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La Neuropsicologia dell’età evolutiva

La neuropsicologia è la scienza che studia nell’uomo le alterazioni delle funzioni cognitive ed emotive causate da lesioni o disfunzioni focali e/o diffuse del sistema nervoso centrale, acquisite, congenite, geneticamente determinate e permette di definire in ambito clinico la presenza e la gravità dei deficit cognitivi dei pazienti affetti da lesioni o da disfunzioni cerebrali con finalità diagnostiche, prognostiche e riabilitative.
La neuropsicologia dell’età evolutiva è una disciplina relativamente giovane, nata dall’applicazione delle conoscenze sulle patologie acquisite dell’età adulta all’età evolutiva, affrontando e reinterpretando i risultati ottenuti alla luce di problematiche specifiche dello sviluppo cognitivo del bambino e delle sue modalità di apprendimento.

La Riabilitazione Neuropsicologica

La riabilitazione neuropsicologica si configura come un momento specifico, capace di facilitare il processo di adattamento del bambino al suo ecosistema, determinando un aumento dell’influenza dell’esperienza come elemento di maturazione dell’individuo in crescita.
Lo scopo del trattamento neuropsicologico è quello di fornire, in una situazione il più possibile ecologica e in un ambiente rassicurante, il rafforzamento e in alcuni casi l’introduzione di abilità che non si sono sviluppate o automatizzate spontaneamente.
Il bambino viene aiutato a ripercorrere le tappe dello sviluppo cognitivo attraverso strategie adatte alla risoluzione delle difficoltà, con l’obiettivo di un adattamento alle esigenze dell’ambiente e dell’attivazione di processi metacognitivi che gli consentano di essere consapevole di ciò che sta imparando.
Il bambino impara a percepire le informazioni, a selezionare e a distinguere le caratteristiche peculiari di uno stimolo e ad individuare le informazioni salienti per la risoluzione di un problema.
Il bambino fa esperienze che lo aiutano ad acquisire conoscenze e soprattutto competenze e strategie operative. I genitori e gli insegnanti, coinvolti in maniera attiva durante il lavoro terapeutico, vengono aiutati a diventare un tramite operativo, affinché gli apprendimenti acquisiti nel corso del trattamento, si consolidino e si generalizzino nella vita quotidiana.

Il Ruolo del Terapista della Neuropsicomotricità dell’età evolutiva

Il terapista non si può accontentare di avere definito un problema, o di osservare la qualità delle funzioni e i collegamenti tra sottofunzioni, ma è costretto a considerare la natura del contesto, la qualità dell’obiettivo e il modo in cui esso viene proposto al bambino.
Anche un’attività solitamente non considerata particolarmente complessa, come la deambulazione, può essere considerata come un compito cognitivo, se prendiamo coscienza degli atti sequenziali visuo-motori essenziali per la costruzione di uno spazio visivo entro cui essa si inserisce.
La riabilitazione deve tener conto che il soggetto per camminare deve coordinare molte sottofunzioni, quali la giusta sequenza tra le modificazioni percettive e motorie e gli spostamenti dell’attenzione centrale e periferica e deve fornire al soggetto un quesito cognitivo e tutte le indicazioni che gli permettano di formulare una strategia di tipo sequenziale, dove l’obiettivo finale da raggiungere è alla fine del percorso.
Per esempio, chiedere al bambino di contare degli oggetti messi ai lati del percorso, di nominare il loro colore o il loro nome mentre procede dentro il percorso, introduce delle elaborazioni cognitive che servono a definire cognitivamente lo spazio periferico dentro il quale la deambulazione si svolge.
Il terapista si pone l’obiettivo di far acquisire al bambino processi e rappresentazioni, cioè strategie per la raccolta delle informazioni, per la costruzione di funzioni adattive rispetto agli scopi che il bambino si propone e per la valutazione dei risultati che raggiunge, rispetto alle esigenze dell’ambiente.
Spesso in età evolutiva non ci sono funzioni perdute da ricostruire, quanto piuttosto funzioni stereotipate e poco adattabili a situazioni ambientali diverse o mutevoli.
Il terapista ha il compito di suggerire la metodologia più utile, di fornire strategie esecutive, di favorire la regolazione e il controllo del comportamento; con l’obiettivo di rendere possibile da parte del bambino lo svolgimento di una serie di attività rispetto alle proposte ambientali, alle scelte individuali, agli interessi, alla capacità di inibire alcune risposte per rispondere solo ad alcuni stimoli, sulla base di una preferenza o di una scelta consapevole.
In sintesi il suo compito è quello di determinare:
– le capacità del bambino di apprendere ed imparare ad un livello più alto di quello che dimostra.
– le modalità richieste per mettere il bambino in condizione di migliorare la sua prestazione.
– il programma di intervento più idoneo per fare in modo che il bambino trasferisca un’abilità acquisita a settori diversi e che quindi impari a generalizzarla.
Nella clinica spesso troviamo bambini con adeguate funzioni di base, che cadono nel compito per deficit dei processi di controllo, per deficit dei processi di analisi-sintesi, per mancanza di strategie di organizzazione.
Mentre lavorare sulle funzioni di base è relativamente più semplice; è sicuramente meno usuale in terapia lavorare sui processi di controllo, insegnare a pianificare l’azione, a verificare il risultato, ad individuare e a correggere gli errori. Queste difficoltà poi sembrano insormontabili se i bambini presentano deficit di rappresentazione, problemi di iperattività o mancanza di flessibilità.

L’obiettivo di questo articolo è quello di mettere in comune parte della mia esperienza professionale, materiali e strategie trovate in riabilitazione; al fine di promuovere fra i colleghi la messa a punto di protocolli di intervento condivisi, che possano essere di aiuto e stimolo a quanti lavorano nell’area della neuropsicologia e non solo.

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Valeria Flori
Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva
IRCCS “E. Medea” Bosisio Parini (Lc)

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