Organizzazione dell’assistenza all’ictus: le Stroke Unit

Quaderni del Ministero della Salute
n. 2, marzo-aprile 2010

Ministro della Salute: Ferruccio Fazio
Direttore Scientifico: Giovanni Simonetti
Direttore Responsabile: Paolo Casolari
Direttore Editoriale: Daniela Rodorigo
Vicedirettore esecutivo: Ennio Di Paolo

Prefazione
La malattia cerebrovascolare rappresenta uno dei maggiori problemi socio- sanitari, come seconda causa di morte e prima causa di invalidità a livello mondiale. In Italia ci sono 200.000 nuovi casi/anno di malattia cerebrovascolare, quindi di ictus – di cui circa l’80% è rappresentato da casi ischemici e di questi un quarto da recidive –, mentre le emorragie sono meno frequenti, anche se con una mortalità molto più elevata. Per l’ictus ischemico, la mortalità nelle prime 4 settimane è del 20%, che sale al 30% entro i primi 12 mesi.

Solo il 25% dei pazienti sopravvissuti a un ictus ischemico guarisce completamente. Tutti gli altri restano con un deficit, e la loro metà con un deficit così severo da perdere l’autosufficienza e spesso da essere costretti a vivere in una istituzione per degenti cronici.

Mettendo a confronto la situazione italiana con quella degli altri Paesi occidentali, il Ministero della Salute può valutare il panorama in due modi antitetici:

  • le cose vanno male, perché ogni anno abbiamo circa 130.000 DRG 14 (“ictus”) e circa 65.000 DRG 15 (TIA, cioè ictus con scomparsa dei sintomi entro 24 ore, ma con alta frequenza di recidive senza recupero), almeno dai dati 20052008. E anche perché solo 750 pazienti con ictus ischemico acutissimo riescono a essere trattati con terapia trombolitica (che può guarire questi casi): lo 0,4% di tutti gli ictus, il 13% degli ictus teoricamente trattabili con trombolisi;
  • le cose vanno bene, perché a fronte di una previsione di un 20% di recidive, i numeri attuali indicano una riduzione a quasi la metà, con solo il 10-15% di recidive. E vanno bene perché in alcuni Centri di Eccellenza per l’ictus, o Stroke Unit, si raggiunge e si supera la media europea del 2% in quanto a pazienti trattati con trombolisi rispetto al totale degli ictus e si raggiunge addirittura il 60% degli ictus teoricamente trattabili con trombolisi.

Questo panorama a due facce ha una precisa origine, nella fortissima diversità fra Regione e Regione nei livelli di assistenza e di prevenzione, che produce disparità nei risultati. Disparità che derivano anche dalla persistenza sul territorio di una rete ospedaliera la quale, se poteva rispondere alla logistica italiana di cinquanta anni or sono, non appare più attuale e sostenibile nel terzo millennio.

Il ruolo di indirizzo e coordinamento del Ministero, nel campo della malattia cere- brovascolare, può portare a mio giudizio a ottenere risultati positivi e non troppo lontani nel tempo, attraverso l’identificazione dei “modelli virtuosi” di qualche Regione italiana, attuabili e confrontabili, e il loro trasferimento ad altre realtà regionali, attraverso una precisa identificazione delle cose-da-fare, dei loro costi, dei loro benefici, dei loro prerequisiti, dei loro controlli di qualità immediati e successivi.

Abbiamo quindi incaricato un esperto di malattia cerebrovascolare, il Prof. Gian Luigi Lenzi – scelto per il suo ruolo nel settore “ictus” sia nel mondo accademico italiano che nella Federazione Europea di Neurologia – di coordinare un’agile Commissione di Esperti, provenienti sia dal mondo accademico sia da quello ospedaliero, che affrontasse il problema “Organizzazione dell’Assistenza all’Ictus Cerebrale” in tutti i suoi aspetti, eccettuata la prevenzione, compito affidato ad altra Commissione del Ministero, la Commissione di Prevenzione della Patologia Cardiovascolare.

La dimensione del problema ha portato obbligatoriamente a suddividere l’operato della Commissione, formata dai Proff. Consoli, de Falco, Micieli, Rosati e Stanzione, affiancati dal Prof. Simonetti e dal Prof. Zangrillo e, per il Ministero, dalla Dott.ssa Ugenti e dal Dott. Palumbo, in due sezioni maggiori:

  • l’assistenza dell’ischemia cerebrale acutissima, quindi alle Stroke Unit;
  • tutte quelle situazioni di malattia cerebrovascolare che non rientrano nell’ottica terapeutica dell’ischemia cerebrale acutissima, quindi non solo ischemie, ma anche le emorragie cerebrali, l’emorragia subaracnoidea, le malformazioni, le trombosi venose e, soprattutto, il successivo recupero di questi pazienti, attraverso la neuroriabilitazione o la loro assistenza cronica, nei casi di mancato recupero di una sufficiente autonomia.

Presentiamo qui il primo elaborato, dedicato alle Stroke Unit (SU). La Commissione ha esaminato la situazione attuale, le necessità assistenziali, le risposte attuali del Servizio Sanitario Nazionale, le diverse legislazioni e provvedimenti regionali, i modelli virtuosi in alcune Regioni italiane sia al Nord che al Centro che al Sud, le caratteristiche a cui devono rispondere le SU di vario livello di expertiseassistenziale, i costi, i risparmi, che cosa ci deve essere a valle delle SU perché possano funzionare e ottenere un miglioramento dei risultati senza aggravamento dei costi e il necessario continuo controllo di qualità che deve essere costantemente attuato dalle Autorità Regionali.

Il secondo elaborato, “I percorsi assistenziali dalla fase acuta agli esiti”, è in corso di stesura e sarà disponibile nella primavera 2011.

Destinatari di questo elaborato sono tutte le Autorità Regionali che, a vario livello, si occupano di assistenza e quindi di ictus, dagli Assessorati Regionali e Provinciali a quelli Comunali. Ma anche Direttori Generali, Direttori Sanitari e tutti gli imprenditori di sanità. Tuttavia, le informazioni e i dati contenuti in questo elaborato potranno essere utili anche ai neurologi, ai medici dell’urgenza, ai radiologi interventisti, agli internisti, ai cardiologi, ai medici di medicina generale, agli infermieri, ai fisioterapisti, insomma a tutti gli operatori sanitari che a diverso livello portano il loro contributo giornaliero ai malati colpiti da ictus.

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