Giulio Pennacchiotti – Fisioterapista

spinal manipulative therapyUno dei trattamenti frequentemente utilizzati nelle disfunzioni e nelle problematiche del rachide sono le manipolazioni vertebrali, anche se i meccanismi legati alla loro efficacia non sono ancora chiari.
Si parla di manipolazione quando un’articolazione è portata ai suoi limiti di movimento passivo e successivamente viene indotto un thrust ad alta velocità e bassa ampiezza (HVLA). Queste manipolazioni non superano mai la barriera anatomica dell’articolazione e solitamente sono accompagnate da un popping sound caratteristico. Per capire meglio il vero ruolo delle manipolazioni vertebrali, è necessario raccogliere più informazioni riguardo i possibili effetti delle stesse sulla funzione articolare, per esempio sul movimento. E’ stato dimostrato che le manipolazioni vertebrali modificano l’eccitabilità dei riflessi spinali (Dishman/Burke, 2003), la temperatura cutanea paraspinale (Roy/Boucher/Comtois, 2010), l’attività viscerale (Bolton/Budgell, 2012) e l’attività elettromiografica dei muscoli paraspinali (Lehman, 2012), ma non è ancora del tutto chiaro quali effetti diano in termini biomeccanici.
In questa revisione sistematica sono stati presi in considerazione 15 articoli, dai quali sono stati estratti i dati sulla mobilità del rachide (pre e post trattamento in ogni segmento rachideo, tranne quello toracico), dell’articolazione temporomandibolare (dopo manipolazione cervicale) e delle anche (dopo manipolazione dell’articolazione sacro-iliaca).
I risultati ottenuti da questa revisione non sono molto coerenti, ma è interessante notare come studi qualitativamente più validi mostrino outcome migliori rispetto a studi qualitativamente più modesti. In linea generale comunque sembra che il tratto cervicale del rachide benefici delle manipolazioni vertebrali più degli altri segmenti in termini di guadagno di movimento articolare. In particolare, le vertebre lombari e le anche mostrano un miglioramento post-trattamento pressochè nullo, mentre la colonna cervicale in toto mostra miglioramenti significativi in tutti e tre i piani dello spazio. Inoltre, dai dati raccolti si può affermare che a seguito di una manipolazione atlanto-occipitale si possa ottenere un miglioramento nell’ampiezza dell’apertura della bocca.
Dall’analisi dei dati raccolti si possono fare diverse ipotesi riguardo l’inconsistente miglioramento del ROM post-trattamento rilevato in alcuni studi: il ROM potrebbe migliorare gradualmente nel tempo a seguito del trattamento, mentre i dati raccolti fanno riferimento all’effetto immediato della manipolazione vertebrale. In aggiunta si può affermare che è stato investigato solo il ROM delle articolazioni del rachide e non la cinematica, cioè un parametro più funzionale e qualitativo.
E’ giusto anche ricordare che il rachide cervicale è la porzione della colonna più mobile in assoluto, e già di per sé questo dato può giustificare i miglioramenti significativi dalla manipolazione vertebrale in questo segmento. L’articolazione atlanto-assiale è responsabile per più del 50% dei movimenti di rotazione cervicale, quindi a differenza degli altri distretti spinali, è più facile che un aggiustamento diretto possa determinare un incremento generale nella mobilità della colonna cervicale.
In conclusione, si può affermare che le manipolazioni vertebrali, in termini di incremento del ROM, siano più efficaci se effettuate sul rachide cervicale, anche se sarebbe opportuno sviluppare nuovi studi che mettano in relazione ROM e altri outcome (es. dolore). L’uso di strumenti di misurazione più omogenei e l’aggiunta di criteri d’inserimento più specifici come la perdita di mobilità di un segmento rispetto a dei soggetti sani, sono altrettanto necessari per chiarire in via definitiva il potenziale terapeutico delle manipolazioni vertebrali.

Millan M, Leboeuf-Yde C, Budgell B, Descarreaux M, Amorim MA. The effect of spinal manipulative therapy on spinal range of motion: a systematic literature review. Chiropr Man Therap. 2012 Aug 6;20(1):23.
Free full text: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3487906/

Abstract
BACKGROUND: Spinal manipulative therapy (SMT) has been shown to have an effect on spine-related pain, both clinically and in experimentally induced pain. However, it is unclear if it has an immediate noticeable biomechanical effect on spinal motion that can be measured in terms of an increased range of motion (ROM).
OBJECTIVE: To assess the quality of the literature and to determine whether or not SMT is associated with an immediate increase in ROM.
DESIGN: A systematic critical literature review.
METHOD: Systematic searches were performed in Pubmed, the Cochrane Library and EMBASE using terms relating to manipulation, movement and the spine. Selection of articles was made according to specific criteria by two independent reviewers. Two checklists were created based on the needs of the present review. Articles were independently reviewed by two reviewers. Articles were given quality scores and the data synthesized for each region treated in the literature. Findings were summarized in tables and reported in a narrative fashion.
RESULTS: Fifteen articles were retained reporting on experiments on the neck, lumbar spine, hip and jaw. The mean quality score was 71/100 (ranges 33/100 – 92/100). A positive effect of SMT was reported in both studies where mouth opening was assessed after cervical manipulation. In five of the nine studies on cervical ROM a positive effect was reported, whereas the remaining four studies did not show improvement. None of the three studies of the lumbar spine showed an effect of SMT on lumbar ROMs and one study of sacroiliac manipulation reported no effect on the ROM of the hip joint.In relation to the quality score, the seven highest ranked studies, showed significant positive effects of SMT on ROM. Continuing down the list, the other studies reported no significant differences in the outcomes between groups.
CONCLUSION: SMT seems sometimes to have a small effect on ROM, at least in the cervical spine. Further research should concentrate on areas of the spine that have the potential of actually improving to such a degree that a change can be easily uncovered.

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