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bonesetter




Messaggi: 58
Professione: fisioterapista

Stato: Offline

Inviato: 9/08/07 Rispondi citando

Prendo spunto da quanto capitato oggi con un pz sportivo per chiedere cosa ne pensiate di quanto segue:
ho visto nel pomeriggio un calciatore che ho trattato all'inizio dell'anno per una pubalgia ora risolta, il quale mi dice che negli ultimi mesi ha avuto frequenti stiramenti al comparto post della coscia,bilateralmente e verso l'inserzione ischiatica.
Preso atto dei disturbi in questione, l'ho valutato e non trovando ( secondo me ) nulla di significativo, mi sono fatto guidare dai sintomi e dall'osservazione globale del pz: come molti calciatori di livello più o meno alto,è stato condotto verso una preparazione atletica che privilegia la massa e la forza (è molto potente), ma che mette in secondo piano l'elasticità della macchina muscolare. Spero non capitino solo a me pz ai quali, chiedendo notizie della routine di allenamento, l'allungamento risulti solo una scocciante perdita di tempo....
Credo che in molti casi (ma molti molti!) manchi la cultura e la conoscenza di come utilizzare il corpo e di come fargli una "manutenzione" costante che metta al riparo da stiramenti e strappi o altri infortuni. Spesso l'allungamento viene fatto, ma sbrigato come una mera formalità...ed in questo la responsabilità è dei preparatori (non tutti, ovviamente,molti sono responsabili e meticolosi).
La morale quindi è: cerchiamo di essere preparati e di avere le frecce migliori nella nostra faretra, ma teniamo sempre ben presenti le cose "semplici" come può essere il tanto bistrattato allungamento; educare il pz ad un utilizzo più corretto del proprio corpo, semplifica il nostro lavoro (ovviamente in un caso come questo, che è palesemente un problema di equilibri e lunghezze muscolari).
Nessuna generalizzazione...solo uno spunto di riflessione.

Alberto Carletti
...ciò che vediamo e tocchiamo è solo una piccola parte di un'archittettura che non sappiamo spiegare...
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Trinity









Stato: Offline

Inviato: 9/08/07

AR418

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Messaggi: 126
Professione: Fisioterapista

Stato: Offline

Inviato: 10/08/07 Rispondi citando

Ciao Bonesetter,
condivido quanto dici e prendo spunto dal tuo topic per ribadire un concetto.
Nessuno può avere la pretesa di farsi carico da solo delle problematiche di una persona, anche di quelle muscolo-scheletriche.
Collaborare con diverse figure professionali, secondo me, dovrebbe essere un precetto ineludibile.

Credo che l'aver messo il pz al centro dei percorsi di cura o per ciò che ci riguarda di riabilitazione sia stata una conquista di civiltà.
Ciascuno nel proprio ambito specifico (medico, fisioterapico, psicologico, ecc..) ha il dovere di confrontarsi con altre figure sanitarie e non, nell'interesse della persona che sta trattando.

Parlo di confronto con figure anche non sanitarie perchè sono convinto che una volta terminato il percorso riabilitativo post-acuto sia indispensabile anche un colloquio con figure che si dovrebbero occupare di prevenzione e di benessere.
Facile capire che mi riferisco ai laureati in SM che (aldilà di pretestuose e improponibili aspirazioni) avrebbero ed hanno molto da dire e da fare sia per atleti che per soggetti reduci da infortuni e da relativa fisioterapia.
Purtroppo spesso chi fa preparazione fisica, anche a livello professionistico non ha una sufficiente preparazione di base.
Responsabile di tale "scempio" è per gran parte il CONI, che nel corso degli anni ha svenduto la professionalità degli SM a soggetti che con pochi fine settimana si sono orrogati la pretesa di insegnare sport senza sapere nulla di dinamica muscolo-scheletrica, (un pò quello che in alcuni casi sta succedendo alla nostra categoria.....).

Quello che tu sostieni relativamente alla scarsa consapevolezza dell'importanza dell'allungamento in chi pratica attività sportiva è legata anche e soprattutto a questo.

Ciao

....è rinunciando a giocare che si perde la partita...

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buddy

Amministratore



Messaggi: 1593
Professione: Fisioterapista
Località: Etere
Stato: Offline

Inviato: 13/08/07 Rispondi citando

bonesetter ha scritto:
Nessuna generalizzazione...solo uno spunto di riflessione.

Ciao bonesetter,
il tuo messaggio è colmo, ahimè alle soglie di ferragosto, di spunti di riflessione a mio avviso fondamentali.
Il termine prevenzione caratterizza la nostra professione, ma troppo spesso assume un significato effimero, soprattutto se calato nelle realtà sportive, soprattutto, almeno per la mia esperienza, nel mondo del calcio. Si è vero, il termine prevenzione ha assunto negli ultimi anni un significato importante, ma spesso troppo distante da ciò che poi è realmente effettuato. Negli allenamenti e nel nostro lavoro gli aspetti teorici e pratici a fini preventivi assumono un carattere marginale, effettuati solo nei pochi ritagli di tempo disponibili.
Ricordo di uno studio effettuato in un paese scandinavo, su un campione di 3000 calciatori, che evidenziava l'efficacia di un training propriocettivo nel prevenire gli infortuni a carico di caviglia e ginocchio. Da allora, nessuno ha più negato l'importanza del controllo neuromuscolare. Ma, tale training è stato si adottato da molti, ma senza una logica e un'organizzazione: esercizi su tavole instabili a difficoltà crescente, o con apparecchiature sempre più sofisticate, ma fatti perchè dovevono essere eseguiti. Nessuna logica, nessun criterio nell'esecuzione e, purtroppo, una scarsissima conoscenza dei meccanismi neurofisiologici alla base di tale fine, ma importantissima regolazione.
Discorso analogho per lo stretching. E' eseguito principalmente come un'imposizione divina, noioso, marginale. Ma il discorso è analogo: quando effettuarlo? Con quali modalità? Quali gruppi muscolari coinvolgere? Quali cambiamenti morfofunzionali produce? Etc. etc...
Saluti Wink

Samuele Passigli

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"Non dovevamo farvi giocare con i mostri". "Perchè?", chiese lo showman. "Perchè lo siete diventati"

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