Idrochinesi come approccio terapeutico alle lombalgie

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Il tirocinio effettuato durante il corso di studi nei vari servizi, mi ha permesso di conoscere la complessità e la varietà del “pianeta” lombalgia. Tutte le lezioni riguardanti questo argomento non sono bastate per capire che non esisteva una lombalgia, ma che ogni persona affetta da tale sindrome algica avrà una lombalgia “diversa” dalle altre, ognuna della quali con una propria modalità di insorgenza, di manifestazione e con aspetti clinici peculiari. L’approccio a questa patologia mi ha fatto capire che fra la diagnosi e la tecnica specifica ci sono delle tappe ineludibili e costituite dall’impostazione di un progetto e programma riabilitativo, ma soprattutto dall’individuazione di obiettivi terapeutici da perseguire. Questi infatti fungono da collante fra le professionalità coinvoltenel progetto per giungere “ad una presa in carico” effettiva del paziente ed ad un intervento riabilitativo mirato.
La ricerca della causa prevalente del dolore, della disfunzione presentata, le valutazioni posturali e funzionali ci devono guidare nella scelta fra le molteplici procedure terapeutiche utilizzate per il trattamento delle lombalgie. Poche sono supportate da studi randomizzati e controllati e le revisioni critiche effettuate su questi ne hanno messo in discussione l’efficacia delle terapie comunemente adottate. È in questo contesto che si inserisce l’idrochinesiterapia, che pur non essendoci ancora in letteratura molti studi che ne supportino l’efficacia, entra in modo significativo nella rosa di strategie che il fisioterapista può utilizzare (in modo elettivo od in associazione con altre)nel trattamento delle lombalgie.
Gli effetti dell’immersione, le leggi fisiche proprie del mezzo acqua, la temperatura, le tecniche specifiche l’utilizzo degli ausili, provocano effetti benefici come la riduzione-remissione del dolore, ripristino dei corretti automatismi statici-dinamici con una migliore presa di coscienza di retrazioni, blocchi, rigidità. L’attività in acqua sembra avere un risvolto positivo anche sulla sfera emozionale del soggetto così tanto implicata nella genesi della lombalgia. L’immersione in acqua mette a contatto il paziente con il proprio corpo (dal quale il paziente si allontana a causa del dolore lombare e perciò è vissuto come fonte di sofferenza quindi coinvolto il meno possibile) nella sua globalità liberato dal vincolo fortissimo della gravità.
Questo lavoro vuole essere solo l’inizio di un percorso che mi piacerebbe intraprendere per poi in futuro, avvalendomi della disponibilità mostratami dall’equipe del C.O.R.I., poter prendere parte alla strutturazione di uno studio che fornisca dei dati da poter confrontare con altre esperienze.

Filippo Mariotti
Tesi di Laurea in Fisioterapia
Università degli Studi di Perugia, 2004

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