L’ICF nella valutazione riabilitativa della sclerosi multipla

L’ICF, International Classification of Functioning, Disability and Health dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, è uno strumento di classificazione innovativo, che è stato accettato da 191 Paesi come lo standard internazionale per misurare e classificare salute e disabilità. L’Italia è tra i Paesi che hanno contribuito alla sua creazione. La novità sostanziale dell’ICF rispetto allo specifico settore medico della riabilitazione, consiste nella metodologia d’approccio alla salute, non più centrata sulla menomazione o sul deficit, come faceva l’ICIDH, ma sul risultato finale atteso alla fine del processo di cura; l’outcome che guida il processo riabilitativo deve tenere conto della globalità del soggetto (unità di funzioni e strutture corporee, capacità di compiere attività quotidiane e il coinvolgimento sociale) e dell’ambiente in cui esso vive.
La  classificazione ICF è quindi lo standard per misurare salute e disabilità ed è uno strumento il cui utilizzo avrà, tra gli altri risultati, importanti ricadute sulla pratica medica, sulla ricerca, sulla statistica di popolazioni e sulle politiche sociosanitarie.
Lo scopo di questo studio è di analizzare e comparare le scale utilizzate comunemente per la Sclerosi Multipla, con lo strumento di classificazione ICF, e più precisamente paragonate alla Checklist. Ho scelto come patologia la SM sia perché è una malattia molto invalidante che porta a gravi ristrettezze sia motorie che relazionali, ma anche perché non esiste ancora un Core-Set, Set determinato clinicamente per una particolare condizione di salute del paziente, tratto dai domini compresi dall’ICF, specifico per la SM. L’obbiettivo prioritario è stato quello di verificare la compatibilità dei domini delle comuni scale utilizzate con i domini dell’ICF.
Dopo aver descritto l’ICF, come si è sviluppato, gli scopi, le proprietà, il modello del funzionamento e della disabilità, come viene utilizzato e i suoi strumenti di lavoro, ho effettuato una ricerca su questo strumento attingendo alla banca dati Medline . Una volta tradotti ed esaminati gli articoli inerenti l’ICF nella letteratura scientifica, li ho classificati in cinque sottogruppi in base al loro contenuto: l’ICF come strumento di comunicazione tra operatori, l’ICF come strumento di misura dei fattori emozionali e personali, l’ICF in riabilitazione e confronti con le altre scale, critiche dell’ICF e l’ICF nelle politiche sanitarie e sociali.
Successivamente vengono descritte le generalità della Sclerosi Multipla, analizzando aspetti che vanno dall’epidemiologia alla sintomatologia e alla riabilitazione, analizzando infine le evidenze cliniche.
Nella parte successiva ho introdotto l’importanza della valutazione riabilitativa e ho fatto una rassegna delle scale comunemente utilizzate per la SM: la Expanded Disability Status Scale (EDSS), la Functional Independence Measure (FIM), la Barthel Index (BI), la Inability Status Scale (ISS) e la Enviromental Status Scale (ESS). Inoltre mi sembrava corretto presentare anche la Guy’s Neurological Disability Scale (GNDS), una nuova scala che nasce dalla revisione critica della EDSS,  attualmente più utilizzata per i  soggetti con SM. La GNDS è in grado di tenere conto di come i pazienti percepiscono la loro disabilità, dimensione strettamente affine al concetto che è alla base dell’ICF.
Per fare una verifica sulle scale utilizzate in letteratura scientifica, ho fatto una seconda ricerca bibliografica utilizzando sempre la banca dati Medline. Tramite questa seconda ricerca, ho calcolato le percentuali statistiche della frequenza delle scale di valutazione per la SM, che sono state reperite dagli articoli analizzati.
Dopo aver effettuato questa ricerca, ho iniziato ad elaborare la parte sperimentale di questo lavoro, proponendo uno studio comparativo fra le scale di disabilità aspecifiche e specifiche per la SM e la Checklist dell’ICF. Questo paragone ha il fine sia di valutare la specificità della classificazione ICF, sia di contribuire alla definizione di un Core Set specifico per la SM e  di un intervista utile ad indagare i domini restanti “scoperti” con l’uso delle scale di disabilità. Tutto ciò ha  lo scopo principale di inserire l’ICF fra gli strumenti utilizzati in riabilitazione , in quanto è uno strumento completo e d universale di descrizione e valutazione di disabilità, di cui il fisioterapista può avvalersi per espletare al meglio la diagnosi funzionale che gli compete.
Si è valutato quanti codici della Checklist dell’ICF venivano “aperti” da ognuno di essi, e quali invece restavano “non coperti” dagli items delle scale in questione. La seconda fase è costituita dalla compilazione della Checklist per dieci soggetti con SM, caratterizzati sia da una diversa disabilità, che da un andamento della malattia differente. Tale lavoro ha permesso di verificare i domini “scoperti” che dimostrano la funzione specifica  dell’ICF ed orientano alla definizione di un intervista, che combinata con gli strumenti di misura della validità più efficaci, possa permettere un rapido e completo utilizzo della classificazione ICF.
Inoltre, i risultati ottenuti sono stati paragonati tenendo presente della classificazione dei soggetti analizzati nei gruppi A, B e C a seconda del punteggio EDSS ottenuto.
Il concetto rivoluzionario dell’ICF, rispetto all’accezione classica di diagnosi e terapia, ha introdotto una nuova mentalità di osservazione del paziente, non più statica e cristallizzata nella sola rilevazione del segno clinico, bensì nella sua estrinsecazione funzionale e di vita quotidiana.

Benedetti Elisa
Tesi di Laurea in Fisioterapia
Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Perugia

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