Giulio Pennacchiotti – Fisioterapista

trigger pointSimons et al. (1999) hanno definito il trigger point (TrP) come un tender point all’interno di un muscolo scheletrico dolente alla compressione, alla contrazione, all’allungamento e che frequentemente genera un dolore riferito a distanza. Clinicamente, i TrP attivi sono responsabili del dolore locale e riferito e presentano una concentrazione significativa di fattori chimici irritanti; i TrP latenti determinano dolore, locale o riferito, se stimolati, ma senza riprodurre i sintomi del paziente. I TrP possono essere attivati da traumi, eccessivo stress muscolare, sovraccarico meccanico, stress psicologico o dalla presenza di altri TrP. La teoria eziopatologica più recente è definita “ipotesi integrata”, che propone una depolarizzazione anomala delle placche neuromuscolari e un’attivazione muscolare sostenuta mantenute da fenomeni di sensibilizzazione centrale. Nella pratica clinica, le tecniche di trattamento dei TrP comprendono la compressione ischemica, lo spray and stretch, lo stretching passivo, il dry needling ed gli esercizi terapeutici, anche se le evidenze sono scarse.
La relazione clinica tra i TrP e i disordini articolari è stata suggerita da diversi autori. Lewit (1991) ha evidenziato l’importanza di trattare sia le disfunzioni articolari sia i TrP se entrambi sono presenti. Alcuni studi supportano l’ipotesi che il trattamento manuale a carico delle articolazioni intervertebrali abbia un effetto terapeutico positivo sui TrP innervati dal quel segmento spinale, per una correlazione tra ipomobilità articolare e TrP. Di contro, l’aumentata tensione muscolare e la facilitazione muscolare potrebbero mantenere o aggravare la disfunzione dell’articolazione. Lowe (1993) ipotizza i TrP siano attivati dall’input sensitivo alterato determinato dall’ipomobilità articolare. I TrP a loro volta trasmettono continuamente segnali nocicettivi alle corna dorsali del midollo facilitando l’ipomobilità segmentale. Ciò potrebbe spiegare il meccanismo neurofisiologico alla base delle manipolazioni, tramite le quali si riescono a inibire a livello presinaptico le vie nocicettive e forse a stimolare i vari sistemi endogeni. Infatti, Vernon et al. (1990), Kuan et al. (1997) e Sauz et al. (2007) hanno riportato che una manipolazione cervicale migliora significativamente la soglia del dolore alla pressione, il dolore e la rigidità circostanti la disfunzione nei TrP circostanti la disfunzione.
Questi risultati suggeriscono che i pazienti possono beneficiare dei trattamenti manuali a carico delle articolazioni ipomobili nel management dei TrP, soprattutto in quei soggetti dove sono presenti segni e sintomi di sensibilizzazione centrale con conseguente necessità di non incrementare il dolore muscolare con tecniche dirette. In conclusione, il clinico dovrebbero prendere in considerazione sia il trattamento dei TrP sia delle articolazioni ipomobili nella gestione delle sindromi dolorose muscoloscheletriche, nonostante non sia possibile stabilire quale sia l’ordine di trattamento più adatto per raggiungere i migliori risultati terapeutici.

Fernández-de-Las-Peñas C. Interaction between Trigger Points and Joint Hypomobility: A Clinical Perspective. J Man Manip Ther. 2009;17(2):74-7.
Free PMC Articlehttp://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2700496/

Abstract
The relationship between muscle trigger points (TrPs) and joint hypomobility is frequently recognized by clinicians. Among different manual therapies aimed at inactivating muscle TrPs, ischemic compression and spinal manipulation have shown moderately strong evidence for immediate pain relief. Reduction of joint mobility appears related to local muscles innervated from the segment, which suggests that muscle and joint impairments may be indivisible and related disorders in pain patients. Two clinical studies have investigated the relationship between the presence of muscle TrPs and joint hypomobility in patients with neck pain. Both studies reported that all patients exhibited segmental hypo-mobility at C3-C4 zygapophyseal joint and TrPs in the upper trapezius, sternocleidomastoid, or levator scapulae muscles. There are several theories that have discussed the relationship between TrP and joint hypomobility. First, increased tension of the taut muscular bands associated with a TrP and facilitation of motor activity can maintain displacement stress on the joint. Alternatively, it may be that the abnormal sensory input from the joint hypomobility may reflexively activate TrPs. It is also conceivable that TrPs provide a nociceptive barrage to the dorsal horn neurons and facilitate joint hypomobility. There is scientific evidence showing change in muscle sensitivity in muscle TrP after spinal manipulation, which suggests that clinicians should include treatment of joint hypomobility in the management of TrPs. Nevertheless, the order in which these muscle and joint impairments should be treated is not known and requires further investigation.

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