Effetti della tecnica di corsa sul carico femororotuleo

Il ginocchio rappresenta la regione più frequentemente interessata da infortuni associati alla corsa e il dolore femororotuleo (PFP) è il disturbo più diagnosticato e riferito dai runner, con incidenza maggiore nelle femmine.
Alcuni runner con PFP presentano alterazioni funzionali dell’arto inferiore, associate a stress articolare femororotuleo (PFJS) maggiore, che non possono essere modificate completamente con l’allenamento della forza. Di conseguenza, sono necessarie strategie di running retraining per migliorare dolore e funzionalità e, in alcuni casi, per ridurre il rischio di insorgenza di PFP associato alla corsa (https://www.fisiobrain.com/la-gestione-del-runner-con-dolore-femororotuleo/ e https://www.fisiobrain.com/il-running-retraining-nel-dolore-femororotuleo/.
Appoggio al contatto iniziale al suolo
Un appoggio di avampiede al contatto iniziale al suolo riduce in modo significativo il PFJS, ma con un carico meccanico maggiore sulle strutture distali dell’arto inferiore (piede, caviglia, tricipite surale e tendine di Achille).
Lunghezza del passo e cadenza
Riduzione della lunghezza del passo e aumento della cadenza riducono in modo significativo il carico articolare femororotuleo. Ad esempio, un aumento della cadenza del 5-10% riduce il PFJS e una riduzione della lunghezza del passo del 10% riduce il PFJS del 22%.
La cadenza è correlata negativamente con la lunghezza del passo. Di conseguenza, un aumento della cadenza determina risultati simili a quelli conseguenti alla riduzione della lunghezza del passo.
Velocità della corsa
Nella corsa lenta il PFJS è minore, se confrontato con la corsa a velocità maggiori. Il carico articolare femororotuleo aumenta con l’aumentare della velocità, ma oltre una certa velocità tende a stabilizzarsi. Durante la corsa veloce, le caratteristiche diventano simili a quelle dell’appoggio al contatto iniziale al suolo di avampiede, con maggiore flessione plantare di caviglia e maggiore flessione di ginocchio. Inoltre, la velocità di corsa è regolata da cambiamenti di cadenza e lunghezza del passo. Con l’aumentare della velocità, l’aumento della lunghezza del passo è maggiore di quello della cadenza, ma oltre determinate velocità la lunghezza del passo tende a stabilizzarsi e la cadenza ad aumentare. dato che l’aumento della lunghezza del passo aumenta il carico femororotuleo, mentre l’aumento della cadenza lo riduce, l’effetto combinato aiuta a stabilizzare il carico articolare oltre certe velocità. A velocità elevate, i cambiamenti nello schema di contatto iniziale del piede al suolo, l’anglo di flessione di ginocchio, la lunghezza dl passo e la cadenza aiutano a distribuire il carico femororotuleo, limitando di conseguenza ulteriori aumenti di PFJS.
Angolo di flessione del tronco
La flessione del tronco riduce il PFJS, riducendo il picco di forza in estensione di ginocchio e aumentando il picco di forza in estensione di anca, limitando il carico articolare femororotuleo, mentre l’estensione ha un effetto opposto. Di conseguenza, questa strategia può essere utile nei runner con PFP, ma necessita di attenzione in quelli con dolore di anca.
Corsa più leggera
In condizioni normali, solo il 15% circa dei runner ha un appoggio di avampiede o mesopiede al contatto iniziale al suolo, ma questa percentuale aumenta fino al 77% quando è richiesto di correre in modo più leggero, ad esempio quando la richiesta è di “fare meno rumore”. Questo effetto è meno efficace nel ridurre il PFJS se confrontato con altre strategie, come ricercare un appoggio di avampiede o aumentare la cadenza del 10%.
Gli effetti nel lungo termine di queste strategie di running retraining sono poco conosciuti. Oltre all’aspetto biomeccanico del PFJS dovrebbe essere esplorato che l’impatto di queste strategie nel lungo termine sulla cartilagine femororotulea. Inoltre, gli effetti e le differenze delle strategie proposte dovrebbero essere indagati in specifiche popolazioni, come runner con diversi livelli di esperienza, giovani o meno giovani o individui con infortuni all’arto inferiore, con l’obiettivo di proporre programmi personalizzati per enfatizzare i benefici non solo nel breve termine, ma anche nel lungo periodo.
Yu S, et al. Effects of running technique characteristics on the patellofemoral joint load: A systematic review and meta-analysis. Gait Posture. 2025 Oct 31;124:110025.
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/41240722/
Fisioterapista, MSc, OMPT
Passione Evidence-Based. Con la speranza di diventare un Fisioterapista migliore
https://samuelepassigli.wordpress.com/
https://orcid.org/0000-0003-2862-0116
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