Vorrei lanciare un "sondaggio" tra i colleghi Fisioterapisti.
Facendo ricorso alle proprie aspirazioni, ai propri sogni o meglio alle proprie esperienze, quali consigli dareste ad un fisioterapista che decide di aprire uno studio?
Al di la delle beghe burocratiche, come dovrebbe essere gestito?
Meglio la solitudine lavorativa o lo studio associato?
Macchinette e massaggi o terapia manuale o entrambe le cose?
Come gestire i rapporti con i medici di famiglia?.............
Parliamone.... se vi va.
Trinity
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Riaben
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Consigli da dare ad un fisioterapista che vuole aprire uno studio?
tanta pazienza e oggi come oggi il dono dell'ubiquità mi verrebe da dire!
Come dovrebbe essere gestito?
Purtroppo questo dipende molto da cosa vuoi tu da questo centro? e cosa vuoi che si aspetti la gente dallo stesso centro!
Solitudine o studio associato?
Direi solitudine, non sai mai come lavora l'altro e tendenzialmente secondo Murphy troverai sicuramente uno che lavora meno di te.
Macchinette e o terapia manuale?
Solo manuale, io non me la sento di far pagare un serio professionista privato per lasciarlo 20 minuti attaccato al compex, per quanto io abbia acquistato il più costoso dei compex e lo uso spesso, ma solo da supporto alla manuale e gratuitamente (almeno cosi gli faccio pensare).
Come gestire i rapporti con i medici di famiglia?
Questa domanda mi resta un pò oscura.
Ps. queste risposte te le da uno che ad aprile farà un anno di attività privata in un centro tutto suo e che nonostante la soddisfazione ancora si domanda se ha fatto bene o meno.
Provoca più dolore la paura della sofferenza del dolore in sè!
Le aspirazioni e gli obiettivi dipendono principalmente dalle ambizioni, motivazioni, dal carattere e, perchè no, dalle necessità di ciascun fisioterapista. I principali obiettivi possono essere, a mio avviso, suddivisi in due categorie: la ricerca di un impiego stabile, sia dal punto di vista lavorativo sia retribuitivo, l'apertura di uno studio professionale o entrambi (per i più fortunati ).
Ho sempre pensato allo studio professionale come alla situazione lavorativa dove poter dare massima espressività alla propria professione, sia per le caratteristiche proprie del lavoro, sia per le leggi che il mercato impone. Nel proprio studio, il fisioterapista libero professionista è libero di svolgere il proprio lavoro utilizzando tutto il bagaglio culturale che possiede, con la possibilità di essere autonomo al 100% sia dal punto di vista professionale sia intellettuale. Questo perchè in molti casi, nei lavori di dipendenza, sia pubblici sia privati, il fisioterapista è costretto a lavorare "inquadrato" dentro schemi propri della struttura di appartenenza. Naturalmente, all'interno del proprio studio, deve essere in grado di modulare il proprio lavoro in relazione alle varie tipologie di richieste. Deve quindi possedere un ampio bagaglio culturale, approfondire tutti i nuovi aspetti professionali che quotidianamente può incontrare, mantenersi sempre aggiornato per offrire sempre prestazioni di qualità e soprattutto per non rischiare di chiudersi dentro ad una "nicchia". La scelta delle prestazioni erogate deve quindi in parte riflettere la richiesta, ma con il passare del tempo, il fisioterapista deve essere in grado di dare sempre più spazio agli aspetti che predilige, al fine di svolgere sempre un lavoro di qualità crescente.
Associato o in solitaria? Personalmente considero il confronto fondamentale per una continua crescita professionale, oltre che uno stimolo continuo ed un eventuale aiuto a disposizione (gli imprevisti possono essere davvero molti).
Il rapporto con i medici specialisti e con i medici di base è fondamentale. Sono loro che indirizzano il paziente, sono loro valide figure di riferimento per approfondire i molteplici aspetti della riabilitazione. Come iniziare la gestione di questi rapporti non è mai semplice. Sono estremamente convinto che se la dedizione e la qualità del proprio lavoro sono di ottima qualità, i rapporti con le altre figure mediche nascono spontaneamente e basate sulla reciproca fiducia.
Ciao
Samuele Passigli
"Non dovevamo farvi giocare con i mostri". "Perchè?", chiese lo showman. "Perchè lo siete diventati"
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