Giulio Pennacchiotti – Fisioterapista

Frozen shoulderUn’alterata cinematica di spalla, in particolar modo un’insufficiente rotazione esterna d’omero e un limitato tilt posteriore di scapola associato ad una limitazione di rotazione verso l’alto durante l’elevazione del braccio, aggrava i sintomi della sindrome della spalla congelata (frozen shoulder syndrome, FSS) come descritto in vari studi (Ludewig and Cook, 2000; Lin et al, 2006; Yang et al, 2008). Teoricamente queste alterazioni di movimento possono ulteriormente predisporre i pazienti affetti da FSS all’impingment subacromiale, a tendiniti della cuffia dei rotatori e modificazioni degenerative dei tessuti.
Per mettere in atto una ottima elevazione del braccio sul piano scapolare, la coordinazione tra l’articolazione gleno-omerale e l’articolazione scapolo-toracica è fondamentale.
Strategie di trattamenti che includono lo stretching della capsula e dei tessuti molli associato a mobilizzazioni articolari end-range sono già stati raccomandati da numerosi studi, ma in generale non è stata presa in considerazione la direzione precisa di mobilizzazione dell’articolazione gleno-omerale. Essendo ormai chiaro che una rotazione superiore di scapola insieme al tilt posteriore permettano di raggiungere gradi di elevazione del braccio massimali (Ludewig and Cook, 2000; Lin et al, 2006;), un protocollo di trattamento che includa anche esercizi e mobilizzazioni scapolari sembra essere necessario.
Facendo riferimento a delle regole di predizione clinica sviluppate da Yang et al. nel 2008, si ipotizza che proprio i pazienti con FSS associata ad un’alterata cinematica di spalla possano beneficiare di specifiche tecniche di trattamento.
I 34 soggetti reclutati in questo studio sono stati divisi in 2 gruppi di controllo ed uno di intervento (con un ROM di braccio e scapola sfavorevole), e valutati dopo 4 ed 8 settimane dall’inizio del trattamento.
Nei gruppi di controllo sono state utilizzate tecniche di mobilizzazione passiva e attiva dell’articolazione gleno-omerale associata all’uso di terapia strumentale, nel gruppo di intervento sono state aggiunte delle tecniche di mobilizzazione end-range e scapolari. Le metodiche utilizzate nelle mobilizzazioni end-range sono quelle descritte da Maitland (1991) e Vermeulen et al. (2000), basate sull’impulso in glide posteriore dell’articolazione gleno-omerale in massima abduzione ed extrarotazione, mentre le mobilizzazioni scapolari sono state effettuate posizionando i pazienti in decubito laterale sul loro lato sano. Questo studio conferma, come ipotizzato da Maitland (1991) e Lin et al. (2008), che le mobilizzazioni in precisi piani dello spazio e vicine alla massima escursione articolare migliorano l’estensibilità della capsula articolare e lo stretching dei tessuti molli irrigiditi.
Infatti i soggetti dei gruppi controllo non hanno beneficiato degli stessi miglioramenti dei soggetti nel gruppo di intervento, in particolar modo nella rotazione esterna dell’omero, nella posizione del braccio dietro la schiena e nel ritmo scapolo-toracico. Anche il FLEX-FS Score adottato per questo studio risulta decisamente a vantaggio del gruppo di intervento piuttosto che nei gruppi di controllo.
E’ altresì importante notare come a partire dalla quarta di settimana di trattamento, tutti i parametri relativi alla cinematica scapolare migliorino sensibilmente nel gruppo di intervento.
Il limite di questo studio risiede nella specificità dei soggetti da reclutare affinchè il protocollo dia gli outcomes ipotizzati, in quanto il criterio fondamentale di inclusione in questo trattamento è che i pazienti abbiano una FSS associata a un’alterata cinematica di spalla. Un ulteriore limite è che non si possa generalizzare questo trattamento per tutti i tipi di FSS, perchè i soggetti trattati erano tutti nella fase di rigidità della FSS idiopatica primaria.

Yang JL, Jan MH, Chang CW, Lin JJ. Effectiveness of the end-range mobilization and scapular mobilization approach in a subgroup of subjects with frozen shoulder syndrome: a randomized control trial. Man Ther. 2012 Feb;17(1):47-52.

Abstract
Treatment strategies targeting abnormal shoulder kinematics may prevent pathology or if the pathology develops, shorten its duration. We examined the effectiveness of the end-range mobilization/scapular mobilization treatment approach (EMSMTA) in a subgroup of subjects with frozen shoulder syndrome (FSS). Based on the kinematics criteria from a prediction method, 34 subjects with FSS were recruited. Eleven subjects were assigned to the control group, and 23 subjects who met the criteria were randomly assigned to the criteria-control group with a standardized physical therapy program or to the EMSMTA group. Subjects attended treatment sessions twice a week for 8 weeks. Range of motion (ROM), disability score, and shoulder complex kinematics were obtained at the beginning, 4 weeks, and 8 weeks. Subjects in the EMSMTA group experienced greater improvement in outcomes compared with the criteria-control group at 4 weeks (mean difference=0.2 of normalized hand-behind-back reach) and 8 weeks (mean difference=22.4 degrees humeral external rotation, 0.31 of normalized hand-behind-back reach, 7.5 disability, 5 degrees tipping and 0.32 rhythm ratio). Similar improvements were found between the EMSMTA group and control group. The EMSMTA was more effective than a standardized physical therapy program in a subgroup of subjects who fit the criteria from a prediction method.

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