Laserterapia nelle lesioni da sport

Il termine “LASER” è l’acronimo di Light Amplification by Stimulated Emission of Radiation ovvero amplificazione della luce mediante l’emissione stimolata di radiazioni.
Il principio fisico risiede nell’emissione di una radiazione luminosa che è composta da fotoni dotati della stessa lunghezza d’onda e senza discontinuità di fase o oscillazioni di ampiezza.
Il fascio laser è dunque costituito da una radiazione elettromagnetica monocromatica, caratterizzata da una precisa lunghezza d’onda e da una potenza di emissione variabile.
Come per la luce diffusa, il laser produce fotoni che vanno ad interagire con la materia vivente.
La luce diffusa ha sia effetti termici che effetti fotochimici sull’organismo.

Gli effetti termici sono prevalentemente legati alle radiazioni nell’infrarosso, mentre quelli fotochimici alle radiazioni nell’ultravioletto, anche se effetti non termici possono essere prodotti nello spettro dell’infrarosso.
Il laser permette di selezionare e modulare queste attività mediante un’emissione preordinata di fotoni dotati della lunghezza d’onda desiderata.

CLASSIFICAZIONE DEGLI APPARECCHI PER LASERTERAPIA

– Laser al Neodimio YAG (lunghezza d’onda 1064): arriva ad una certa profondità, fino a 5-6 cm, ed è pertanto indicato nelle patologie muscolo-tendinee o traumatologiche articolari.

– Laser all’Arseniuro di Gallio (lunghezza d’onda 780-980 nm): abbastanza superficiale ed a emissione pulsata, adatto alla laser ago-puntura ed alla stimolazione del circolo linfatico.

– Laser ad HeNe (lunghezza d’onda 632,8 nm): molto superficiale, idoneo per accelerare processi di cicatrizzazione, terapia antalgica superficiale e riflessa, laser ago-puntura, effetto drenante sull’imbibizione linfatica.

– Laser a CO2 (lunghezza d’onda 10600 nm): molto utilizzato in passato, attualmente indicato nella terapia antalgica superficiale riflessa.

– Laser a materiali ternari (lunghezza d’onda tra 780 e 980 nm): rappresentano un’evoluzione del laser all’Arseniuro di Gallio; nelle versioni più moderne, ad alta potenza, ed in associazione con un laser Nd:YAG è possibile trattare anche patologie a notevole profondità.

INDICAZIONI DELLA LASERTERAPIA

Più o meno tutte le attività sportive richiedono, prima o poi, sia per eventi traumatici acuti che per patologie croniche, un intervento di laserterapia.
Le lesioni traumatiche articolari negli sportivi sono secondarie a contusioni, distorsioni o lussazioni.
Si possono avere comunemente lesioni delle strutture capsulari, legamentose, tendinee e muscolari; in rari casi si possono associare lesioni della cartilagine articolare e dell’osso subcondrale, fino a forme di vere e proprie fratture parcellari intra-articolari.
Il razionale del trattamento di queste lesioni sarà:
o Concedere un carico ottimale per quella fase del processo di guarigione
o Ridurre la sintomatologia dolorosa se presente
o Adattare la struttura alla specifica domanda dell’impegno sportivo richiesto
o Prevenire le complicanze secondarie
La laserterapia trova indicazione essenzialmente in due momenti del processo di guarigione del trauma articolare sportivo:
o nello stimolare il processo di cicatrizzazione: effetto biostimolante
o nel ridurre la sintomatologia dolorosa: effetto analgesico

EFFETTI DELLA LASERTERAPIA

Effetti molecolari
o Attivazione di alcuni enzimi
o Attivazione della duplicazione del DNA
o Attivazione della pompa ionica di membrana
o Deformazioni plastiche di alcune macromolecole come il collagene e le glicoproteine

Effetti cellulari
o Accelerazione della proliferazione cellulare, soprattutto di cellule immunocompetenti
o Attivazione dei fibroblasti

Effetti tissutali
o Promozione della vascolarizzazione e della rivascolarizzazione
o Formazione di tessuto cicatriziale

EFFETTO BIOSTIMOLANTE

È legato sia ad effetti termici che non termici.
I primi sono ben noti e sostanzialmente analoghi a quelli di altre forme di diatermia, seppure usando energie inferiori rispetto a microonde o a ultrasuoni.
Più controversa è la questione degli effetti non termici: sembrerebbe infatti che l’energia ceduti ai tessuti in rigenerazione favorisca la cicatrizzazione attraverso un’attivazione della catena respiratoria mitocondriale ed un’attivazione dei fibroblasti, che sarebbero sia più numerosi, per l’attivazione della sintesi del DNA, che più produttivi.
Ne consegue quindi un orientamento precoce delle macromolecole prodotte, ossia collagene e glicoproteine.
Il tutto condurrebbe ad una significativa riduzione dei tempi di guarigione del trauma sportivo.
Il laser che sembra avere maggiore efficacia come biostimolante è il laser al Nd:YAG con densità di
Potenza di 5-10 W/cmq, applicato ad intermittenza.

EFFETTO ANALGESICO

Lo scopo è quello di ridurre il dolore modificando la soglia degli algorecettori.
Si può agire o a livello dei recettori superficiali (cutanei e sottocutanei) o a livelli di quelli posti in profondità (articolari).
Per i recettori superficiali è sufficiente un laser ad HeNe o a CO2 con bassa potenza, mentre per quelli profondi è necessario un laser al Nd:YAG.
Si può procedere irradiando specifici punti dolorosi, che di solito corrispondono alle inserzioni dei fasci legamentosi sull’osso, oppure in punti trigger, analoghi a quelli dell’agopuntura o del dolore miofasciale. Di solito è richiesto un tempo di somministrazione maggiore che per l’effetto biostimolante (viene consigliato almeno 1 minuto per punto di applicazione).