Emanuele Tortoli – Ft, SPT, CO

Si è cominciato a parlare di Core Stability (CS) a partire dalla seconda metà degli anni ’90, principalmente come conseguenza di studi che hanno dimostrato un alterato timing di attivazione dei muscoli stabilizzatori lombari nei pazienti con lombalgia cronica (CLBP) (Hodges e Richardson, 1996, 1998). Durante un movimento rapido di un arto, il muscolo trasverso dell’addome (TrA) nei pazienti con CLBP aveva un ritardo nel timing di attivazione rispetto ai soggetti asintomatici e quindi è stato affermato che il TrA, tramite le sue connessioni alla fascia lombare, svolga un ruolo dominante nel controllo della stabilità spinale (Hodges et al, 2003). Pertanto, qualsiasi debolezza o deficit di controllo di questo muscolo potrebbe portare a sviluppare una lombalgia. Nel normale movimento umano i riflessi posturali sono organizzati con largo anticipo in previsione di un movimento o di una perturbazione. Il TrA è uno dei tanti muscoli del tronco che prende parte a questa organizzazione anticipatoria (Hodges e Richardson, 1997), ma solo perché nei soggetti sani si attiva prima di tutti gli altri muscoli anteriori (in una posizione particolare), non significa che sia il più importante, ma semplicemente il primo di una sequenza di eventi (Cresswell et al, 1994). Si può presumere che un ritardo nell’attivazione motoria in soggetti con LBP possa essere una strategia di protezione vantaggiosa per la schiena piuttosto che un pattern di attivazione disfunzionale. Negli studi clinici di CS la differenza nel timing di attivazione tra i soggetti asintomatici e i pazienti con CLBP era di circa 20 ms, ossia un cinquantesimo di secondo di differenza (Hodges e Richardson, 1996, 1998; Radebold et al, 2000). Va notato che non si parla di differenza di forza, ma differenza nel timing di attivazione. Tali tempi non sono sotto il controllo cosciente del paziente e diventa difficile pensare che il Fisioterapista riesca a valutare e modificare questi aspetti. La debolezza dei muscoli del tronco, della muscolatura addominale e lo squilibrio tra i gruppi muscolari del tronco non sono da considerarsi patologia, ma bensì solo una normale variante, il TrA è assente o addirittura “fuso” con gli obliqui interni in alcuni individui (Gray’s Anatomy, 36th edition 1980, pagina 555) e non è mai stato dimostrato che questi individui siano più predisposti a soffrire di lombalgia. Uno studio su donne in stato di gravidanza (Fast et al, 1990) che anatomicamente presentano un allungamento della muscolatura addominale e una perdita di forza a livello addominale dimostra che non esiste correlazione tra le prestazioni nell’eseguire l’esercizio (forza) e il mal di schiena. Spesso, negli esercizi di CS viene posto l’accento sull’allenamento della forza del TrA o l’esercizio a bassa velocità eseguito sdraiato o a quattro zampe (Richardson e Jull, 1995). Gli autori affermano che tali esercizi potrebbero aiutare a normalizzare il timing di attivazione motoria, ma sarebbe come cercare di allenarsi a suonare il pianoforte più velocemente facendo dei pesi con le dita; il motivo per cui questa strategia potrebbe essere inefficace è legato alle contraddizioni tra l’allenamento della CS in relazione ai principi di apprendimento motorio, ovvero quello che si impara in una situazione particolare, non necessariamente può essere trasferito in un altro contesto o situazione motoria.

Lederman E. The myth of core stability. J Bodyw Mov Ther. 2010 Jan;14(1):84-98.

The principle of core stability has gained wide acceptance in training for the prevention of injury and as a treatment modality for rehabilitation of various musculoskeletal conditions in particular of the lower back. There has been surprisingly little criticism of this approach up to date. This article re-examines the original findings and the principles of core stability/spinal stabilisation approaches and how well they fare within the wider knowledge of motor control, prevention of injury and rehabilitation of neuromuscular and musculoskeletal systems following injury.
Introduction
Core stability (CS) arrived in the latter part of the 1990s. It was largely derived from studies that demonstrated a change in onset timing of the trunk muscles in back injury and chronic lower back pain (CLBP) patients (Hodges and Richardson, 1996, 1998). The research in trunk control has been an important contribution to the understanding of neuromuscular reorganisation in back pain and injury. As long as four decades ago it was shown that motor strategies change in injury and pain (Freeman et al., 1965). The CS studies confirmed that such changes take place in motor control of the trunk muscles of patients who suffer from back injury and pain.
However, these findings combined with general beliefs about the importance of abdominal muscles for a strong back, and influences from Pilates, have promoted several assumptions prevalent in CS training:

  • That certain muscles are more important for stabilisation of the spine than other muscles, in particular transversus abdominis (TrA).
  • That weak abdominal muscles lead to back pain
  • That strengthening abdominal or trunk muscles can reduce back pain
  • That there is a unique group of “core” muscle working independently of other trunk muscles
  • That back pain can be improved by normalising the timing of core muscles
  • That there is a relationship between stability and back pain

As a consequence of these assumptions, a whole industry grew out of these studies with gyms and clinics worldwide teaching the “tummy tuck” and trunk bracing exercise to athletes for prevention of injury and to patients as a cure for lower back pain (Jull and Richardson, 2000; Richardson et al., 2002). In this article some of these basic assumptions will be re-examined.

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