La malattia di Parkinson è piuttosto comune, conosciuta sin dai tempi antichi, vanne descritta per la prima volta in modo convincente da James Parkinson nel 1817 che la definì come“tremore involontario, con forza muscolare diminuita, in parti non in movimento anche se sostenute, con tendenza a piegare il tronco in avanti e a passare dal camminare al correre, mentre le sensibilità e l’intelligenza risultano intatte”. La sua descrizione non contiene, stranamente, riferimenti alla rigidità o alla lentezza dei movimenti e, secondo il parere degli Autori, pone eccessivamente in risalto la riduzione della forza muscolare. La stessa critica può essere mossa nei confronti del termine paralisi agitante che comparve per la prima volta nel 1841 nel libro Disease and Derangements of the Nervous System di Marshall Hall. La malattia di Parkinson ha sempre suscitato un certo interesse dal punto di vista della ricerca, sia nell’ambito farmacologico che in quello riabilitativo; in questi ultimi anni vari autori hanno studiato l’interferenza nelle performance motorie dei parkinsoniani durante l’esecuzione di un doppio compito (dual task). Nella maggior parte delle attività della vita quotidiana le persone eseguono più di un compito contemporaneamente. La capacità di eseguire un secondo compito insieme al primo (dual task performance) è molto vantaggiosa, ad esempio durante il cammino permette di parlare con un’altra persona, di portare un oggetto da un posto all’altro. Per dual task si intende l’esecuzione di un compito primario, che è il focus principale dell’attenzione, e di un compito secondario, eseguiti allo stesso tempo. Eseguire due compiti allo stesso tempo risulta essere un problema nei parkinsoniani, difatti se questi focalizzano l’attenzione sull’esecuzione di un compito, si ha deterioramento della performance nell’altro compito.

Mirco Burzi
mircoburzi [at] hotmail [dot] it
Corso di Laurea in Fisioterapia
Università degli Studi di Siena
Anno Accademico: 2007/2008

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