riabilitativi per le sindromi con disturbi algofunzionale caratterizzate da un andamento cronico e da un bisogno di adattamento del proprio stile di vita con la formazione di gruppi di attività fisica adattata; in questo contesto viene proposta un’attività fisica regolare da svolgere in palestra con batterie di esercizi specifici per patologia. In questo studio si ipotizza che un programma di attività fisica adattata a carattere continuativo, della durata di sei mesi, in pazienti con esiti di ictus cerebrale, prevenendo la sedentarietà, possa interrompere il circolo vizioso prevenendo la comparsa di nuove menomazioni e conseguentemente la comparsa di nuove limitazioni funzionali e disabilità.
Obbiettivi dello studio:
1. l’obbiettivo primario è dunque quello di valutare l’effetto di un programma di attività fisica sulle limitazioni funzionali locomotorie attraverso la lettura di indicatori di performance (6 Minutes Walking Test, scala analogico visiva (VAS), Short Physical Performance Battery);
2. l’obbiettivo secondario è quello di valutare gli eventuali cambiamenti che avvengono su le menomazioni (Motricity Index), le disabilità (Barthel Index) e qualità della vita (Stroke Impact Scale);
3. l’obbiettivo terziario è quello di valutare la sicurezza dell’applicazione del progetto.
In questo studio sono stati osservati 68 pazienti (37 facevano parte del gruppo sperimentale e 31 del gruppo di controllo) con esiti cronici di ictus (tempo dall’ictus ?9 mesi).
Dei 37 soggetti arruolati nel gruppo di esercizio 29 hanno completato il programma a 6 mesi. Dei 31 soggetti arruolati nel gruppo di controllo 24 hanno completato tutte le fasi di valutazione. I due gruppi presentano simili caratteristiche demografiche, antropometriche, di comorbilità e stato cognitivo.
Il disegno prevedeva, infatti, una valutazione basale, una valutazione a tre mesi e una valutazione a sei mesi dall’inizio del programma di attività fisica adattata. Il programma è stato svolto nelle palestre dell’Area Vasta di Empoli in gruppi sottoposti ad attività con cadenza trisettimanale; ogni seduta, della durata di un’ora, era improntata al miglioramento della funzione cardiovascolare e delle abilità motorie condizionali (coordinazione muscolare, equilibrio statico e dinamico) e percettive (forza e flessibilità muscolare).
Coloro che facevano parte del gruppo di controllo sono stati sottoposti a gestione tradizionale (cicli di fisioterapia su richiesta del Medico di Medicina Generale o Specialisti).
I risultati hanno dimostrato che il programma di attività fisica da noi proposto riduce le limitazioni funzionali, migliora la gravità delle menomazioni, della disabilità nelle attività base della vita quotidiana e la qualità della vita.
A rafforzamento dei dati presentati un altro studio parallelo svolto sul gruppo di controllo ha dimostrato che i soggetti non sottoposti ad alcuna attività che mantenevano uno stile di vita sedentario, hanno visto peggiorare la loro capacità funzionale.
In questo contesto i pazienti che risultavano avere un punteggio nella Barthel Index molto basso erano quelli che vedevano peggiorare la loro situazione già nel giro di pochi mesi rispetto a coloro che avevano totalizzato un punteggio maggiore, che comunque vedevano un peggioramento della loro situazione dopo 4-5 mesi.
Il programma è risultato sicuro perché non sono stati registrati casi clinici avversi rilevanti.

Elena Bagni
e.bagni [at] yahoo [dot] it
Corso di Laurea in Fisioterapia
Università degli Studi di Firenze
Anno Accademico 2005/06

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