Stretching della spalla posteriore in soggetti con deficit di rotazione interna

Samuele Passigli – Fisioterapista, OMT

 

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Le alterazioni della mobilità e della flessibilità gleno-omerale, frequentemente descritte negli atleti overhead, sono definite come deficit della rotazione interna gleno-omerale (GIRD). L’esatta causa della rigidità posteriore di spalla è ancora oggetto di discussione; è probabilmente una condizione multifattoriale conseguente a rigidità della capsula posteriore, rigidità delle strutture muscolari posteriori e/o adattamenti ossei. La rigidità posteriore di spalla potrebbe essere causa o fattore perpetuante di impingement interno e subacromiale, patologie labrali e danni alla cuffia dei rotatori come conseguenza dell’alterata artrocinematica gleno-omerale.
In generale, le tecniche di stretching più frequentemente descritte per migliorare l’escursione articolare della rotazione interna sono lo sleeper stretch e il cross-body stretch, effettuate passivamente dal paziente o dal fisioterapista. Inoltre, alcuni autori hanno proposto l’associazione di tecniche di mobilizzazione articolare, in particolare glide anteroposteriore e craniocaudale (grado III e IV secondo la classificazione di Maitland).
L’obiettivo di questo studio è stato confrontare gli effetti dello stretching e della mobilizzazione sulla rotazione interna gleno-omerale, sul dolore e sulla funzionalità in atleti overhead sintomatici e in atleti overhead asintomatici con GIRD.
La misurazione della rotazione interna di spalla è stata effettuata in posizione supina a 90° di abduzione con goniometro standard. Il dolore durante l’esecuzione dei test di provocazione (test di Jobe, Hawkins, Neer e Apprehension-Relocation test) è stato valutato con la VAS. I test di provocazione sono stati inoltre utilizzati per allocare i soggetti nel gruppo sintomatico o nel gruppo di controllo. Il Modified Rowe score è stato utilizzato per determinare il livello funzionale.
Sia i soggetti nel gruppo sintomatico sia i soggetti nel gruppo asintomatico sono stati randomizzati in due gruppi di intervento: (1) gruppo stretching (sleeper stretch e cross-body stretch) e (2) gruppo mobilizzazioni articolari (glide di grado elevato anteroposteriore e craniocaudale).
Dopo tre settimane di trattamento, la rotazione interna gleno-omerale è migliorata sia nel gruppo stretching sia nel gruppo mobilizzazioni, sia nei soggetti asintomatici sia nei soggetti asintomatici. Entrambe le tecniche si sono quindi dimostrate clinicamente rilevanti. Il miglioramento dell’escursione articolare era mantenuto ad un follow-up a 3 settimane dal termine del trattamento. Non sono state evidenziate differenze significative tra lo stretching e le tecniche di mobilizzazione articolare nella riduzione del deficit di rotazione interna.
Nei soggetti sintomatici, la funzionalità è significativamente migliorata dopo 3 settimane, anche se non è stato riscontrato una completa ripresa delle attività sportive. Probabilmente è necessario un tempo di trattamento superiore a 3 settimane. I risultati hanno inoltre evidenziato una riduzione generale del dolore, ad eccezione del dolore misurato durante l’esecuzione del test di Jobe.
I risultati di questo studio indicano che sia le tecniche di stretching sia le tecniche di mobilizzazione articolare dovrebbero essere utilizzate nel trattamento del GIRD.
 

Cools, A. M., Johansson, F. R., Cagnie, B., Cambier, D. C., & Witvrouw, E. E. (2012). Stretching the posterior shoulder structures in subjects with internal rotation deficit: comparison of two stretching techniques. Shoulder & Elbow, 4(1), 56–63.