Buongiorno a tutti vi presento un caso clinico estratto dal corso di diagnosi differenziale in fisioterapia
Presentazione sintetica
La paziente è una signora di 70 anni che riferisce al fisioterapista di soffrire da alcuni giorni di una fastidiosa cervico-dorsalgia. All’esaminazione, il fisioterapista
identifica una restrizione lievemente dolorosa nella rotazione del capo e nella flessione. Anche il tratto toracico alto è limitato. La paziente
riferisce che il sintomo principale è una “dolenzia a livello cervicale”. E’ presente inoltre una iperalgesia cervico-dorsale. Il fisioterapista, sulla base
del quadro muscolo-scheletrico, intraprende un trattamento basato su tecniche di mobilizzazione del rachide, volte ad un miglioramento della mobilità
e ad una riduzione del dolore. Vengono effettuate 3 sedute distanziate di un paio di giorni. Alla fine del periodo la paziente riferisce solo un leggero
miglioramento. Solo a questo punto il fisioterapista sottopone alla paziente il modulo di screening generale che contiene alcune domande di natura generale, in relazione al fatto che la paziente appare un po’ stanca. Il fisioterapista in particolare fa questa domanda: parallelamente alla sintomatologia dolorosa cervico-dorsale, ha notato
sintomi di altra natura ?”. La paziente riferisce la presenza di sudorazioni notturne, nausea, diminuzione dell’appetito, episodi di cefalea, un po’ di instabilità
e una certa affaticabilità e a volte delle palpitazioni. Il fisioterapista inoltra la paziente al medico di base indicando i reperti individuati in una
relazione clinica. Il medico di base inoltra la paziente ad effettuare degli accertamenti, alla fine dei quali formula una diagnosi di polmonite.
Riflessioni
La paziente aveva riportato al fisioterapista solo i sintomi muscoloscheletrici e non quelli generali. Molto spesso i pazienti non capiscono che
alcuni sintomi apparentemente muscolo-scheletrici possono derivare da problemi sistemici o viscerali. Solo l’effettuazione di uno screening generale
permette al fisioterapista di gestire appropriatamente i propri utenti.
Simone Patuzzo - diagnosi differenziale in fisioterapia, screening delle principali condizioni di salute per determinare l'idoneità del paziente al trattamento
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Trinity
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eupecchi
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Il caso riportato mi fortifica ancora di più nella mia formazione olistica di omeopata/omotossicologo. La tendenza della medicina accademica è proprio quella di focalizzarsi sui disturbi immediati lamentati dal paziente tralasciando del tutto l'anamnesi ( o facendone una molto sommaria ) per poi richiedere una miriade di esami nella speranza che qualcuno di essi porti alla diagnosi evitando al sanitario l'uso del cervello e la necessità di studiare.
Al contrario, il nostro modo di procedere prevede un esame anamnestico e fisico accuratissimo con l'intendimento di non trascurare alcun sintomo che ci faccia collegare organi e sistemi diversi ma comunque collegati attraverso la legge dei cinque elementi, i meridiani, le catene causali e quant'altro.
Mi fa piacere che ci sia qualcuno, fra i fisioterapisti, che non si fa trarre in inganno dai primi sintomi lamentati dalla paziente.
Saluti.
Dr. Eugenio Pecchioli - Firenze
fisiosio
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13/05/08
Grazie Eugenio per il prezioso commento che mi ha fatto ragionare.
Mi incuriosisce molto il collegamento tra le procedure valutative comuni alle medicine non convenzionali e il percorso formativo di cui mi occupo (Diagnosi differenziale in fisioterapia: Screening delle principali condizioni di salute del paziente per determinare l'idoneità al trattamento riabilitativo). Penso che anche se nella loro a volte molto spiccata originalità, le metodiche complementari conducano il professionista a guardare oltre la (sola) malattia per dedicarsi alla valutazione di aspetti (quelli emotivi, relazionali ma anche di salute generali, di igiene alimentare e di vita) che spesso vengono trascurati nel tradizionale approccio clinico. Io non rinuncierei mai alla fisioterapia ufficiale nè alla medicina, sostitutendola integralmente con quella complementare/alternativa. Però sto cercando di integrare alcuni ragionamenti che possano fare da base per creare dei ponti di collegamento tra le due medicine. Ho raccolto in merito diversi dati anche scientifici e credo che sarò in grado di inserirli nelle nuove versioni dei miei corsi.
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