Giulio Pennacchiotti – Fisioterapista

Core MusculatureDurante numerose attività, il ginocchio è spesso soggetto ad un eccessivo movimento sul piano frontale, condizione che soprattutto nelle donne aumenta notevolmente il rischio di infortunio. La stabilità dinamica del ginocchio è garantita da un controllo neuromuscolare multifattoriale, supportata dai muscoli adiacenti l’articolazione, ma anche dai muscoli prossimali di anca e tronco. La cinematica del ginocchio è stata indagata da numerosi autori, molti dei quali in accordo nel ritenere i muscoli abduttori e rotatori esterni d’anca elementi importanti nella stabilizzazione del ginocchio sul piano frontale durante l’esecuzione di attività monopodaliche. Ma la catena cinetica dell’arto inferiore presenta delle caratteristiche molto complesse e, proprio per questo motivo, gli autori hanno sentito il bisogno di investigare regioni anatomiche apparentemente poco collegate ad anca e ginocchio. La “core musculature” (muscoli del tronco e del bacino responsabili della stabilità della colonna) potrebbe influenzare il movimento delle regioni distali allo scheletro appendicolare, vista la sua capacità di generare e trasferire energia alle estremità del corpo. In questo studio sono state reclutate 14 soggetti sani di sesso femminile con un età compresa tra i 20 e i 24 anni e sono state sottoposte ad un test di reclutamento del core. Al momento della raccolta dei dati le donne sono state suddivise in due gruppi: un gruppo LOW-CORE dove la capacità di reclutamento è stata assente, ed un gruppo HIGH-CORE dove la capacità di reclutamento seppur minima era presente. I soggetti poi sono stati invitati ad eseguire due SLS (Single Leg Squat), uno dei quali impegnando intenzionalmente la muscolatura addominale (CORE). Le prime analisi dei risultati confermano l’ipotesi di Kaji et al. (2010), secondo la quale l’attivazione del CORE stabilizza l’anca sul piano frontale e aumenta la flessione di ginocchio. Un’altra considerazione interessante deriva dall’analisi dei dati ottenuti dal gruppo LOW-CORE. I soggetti di questo gruppo esprimono la difficoltà maggiore nell’attivare la muscolatura addominale, ma dimostrano i cambiamenti più evidenti nella cinematica dell’arto inferiore se invitati ad ingaggiare volontariamente la muscolatura del core. La stabilità sul piano frontale che acquisiscono ginocchio ed anca deve essere interpretata in chiave riabilitativa, perchè se è vero che infortuni al legamento crociato anteriore derivano nella maggior parte dei casi da un’instabilità sul piano frontale, allora il training specifico per gli atleti deve essere incentrato anche sul core. Ma è anche vero che nonostante questi dati i soggetti LOW-CORE sono quelli che dimostrano la più alta instabilità frontale durante l’SLS libero, risultando più esposti ad infortuni.
In conclusione si può affermare che l’attivazione del core è associata ad un miglioramento della stabilità e della mobilità nella cinematica dell’arto inferiore durante un SLS e che l’attivazione volontaria del core ha molta più influenza in quegli individui con scarsa capacità di reclutamento della muscolatura addominale. Alla luce di questi dati, possono giovare più concretamente di un training mirato all’incremento della stabilità del core quei soggetti più a rischio infortunio al ginocchio durante le attività funzionali, come le donne.

Shirey, M., Hurlbutt, M., Johansen, N., King, G. W., Wilkinson, S. G., & Hoover, D. L. (2012). The influence of core musculature engagement on hip and knee kinematics in women during a single leg squat. International journal of sports physical therapy, 7(1), 1–12.
Free Full Text: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3273878/

Abstract
Purpose/Background:
Excessive frontal plane motion and valgus torques have been linked to knee injuries, particularly in women. Studies have investigated the role of lower extremity musculature, yet few have studied the activation of trunk or “core” musculature on hip and knee kinematics. Therefore, this study evaluated the influence of intentional core engagement on hip and knee kinematics during a single leg squat.
Methods:
Participants (n = 14) performed a single leg squat from a 6 inch step under 2 conditions: core intentionally engaged (CORE) and no intentional core engagement (NOCORE). Participants were also evaluated for core activation ability using Sahrmann’s model, and the resulting scores were used to divide participants into low (LOWCORE) and high scoring (HIGHCORE) groups. All trials were captured using 3-D motion analysis, and data were normalized for height and time. Paired t-tests and repeated measures, mixed model MANOVAs were used to assess condition and group differences.
Results:
The CORE condition, compared to NOCORE, was characterized by smaller right [t(13) = 3.03, p = .01] and left [t(13) = 3.04, p = .01] hip frontal plane displacement and larger knee flexion range of motion [t(13) = 3.08, p = .009]. Subsequent MANOVAs and follow-up analyses revealed that: (1) the CORE condition demonstrated smaller right and left hip medial-lateral displacement in the LOWCORE group (p = .001), but not in the HIGHCORE group; (2) the CORE condition showed larger overall knee flexion range of motion across LOWCORE and HIGHCORE groups (p = .021); and (3) the HIGHCORE group exhibited less knee varus range of motion across CORE and NOCORE conditions (p = .028).
Conclusions:
Intentional core activation influenced hip and knee kinematics during single leg squats, with greater positive effect noted in the LOWCORE group. These findings may have implications for preventing and rehabilitating knee injuries among women.

Lascia un commento

Contribuisci a creare una discussione su questo argomento