ciao a tutti,ho da poco fatto il mio ingresso nel mondo del lavoro e mi accorgo ,purtroppo, di come la preparazione universitaria sia stata alquanto superficiale . A causa di questo,ora mi trovo in difficoltà:mi è stato affidato un paziente che presenta una lesione del nervo radiale,come posso trattarlo? Esistono metodiche specifiche che favoriscono il recupero' grazie mille!
Ciao aurora, sarebbe opportuno che tu ci spiegassi a che livello è la paralisi radiale e a causa di quale trauma è avvenuto (da lesione diretta, in seguito a compressione, dopo intervento chirurgico e apparecchio gessato).
Non che il trattamento possa essere molto diverso ma solo per avere più notizie al riguardo.
Grazie
Aryka
"Lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni"
elle
Messaggi: 166
Professione: Fisioterapista
Stato: Offline
Inviato:
30/11/05
Ciao Aurora,quello che giustamente ha sottolineato Aryka non è cosa da poco. Hai da poco iniziato ad affrontare la pratica lavorativa e dici che è superficiale la preparazione universitaria. Questo per molti aspetti può essere vero ma non del tutto.
Forse siamo noi che tendiamo ad avere aspettative sbagliate, l'università non ha lo scopo di fornirci "protocolli" e tecniche da applicare alle varie patologie, questo viene dopo, con la continua formazione postuniversitaria.
Quello che dovrebbe fare l'università è insegnarci a pensare come riabilitatori, ad avere il corretto approccio ad ogni caso clinico;perchè non conta quante tecniche o protocolli conosci se poi non inquadri nel modo corretto il paziente....se il ragionamento preliminare è fatto nel modo giusto il trattamento viene da sè....
Nel tuo caso infatti, dire genericamente lesione del nervo radiale non ha significato diagnostico o predittivo, cambia molto la prognosi, i tempi di recupero e le possibilità d'intervento a seconda del tipo di paziente, del fattore eziologico che ha provocato il problema, del tempo trascorso dalla diagnosi etc etc.
Se vi è ad esempio una lesione degenerativa cambiano molto gli obbiettivi che ti puoi prefiggere da una lesione di tipo irritativo o traumatica. Cambia poi a seconda di quale stadio lesionale è presente.
L'università ti insegna che devi inquadrare il paziente, fare una valutazione funzionale,porti degli obbiettivi e poi attuare un intevento che ti permetta di raggiungerli. Come raggiungerli non sta necessariamente in un protocollo, puoi anche sperimentare col ragionamento su come intervenire, senza programmi scritti.
Non ti deve spaventare o abbattere questo, perchè posso assicurarti che prima di te ci siamo cascati tutti in questo tipo di ragionamenti,io per prima mi sono trovata all'inizio a pensare "e ora che faccio?"
Col tempo e con la fiducia nelle tue capacità e nel tuo ragionamento piano piano inizierai a pensare in modo scientifico e vedrai anche la parte divertente di poter sbizzarrire la fantasia....anche se all'inizio fa paura...
Poi per le metodiche specifiche,io mi occupo di arto superiore,te ne suggeriremo quante ne vuoi,ma patologie ce ne sono tante, e senza il ragionamento ti ritroveresti sempre in cerca di metodiche...una vitaccia
Spero di essermi spiegata e di non essere fraintesa....
Facci sapere
intanto bisognerebbe sapere se e' una "paresi" o una Paralisi.....e questo all'universita dovrebbero almeno questo insegnarlo...no? anche perche la diff e' tanta e il protocolllo riabilitativo e' completamente diverso
ileopsoas
elle
Messaggi: 166
Professione: Fisioterapista
Stato: Offline
Inviato:
30/11/05
Infatti caro ileopsoas, e questo è appunto lo STADIO LESIONALE...quanto ai protocolli...personalmente non ci ho mai creduto un granchè,non tengono conto della variabilità eziopatogenetica ed individuale del paziente.
Credo però che in tal senso ci possano essere tante scuole di pensiero.....
Ciao
se NN VOGLIAMO CHIAMARLO PROTOCOLLO,chiamiamolo progetto di recupero o quant'altro possa la nostra fervida immaginazione concepire ma,se nn ci si abitua a darsi delle definizioni o degli indirizzi riabilitativi, nn saremo mai presi piu in considerazione di quello che attualmente avviene, concordo che una patologia deve essere vista attraverso la persona che ne soffre e non in una sfera modulistica o da libro....ma nn si puo sempre "scappare" o mettere le mani davanti dicendo solo e sempre che una terapia riabilitativa o fisioterapica vdeve essere valutata solo ed esclusivamente sulla persona in soggetto, bisogna anche dare delle lineee guida...o quantomeno richiamare un discorso patologico e riabilitativo in generale..
nella fattispecie ladifferenza mi sembra enorme e quindi un trattamento che ha come sede una lesione centrale deve essere sicuramente divero da un trattamento di una lesione periferica.....almeno questo....nn puo nn essere detto....
ileopsoas
mancini
Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
2/12/05
Siamo tutti d'accordo sul fatto che ci sono dei principi della riabilitazione indiscutibili, perchè basati proprio sulla sede e tipologia della lesione e sulle conoscenze di base neurofisiologica.
Ma, in questo caso, mi sembra di capire, aurora, che come la maggior parte di noi all'inizio, ti trovi davanti ad una "nuova" situazione, che magari non ti è stata esplicitamente spiegata durante il corso di studi, ma che, se ti siedi con calma e ragioni con il bagaglio che sicuramente hai, riuscirai ad affrontare. Certo, è importante, come per la maggior parte delle patologie neurologiche, capire esattamente il tipo di lesione e l'etiologia per improntare un programma di recupero e sicuramente l'università non ti può dare la soluzione "precostituita" per ogni occasione. Ed è sicuramente vero, che i protocolli possono darti delle indicazioni, ma, l'abbiamo detto spesso, la riabilitazione si personalizza sul paziente.
E questo, ileopsoas, non vuol dire scappare o mettere le mani avanti, ma credo sia la realtà dei fatti.
Più volte, anche in questo forum (e sicuramente è un mio limite), mi sono trovata ad essere incapace di dare risposte a quesiti come quello che ci è stato posto da aurora, proprio per la molteplicità di varianti e domande, che mi venivano in mente, frutto proprio dell'esperienza fatta.
Per questo, aurora, a riguardo, non posso darti una risposta specifica e, mi dispiace, non so indicarti neanche un particolare protocollo.
In bocca al lupo
chris
Messaggi: 161
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
3/12/05
A me sembra che siamo tutti concordi con il fatto che le linee guida siano utili come indicazione da seguire ma nessuna patologia ricalca esattamente una linea.
Penso che le differenti capacità riabilitative si vedano nel momento in cui bisogna andare oltre il protocollo, dal momento che non siamo degli esecutori ma esseri pensanti sarà l' esperienza e le conoscienze a fare la differenza.
Aurora stai tranquilla ci siamo passati tutti, pensa che non c'era nemmeno internet, usa quello che sai, studia, chiedi a chi ne sa di più, ragiona, e sappi che fai la professione più bella del mondo.
Auguri per la tua carriera.
chris
Riaben
Messaggi: 343
Professione: Terapista della Riabilitazione e della NPEE
Località: Palermo
Stato: Offline
Inviato:
3/12/05
Vorrei solo ripetere una cosa che qualcuno a già detto.
Mettiti accando al paziente, osservalo bene, ragionaci, magari pensaci anche a casa e vedrai che qualche risposta arriverà perchè una preparazione l'università la dà.
Magari non sarà immediata, avrai bisogno di fare delle prove, forse non proprio efficaci, ma non ti chiudere subito sui protocolli ma sforzati di pensare seppur all'inizio possa sembrarti inutile (e sono sicuro che avrai questa sensazione).
Provoca più dolore la paura della sofferenza del dolore in sè!
bonf
Messaggi: 1
Professione: fisioterapista
Stato: Offline
Inviato:
10/12/05
Ciao aurora.
Permettimi di darti qualche suggerimento.
Fammi sapere a caso è dovuto la lesione; se ha fatto una elettromiografia;
se porta un fissatore esterno o è stato operato ecc.
Intanto potresti procedere come segue:
1) Valutazione muscolare (tricipite, supinatore, esetnsori del carpo e delle dita, abduttore del pollice) per verificare se c'è qualche movimento.
2) Applicazione di un tuttore dinamico per polso e dita ( da usare al di fuori del trattamento, e tutta la giornata);
3) Allungamento dolce e graduale del bicipite, flessori polso e dita, portando il braccio in abduzione (secondo le possibilità del pz.) con il palmo della mano verso l'alto, gomito, polso e dita estese in maniera sempre graduale
4) Il metodo Kabat a mio parere è il più adeguato nelle paralisi periferiche. Io lo ho usato con ottimi risultati. In particolare con strech e enfasi per la estensione di polso e dita
5) Possibilità di effettuare elettrostimolazione agli estensori del carpo e delle dita con eventuale corrente esponenziale previa emg di superficie.
Se vuoi saperne di più fammi sapere.
Cia buon lavoro e coraggio
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum Non puoi rispondere ai Topic in questo forum Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum Non puoi votare nei sondaggi in questo forum