Fratture del capitello radiale: etiopatogenesi, sintomatologia, classificazione e trattamento

Dott. A. Rossitto, Dott. E. Marchese, Dott. A. Graceffa, Dott. G. Papotto, Dott. L. Fisichella, Dott. C. Pistritto
Dipartimento delle Specialità Medico-Chirurgiche
Istituto di Clinica Ortopedica e Traumatologica
Università degli Studi di Catania
Dir. Prof. Giuseppe Sessa

Abstract

Le fratture del capitello radiale rappresentano nelle casistiche circa in 20% dei traumi del gomito; si osservano spesso in traumi complessi per la presenza di lesioni ossee associate dei segmenti limitrofi ma altrettanto frequentemente passano misconosciute.

Questo tipo di fratture, in quanto intra-articolari, possono dar luogo ad importanti limitazioni funzionali riguardanti principalmente i movimenti di prono supinazione e di flessoestenzione del gomito. Vista l’importanza clinica del tipo di frattura e la difficoltà che si può riscontrare nelle diagnosi, oltre all’attento esame obbiettivo e all’utilizzo dell’rx nelle due proiezioni standard, si deve associare nei casi sospetti l’effettuazione della TC. Nel nostro studio prendiamo in esame i diversi tipi di frattura di capitello radiale e il loro diverso trattamento (placca e viti, protesi, F.E., fili di Kirschner) in base alla classificazione di Mason-Johnston. I diversi tipi di trattamento hanno in comune lo scopo finale: ricostruzione anatomica della superficie articolare, sutura e/o ricostruzione capsulo-legamentosa e soprattutto precoce mobilizzazione del gomito e riabilitazione funzionale dell’arto.

Etiopatogenesi

Questo genere di fratture sono di frequente riscontro, interessanti in genere soggetti adulti. Il meccanismo di produzione è quasi sempre dovuto a traumi indiretti; per caduta sul palmo della mano a gomito semiflesso o esteso con avambraccio in pronazione o in supinazione. Il peso del corpo provoca pertanto un urto fra condilo omerale e capitello radiale, per cui quest’ultimo cede. La rima di frattura, a seconda della posizione del gomito e dell’avambraccio, interesserà la superficie anteriore e posteriore o il capitello in toto.

Classificazione delle fratture del capitello radiale

Per le fratture del capitello radiale si utilizza principalmente la classificazione di Mason-Johnston che distingue quattro tipi diversi:

  • I tipo: fratture composte
  • II tipo: fratture con spostamento maggiore di 2 mm
  • III tipo: fratture comminute
  • IV tipo: fratture con dislocazione della testa radiale

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Sintomatologia

La sintomatologia è rapportata alla gravità delle lesioni provocate dal trauma; in caso di fratture senza spostamento è molto lieve, limitata a dolore localizzato alla regione laterale del gomito che si accentua nei movimenti di prono-supinazione. Nei traumi con grave frammentazione, la limitazione funzionale è più marcata, come anche il dolore, presente sia a riposo che alla digitopressione.

Trattamento

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E’ stato dimostrato che la resezione del capitello radiale, in presenza delle strutture legamentose integre, determina un’instabilità del gomito.

Qualunque sia il trattamento effettuato, esso deve mirare alla precoce mobilizzazione articolare al fine di evitare l’insorgere della rigidità articolare comunemente riscontrata nei controlli a distanza.

Il trattamento incruento prevede un’immobilizzazione del gomito per una durata di 2-3 settimane seguita da fisioterapia, mentre il trattamento cruento si avvale di:

  • Mezzi di sintesi come viti, fili di Kirschner (figure 1 e 2)  o placche e viti (figure 3 e 4).
  • Protesizzazione del capitello radiale (figure 5 e 6).
  • Fissatore esterno (figure 7 e 8).

Per le fratture di tipo I mantiene la sua validità il trattamento incruento con breve immobilizzazione e successiva fisiokinesiterapia, si riserva la sintesi con viti di Herbert ai pazienti giovani per evitare immobilizzazione ed iniziare velocemente la fisioterapia.

Per le fratture di II tipo si impone la sintesi con i vari mezzi a disposizione del chirurgo; la resezione del capitello radiale dovrebbe essere confinata a pazienti anziani non collaboranti alla terapia.

Per le fratture di III tipo la terapia si avvale dell’utilizzo del fissatore esterno nei pazienti giovani. Nei soggetti di media età si può effettuare la protesizzazione.

Per le fratture di IV tipo la terapia si avvale della protesizzazione.

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Figura 1

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Figura 2

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Figura 3

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Figura 4

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Figura 5

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Figura 6

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Figura 7

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Figura 8

Casistica

Tra il 2005 e il 2009 presso la clinica ortopedica dell’Università di Catania sono stati trattati 67 pazienti con frattura del capitello radiale, 23 sono stati trattati incruentamente (tipo I secondo Mason), 44 cruentamente (tipo II, III, IV, secondo Mason). Riportiamo qui di seguito alcuni casi clinici a riguardo:

Caso clinico 1

G. O. 27 anni, Mason II.

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Controllo preoperatorio

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Controllo postoperatorio

Caso clinico 2

F. A.  38 anni,  Mason IIIC.

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Rx preoperatorio

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Rx postopertatorio

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Follow up a 6 mesi

Caso clinico 3

M. A. 52 anni,  Mason  IIIC.

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Rx preoperatorio

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Rx postoperatorio

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Follow up a 13 mesi

Risultati

Per quanto concerne la valutazione dei nostri pazienti ci siamo basati sulla “valutazione clinico/funzionale del gomito dopo trattamento chirurgico delle fratture del capitello radiale di Mason-Hotchkiss i quali parametri sono:

  • DOLORE (Vas 0-10)
  • ROM:

Estensione del gomito (normale, 0°)
Flessione del gomito (normale, 140°-150°)
Supinazione dell’avambraccio (normale, 85°)
Pronazione dell’avambraccio (normale, 75°)

  • FORZA:

Estensione
Flessione
Pronazione
Supinazione

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Tabella – Valutazione clinico/funzionale dopo trattamento chirurgico delle fratture del capitello radiale secondo Mason-Hotchkiss

I risultati sono stati ottimi, abbiamo riscontrato solo 2 casi di rigidità articolare, 1 caso di neuroprassia del nervo ulnare, 2 casi di persistenza instabilità in valgo (lesione del legamento collaterale mediale).

Conclusioni

Il successo nel trattamento delle fratture complesse del capitello radiale dipende dalla gravità della lesione ed eventuale interessamento di altre strutture adiacenti (olecrano, coronoide, ecc.), dalla scelta del trattamento e conseguente qualità della ricostruzione ossea e/o legamentosa.

Le complicanze dipendono dalla tipologia della frattura e dalle condizioni cliniche del paziente; sono alte nelle fratture esposte e nei pazienti anziani. Per un buon recupero funzionale dell’arto, e per evitare soprattutto la rigidità articolare, riveste particolare importanza la precoce mobilizzazione attiva e passiva del gomito.

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