L’intervento neuro-psico-motorio nel soggetto in età evolutiva con disturbo pervasivo dello sviluppo

Melania Riucci – Fisioterapista

AutismoIntroduzione
L’autismo è una psicosi infantile classificata nell’ICD10 sezione psichiatrica.
Osservando un soggetto autistico, si notano numerose alterazioni della motricità:
– alterazioni della statica posturale, con assunzione di posture estremamente bizzarre, diverse da soggetto a soggetto;
– alterazioni della dinamica motoria, quali alterazioni dello schema del passo (ad es. il camminare sulle punte, l’instabilità, la deambulazione latero-laterale), e della prensione (ad es. l’utilizzo di prese grossolane, come la pollice-palmare);
– presenza di movimenti ripetitivi e stereotipati, afinalistici: giravolte su se stessi, movimenti di sfarfallamento delle mani ecc;
– alterazioni della motricità in senso generale: si va da stati di passività pressoché totale a stati di ipercinesia;
– alterazioni di tipo senso-percettivo, con difficoltà ad elaborare correttamente o selezionare le numerose afferenze sensoriali provenienti dai vari distretti corporei. L’alterata propriocezione, associata al difetto di elaborazione labirintica e delle afferenze visive, sembra far considerare ad alcuni di questi soggetti lo spazio come bidimensionale e non tridimensionale (ad es. per oltrepassare un ostacolo posto in alto, non flettono in avanti la testa, ma la inclinano lateralmente).
Nell’eziologia dell’autismo, tuttavia, non sono evidenziabili danni della componente strutturale della motricità, quali deformità ossee e articolari o alterazioni trofiche muscolari, né tantomeno danni della componente funzionale, come ad esempio le alterazioni del SNC, con interruzione del passaggio dell’impulso nervoso e contemporanea liberazione di aree cerebrali normalmente inibite.
Se le basi anatomiche e fisiologiche del movimento sono perfettamente funzionanti, allora da cosa deriva questo particolare comportamento motorio?
La tesi è un tentativo di analizzare la motricità da un nuovo punto di vista: il movimento nella sua componente comunicativo-cognitiva, mezzo di interazione con gli altri e con il mondo, il movimento mezzo di espressione di un disagio psichico e/o di un disagio sociale.
Qual è la relazione tra la funzione movimento e il disturbo emotivo affettivo relazionale presente nel soggetto autistico?
Per rispondere a questi interrogativi fondamentali nell’approccio alla patologia ho strutturato la tesi in diverse parti. La prima parte si propone di descrivere la patologia autistica, inserita nell’ampio range dei disturbi pervasivi dello sviluppo. Si ritrova qui la definizione, la descrizione epidemiologica ed eziologica, la classificazione sintomatologica e i criteri diagnostici e valutativi relativi alla patologia, in accordo con la classificazione ICD10 curata dall’Organizzazione Mondiale Della Sanità e con le più accreditate associazioni internazionali.
Nella seconda parte viene descritto nelle sue componenti organizzative e strutturali il Progetto “Arcipelago Ghianda”, un progetto di tipo terapeutico-assistenziale rivolto a bambini colpiti da gravi handicap e alle loro famiglie, elaborato dagli operatori del reparto di NeuroPsichiatria Infantile della ASL di Viterbo. In particolare, viene descritta l’organizzazione di uno degli 11 gruppi presi in carico per l’anno corrente, un gruppo psicomotorio che ho potuto seguire durante la mia esperienza di tirocinio presso la ASL.
La terza parte riguarda la mia esperienza di tirocinio presso il reparto di NeuroPsichiatria Infantile della ASL di Viterbo, esperienza che si è protratta per un periodo di circa 9 mesi, sotto la supervisione della fisioterapista Maddalena Insogna, durante la quale ho seguito 3 bambini con diagnosi di autismo grave, inseriti all’interno del Progetto “Arcipelago Ghianda”.

Materiali e metodi
Per rispondere alle mie domande, sotto la supervisione della fisioterapista Maddalena Insogna ho svolto un periodo di tirocinio presso la Neuropsichiatria Infantile della ASL di Viterbo. In questo periodo, ho avuto la possibilità di prendere parte al PROGETTO “ARCIPELAGO GHIANDA”, un progetto di tipo terapeutico-assistenziale rivolto a bambini colpiti da gravi patologie motorie, cognitive e relazionali e alle loro famiglie, elaborato per la prima volta nel 1999 dagli operatori del reparto di NeuroPsichiatria Infantile. L’equipe multidisciplinare formata da medici, psicologi, fisioterapisti e neuropsicomotricisti, propone l’utilizzo di uno spazio terapeutico in un contesto di pieno benessere fisico, tramite attività di gruppo, per ricercare obiettivi motori e psicomotori, cognitivi-emotivi, e comportamentali-sociali. Alla fine del progetto, ho valutato funzionalmente i bambini autistici tramite il Profilo Psico-Educativo Revisionato (PEP-r), una scala che oltre a monitorare il bambino nei suoi aspetti cognitivi e comportamentali, permette di stipulare gli obiettivi del trattamento neuro-psico-motorio.

Risultati
Le attività proposte dal fisioterapista all’interno del Progetto “Arcipelago Ghianda”, di tipo prettamente senso-motorio, percettivo e cognitivo, stimolano continuamente il bambino, tanto che, alla somministrazione periodica del Pep-r, ogni piccolo paziente dimostra di aver assimilato nuovi pattern cognitivi e comportamentali.

Discussione
Il percorso che ho intrapreso durante questa esperienza, mi ha permesso di considerare il movimento dal punto di vista sociale, relazionale, emotivo-affettivo.
Il bambino piccolo, e più in generale l’uomo, utilizza il proprio corpo per conoscere, creare, sviluppare la mente, e con il corpo, a sua volta, si esprime.
Tutto il comportamento di un essere umano, compresa la motricità, è comunicazione, e a sua volta la comunicazione influenza il comportamento in un continuo interscambio.
Non esiste il contrario del comportamento, dunque in virtù di ciò anche il silenzio, l’isolamento, la passività sono un modo di comunicare.
Dal momento che l’individuo crea la sua identità mentale e corporea tramite il confronto con l’ambiente, quindi tramite il comportamento che mette in atto nei suoi confronti, e struttura la propria “immagine mentale” grazie alle informazioni che questo rimanda indietro, è facile capire come un alterato sistema di ricezione, quale è la sensorialità, associato ad un alterato sistema di espressione, quale può essere la motricità, genera una alterata formazione del Sé. Quello che si viene ad instaurare è un circolo vizioso, infatti proprio in seguito all’errato utilizzo dei mezzi percettivi ed espressivi, non solo non si è in grado di comprendere ciò che ci circonda, ma si ricevono informazioni errate sul proprio essere, il che spinge conseguentemente a mettere sempre in atto strategie inadeguate ai vari contesti.
Data questa premessa, si capisce come in realtà il quadro di autismo, ma più in generale di tutte le patologie in età evolutiva, è volto col passare del tempo a peggiorare: il muro tra il soggetto e l’ambiente che lo circonda è destinato a diventare invalicabile se non si imposta un intervento riabilitativo precoce delle alterazioni. Alterazioni che nell’autismo non riguardano la struttura o la funzione del sistema senso-motorio, ma il suo aspetto sociale-cognitivo.

Conclusioni
Nell’autismo, l’alterazione della socialità si traduce in uno scarso interesse a rapportarsi al mondo esterno. Questi bambini, nonostante possiedano i mezzi adatti, hanno difficoltà a comprenderlo e ne risultano estremamente spaventati, tanto che se ne estraniano, o attuano con esso dei rapporti totalmente alterati. Non sanno cioè “comportarsi” nei confronti di ciò che li circonda. L’errato comportamento porta conseguentemente ad un alterato adattamento all’ambiente, cosicché il bambino è totalmente dipendente in ogni attività di vita quotidiana.
Allo stesso modo in cui un bambino che presenti alterazioni della struttura o della funzione motoria, non può relazionarsi correttamente a ciò che lo circonda, e questo determina gravi deficit cognitivi con disturbi di formazione dello schema corporeo, cosi un bambino con disturbi della sfera comunicativa, che non ha interesse o ha un interesse non fisiologico nel relazionarsi con il mondo esterno, svilupperà una motricità alterata, non rispettando le normali tappe di sviluppo, e derivando anch’esso ripercussioni sia nella formazione del sé e dello schema corporeo, sia nella sfera cognitiva.
Il Progetto Ghianda, tramite le sue attività, reinsegna al piccolo autistico proprio a “comportarsi”, cioè gli reinsegna la motricità e la sensorialità, i primi mezzi che gli permettono di relazionarsi a ciò che lo circonda, per far si che questo aumenti le proprie autonomie.
Un bambino normodotato, in ragione dell’interesse che prova per l’ambiente circostante, inizia a sviluppare fin dal 4° mese di vita l’attenzione: un bambino autistico non ha interesse, dunque non focalizza l’attenzione sull’ambiente circostante. Conseguentemente, non crea in maniera fisiologica i propri bagagli cognitivi.
Il fisioterapista sfrutta i punti di forza di ogni piccolo paziente per aumentare gradualmente il livello attentivo del bambino e la sua tolleranza alle afferenze sensoriali.
Egli ristruttura l’interesse del bambino aumentando conseguentemente, tramite le attività proposte, i suoi repertori cognitivi. Lo sviluppo dell’attenzione e di un interesse fisiologico all’ambiente, come in un doppio binario, forgia la motricità stessa.
Un bambino autistico, lasciato a se stesso, non solo non trae rapporti col mondo esterno, ma sviluppa una motricità che risulta bizzarra perché è afinalistica, non generata cioè da un interesse ma relativa alla stimolazione maniacale di zone come quella orale (si osserverà, ad esempio, il movimento di sfarfallamento delle mani per la stimolazione della lingua).
Grazie all’intervento del fisioterapista, il bambino acquisisce correttamente prassie progressivamente più complesse, inserendole a loro volta in contesti gradualmente più complicati: l’imitazione è il gradino più basso, che cura l’aspetto strutturale della prassia, mentre quello più alto è rappresentato da contesti multifattoriali e nuovi, in cui il bambino deve associare mentalmente la prassia appresa strutturalmente al suo utilizzo funzionale.
Naturalmente, l’intervento del fisioterapista si inserisce nel contesto dello sviluppo globale del bambino che, giorno dopo giorno, sperimenta le nuove acquisizioni e matura il suo sistema nervoso.
Per concludere, in questa ottica, la motricità può essere considerata come uno specchio di quella che è la sfera interna di un soggetto: il fisioterapista deve tenerla in considerazione e, anzi, deve considerarla come un canale d’azione.
L’aspetto motorio dei bambini autistici è infatti una doppia via, che in uscita mostra le informazioni relative al loro modo di vedere il mondo e di entrarci in contatto, mentre in entrata costituisce il mezzo fondamentale per aggirare quelle barriere emotive, affettive, relazionali che, il più delle volte, sembrano invalicabili.

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