Valutazione critica del fenomeno dei trigger point

Samuele Passigli – Fisioterapista, OMT

 

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La sindrome dolorosa miofasciale (MPS) è un modello di spiegazione del dolore muscolare in assenza di una chiara patologia, basata sulla presenza e trattamento dei trigger point (TrP). Travell e Simons hanno descritto la localizzazione e i caratteristici pattern di dolore riferito dei TrP, anche se le loro mappe sono state definite arbitrariamente senza uno standard condiviso. Per giustificare un’insorgenza del dolore in un tessuto sano, Travell e Simons hanno introdotto il concetto di TrP latenti, zone di potenziale dolore nel muscolo non spontaneo, ma attivabili da una miriade di fattori, interni ed esterni. Per giustificare il dolore spesso diffuso, hanno affermato che i TrP possono attivare TrP secondari in altri muscoli. In pratica, una teoria circolare molto semplice: i TrP causano la MPS perchè i muscoli contengono TrP.
In letteratura sono presenti almeno 19 differenti criteri utilizzati per diagnosticare la MPS e i TrP, con scarsi consenso e consistenza. Di conseguenza, in assenza di un criterio diagnostico affidabile, l’efficacia dei trattamenti proposti deve essere interpretata con cautela. Inoltre, non esiste una patogenesi riconosciuta.
I trattamenti non invasivi comprendono la compressione dei TrP, lo spray and stretch, la stimolazione elettrica transcutanea e, recentemente, gli ultrasuoni ad alta intensità. I trattamenti invasivi includono l’iniezione locale di agenti anestetici o di tossina botulinica, l’agopuntura e il dry needling. La review di Cummings e White (2001) non ha evidenziato effetti specifici per le terapie infiltrative e pochi studi di buona qualità; Rickards (2006) ha evidenziato una scarsa efficacia per tutte le terapie proposte per il trattamento dei TrP. L’impiego della tossina botulina non è supportato dalle attuali evidenze. Anche il dry needling, confrontato con i trattamenti tradizionali, ha scarse evidenze. In tutti i casi, i dati sono limitati e la popolazione inclusa eterogenea.
Alla luce di questi risultati, perchè molti clinici insistono nel sostenere l’efficacia dei loro trattamenti? Una possibile spiegazione è che i trattamenti sono raramente effettuati in modo isolato; in genere, il trattamento dei TrP è associato alla terapia manuale e all’esercizio terapeutico.
Un fattore comune a molti trattamenti proposti è la provocazione del dolore. La provocazione del dolore potrebbe spiegare un comune meccanismo di azione. Uno stimolo doloroso applicato nella regione dove il dolore è avvertito, con o senza una patologia presente in quella zona, potrebbe elicitare una temporanea riduzione dell’intensità del dolore attivando le regioni cerebrali anti-nocicettive.
In sintesi, l’idea che la MPS sia causata dai TrP è ad oggi esclusivamente un’ipotesi. Molte teorie derivate e a sostegno di questa ipotesi sono state rifiutate. In contrasto, le scoperte recenti della neurobiologia e della scienza del dolore suggeriscono ipotesi plausibili che potrebbero formare una base per ampliare la conoscenza e migliorare le strategie di trattamento in questa difficile area.
 

Quintner JL, Bove GM, Cohen ML. A critical evaluation of the trigger point phenomenon. Rheumatology (Oxford). 2014 Dec 3.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/25477053