Il dry needling non aggiunge ulteriori benefici alla fisioterapia nella gestione del dolore femororotuleo

Samuele Passigli – Fisioterapista, MSc, OMPT

 

 
Le linee guida pratiche raccomandano un trattamento multimodale nella gestione del dolore femororotuleo (PFP), che includa esercizi di rinforzo dei muscoli di ginocchio e anca, taping rotuleo, educazione e modifica delle attività. In particolare, l’esercizio terapeutico possiede il livello più alto di evidenza per ridurre il dolore e migliorare la funzionalità in questo disturbo. Anche il trattamento dei tessuti molli, in associazione agli esercizi terapeutici, potrebbe essere efficace nella gestione del PFP, secondo l’ipotesi che i trigger point (TrPs) potrebbero essere coinvolti nella produzione del dolore, nonostante non siano disponibili dati epidemiologici sulla prevalenza dei TrPs nel quadricipite nei soggetti con PFP. L’unico studio che ha indagato la presenza di TrPs in questa popolazione ha mostrato un’elevata prevalenza di TrPs nei muscoli gluteo medio e quadrato dei lombi (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23127304).
La terapia manuale e il dry needling (DN) sono gli approcci terapeutici più frequentemente utilizzati per la gestione dei TrPs. L’unico studio che ha indagato gli effetti della compressione ischemica a livello dei TrPs nel quadricipite in soggetti con PFP ha mostrato una riduzione dei sintomi nel breve e medio termine (http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1479235410001744).
L’obiettivo di questo studio è stato confrontare gli effetti dell’aggiunta del TrPs DN a un programma di terapia manuale e esercizi terapeutici sul dolore, funzionalità e disabilità in soggetti con PFP.
I 60 soggetti inclusi nello studio sono stati randomizzati in due gruppi: 1) terapia manuale e esercizi terapeutici (n=30), 2) terapia manuale, esercizi terapeutici e TrPs DN (n=30).
L’outcome primario è stato l’intensità del dolore al ginocchio, valutata con la sottoscala per il dolore del questionario Knee injury and Osteoarthritis Outcome Score (KOOS). Gli outcome secondari sono stati la funzionalità, la disabilità e la gravità dei sintomi, valutate rispettivamente con il KOOS, il Knee Society Score (KSS), l’International Knee Documentation Committee Subjective Knee Evaluation Form (IKDC) e la Numeric Pain Rating Scale (NPRS). Gli outcome sono stati valutati al baseline, dopo il trattamento e al follow-up a 3 mesi.
I partecipanti hanno ricevuto 3 sessioni di trattamento, una a settimana, per 3 settimane. Ciascuna sessione (circa 30-40 minuti) comprendeva la terapia manuale, gli esercizi terapeutici e, per il gruppo TrPs DN, 5 minuti per il DN. Il DN è stato eseguito nei muscoli vasto mediale e vasto laterale a livello dei TrPs che riproducevano il dolore del soggetto.
I risultati dello studio non hanno mostrato differenze significative tra i due gruppi per gli outcome primari e secondari. Entrambi i gruppi hanno mostrato cambiamenti simili nell’intensità del dolore, nella funzionalità e nella disabilità ai follow-up, ma ad eccezione della sottoscala per la funzionalità del KOOS, nessuna misura di outcome (primaria o secondaria) ha superato il minimum important change.
L’aggiunta del TrPs DN a un programma multimodale non ha determinato un miglioramento dell’outcome, sia nell’immediato sia al follow-up a 3 mesi, confutando quindi l’ipotesi che il DN sia una strategia utile nei soggetti con PFP.
 

Espí-López GV, Serra-Añó P, Vicent-Ferrando J, Sánchez-Moreno-Giner M, Arias-Buría JL, Cleland J, Fernández-de-Las-Peñas C. Effectiveness of Inclusion of Dry Needling in a Multimodal Therapy Program for Patellofemoral Pain: A Randomized Parallel-Group Trial. J Orthop Sports Phys Ther. 2017 Jun;47(6):392-401.
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28504067