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FisioBrain :: Leggi il Topic - meccanismi neurologici in terapia manuale
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didjcolonna




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Professione: Fisioterapista - Osteopata

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Inviato: 5/08/07 Rispondi citando

In riferimento a dubbi esposti su un altro topic di terapia manuale espongo qui la mia personale idea su quelli che mi sembra di ricordare siano i meccanismi che stanno alla base delle m******zioni Smile Wink

Il fine ultimo di un thrust vertebrale è quello di ridurre la restrizione di mobilità tra le faccette articolari.
I muscoli responsabili di questo “blocco” sono i piccoli muscoli tra le traverse di due vertebre o tra la traversa e l’apofisi spinosa della vertebra adiacente, che creano errate mobilità in flessione/estensione, in rotazione o in inclinazione laterale .
Bisogna decontrarre questi piccoli muscoletti, allora. Si dà un movimento di altissima velocità e di bassa ampiezza al fine di innescare dei meccanismi neurologici che rilasciano tali piccoli muscoli.
Il riflesso miotatico passivo, credo quello che si chiami anche “da stiramento” è dovuto ad una tensione passiva del muscolo, come ad esempio la classica stimolazione con il martelletto di gomma sul tendine rotuleo del muscolo quadricipite femorale al livello del ginocchio.
Ciò provoca uno stiramento del tendine e quindi dei fusi neuromuscolari. Lo stiramento dei fusi stimola le fibre anulo-spirali e quelle a fiorami a mandare degli impulsi nel midollo spinale, a livello della regione lombare, nel segmento corrispondente al muscolo quadricipite, eccitando i motoneuroni alfa che innervano questo muscolo.
Il muscolo quadricipite reagisce contraendosi e provocando l'estensione della gamba ("il calcetto").
Quindi il riflesso da stiramento creerebbe una contrazione del muscolo, non il suo rilasciamento.

Il Riflesso miotatico inverso, invece, interviene mediante non i fusi neuromuscolari , bensì i recettori di Golgi. Localizzati a livello della giunzione delle fibre muscolari con quelle tendineei, sono sensibili allo stiramento del tendine dovuto ad una violenta contrazione muscolare e provocano l'inibizione del motoneurone con rilasciamento del muscolo. Questi corpi che sono in serie con gli elementi contrattili ed hanno delle fibre mieliniche con una soglia molto alta, vengono stimolate solo quando c'è una contrazione violenta, quando il muscolo può rompersi.
In condizioni normali, quando il muscolo viene ad essere contratto in modo violento, le fibre mandano un segnale ai motoneuroni del corno anteriore tramite un interneurone inibitorio, bloccando il muscolo. Se, tornando all’ esempio del ginocchio, un calciatore tira un calcio molto forte, ciò potrebbe provocare il distacco del tendine dalla sua inserzione, allora entra in gioco la fibra 1B che entra nel corno posteriore del midollo spinale, e qui un collaterale prende contatto con un interneurone inibitore per il muscolo che è stato violentemente contratto.
Questo riflesso è bisinaptico.

Oltre a questi due, c’è un terzo riflesso miotatico che è quello chiamato attivo, che è alla base della regolazione della contrazione volontaria, cioè permette la contrazione del muscolo e del suo antagonista.
I riflessi creano situazioni molto fini per la regolazione del movimento; quando, ad esempio, il quadricipite viene stimolato, si estende e viene inibito il flessore. Poi viene stimolato il flessore ed i ciclo si ripete, generando un movimento fluido. Questo è nella normalità, quando l'individuo è "in salute".

Non so se sono stato chiaro, o corretto nell' esposizione, ovviamente posso sbagliarmi!
ciao
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Trinity









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Inviato: 5/08/07

sarina




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Inviato: 14/08/07 Rispondi citando

ciao didjcolonna,
ti ringrazio per questa generosa spiegazione sui meccanismi alla base delle manipolazioni (immagino che tu parli in particolare del thrust, o anche di una semplice mobilizzazione passiva?). Ma io, abbastanza digiuna di terapia manuale, sinceramente non capisco come un'inibizione reciproca o un riflesso miotatico inverso possano modificare in modo stabile e duraturo la lunghezza di un muscolo. che io sappia si tratta di fenomeni che, proprio perchè sono mono- o disinaptici, durano pochi millisecondi, poi è finita lì come effetto... io sospettavo un effetto di tipo più meccanico, sui tessuti che vengono sollecitati...
ciao
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fabiola61




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Inviato: 14/08/07 Rispondi citando

Aggiungo un contributo relativamente a quanto già spiegato nel dettaglio da didj. Smile

Il riflesso miotattico inverso di Sherrington è - come già scritto nel post precedente- dovuto agli organi muscolo/tendinei di Golgi, costituiti da fasci di fibre collagene intrecciate a filamenti nervosi sensitivi di tipo Ib.
La collocazione di tali organi non è nel tendine ma a livello della terminazione delle fibre muscolari col tendine, nelle aponevrosi perimuscolari e intramuscolari.
Un significato da cogliere, in rapporto alla loro localizzazione, è che tali organi possono subire stimolazioni non solo conseguentemente a tensioni, stiramenti o contrazioni muscolari ma anche a sollecitazioni primarie del tessuto connettivale, quindi dalle fasce.
Questi organi sensitivi sono sensibilizzati dal muscolo (tensione, contrazione, stiramento, etc) e dalle fasce (allungamento meccanico, tensione, compressione, etc).
La fibra di tipo Ib rende attiva una parte dei motoneuroni dei muscoli antagonisti -verso i quali conduce stimolazioni eccitatorie- e degli interneuroni a significato inibitorio che consentono il rilasciamento del muscolo "stirato".
Poichè la Fisiologia delle fibre Ib non è ancora del tutto nota, è impossibile definire il loro ruolo con esattezza.
In base agli esperimenti fatti si hanno versioni contrastanti in rapporto alla soglia di stimolazione oltre la quale avviene il loro intervento (con variazioni possibili di 1-100 grammi).
Si è portati a credere che la soglia di intervento degli organi di Golgi abbia come scopo la protezione da sollecitazioni eccessive del muscolo.
Studi più recenti hanno dimostrato un intervento delle fibre di tipo Ib anche per sollecitazioni di intensità ridotta, il che porta a dire che il loro esatto ruolo è ancora da definire.

Cordiali saluti Wink Wink
Fabiola Marelli D.O.mROI
CRESO-Centro Ricerche e Studi Osteopatici
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didjcolonna




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Inviato: 15/08/07 Rispondi citando

sarina ha scritto:
(immagino che tu parli in particolare del thrust, o anche di una semplice mobilizzazione passiva?). Ma io, abbastanza digiuna di terapia manuale, sinceramente non capisco come un'inibizione reciproca o un riflesso miotatico inverso possano modificare in modo stabile e duraturo la lunghezza di un muscolo. che io sappia si tratta di fenomeni che, proprio perchè sono mono- o disinaptici, durano pochi millisecondi, poi è finita lì come effetto... io sospettavo un effetto di tipo più meccanico, sui tessuti che vengono sollecitati...
ciao


E' una riduzione di mobilità data da un blocco muscolare vittima di un circuito neurologico che si auto alimenta e da una resistenza meccanica miofasciale che "sigilla " le faccette articolari delle vertebre.
Liberando i tessuti si ridà immediata mobilità parziale alla struttura. Essendo inoltre il trhrust ' una tecnica ortosimpaticomimetica , si favorisce l' aumento dell' irrorazione di sangue e la conseguente viscosità delle articolazioni e dei tessuti, (nonchè il drenaggio dei cataboliti di scoria,) che , se il blocco è recente, con il tempo riprendono la loro lunghezza e elasticità originali.
I fisiatri secondo Maigne manipolano una volta a settimana per 3-4 trattamenti più il mantenimento.
I chiropratici strutturalisti ogni settimana per un po' , un bel po'..
Magari, dico io, come mantenimento o prevenzione c'è di meglio che fare "crack" ad una vertebra (che ricordo essere il prodotto di esplosione di molecole di gas -cavitazione-un bel placebo!), noi fisio siamo estremamente più versatili ed adattabili in questo..!

Non so se ti ho risposto, Sarina.
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didjcolonna




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Inviato: 16/08/07 Rispondi citando

Mi sono sempre chiesto, invece, qual'è il meccanismo neurologico che sta alla base delle cosiddette tecniche "funzionali" , ossia le tecniche aggravative, dove per un determinato periodo di tempo si va verso il senso della tensione aponevrotica per dopo poter liberare i tessuti invertendo la direzione.
C'è qualcuno che mi può aiutare forse? Rolling Eyes
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sarina




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Professione: fisioterapista

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Inviato: 16/08/07 Rispondi citando

didjcolonna ha scritto:

E' una riduzione di mobilità data da un blocco muscolare vittima di un circuito neurologico che si auto alimenta e da una resistenza meccanica miofasciale che "sigilla " le faccette articolari delle vertebre.
Liberando i tessuti si ridà immediata mobilità parziale alla struttura. Essendo inoltre il trhrust ' una tecnica ortosimpaticomimetica , si favorisce l' aumento dell' irrorazione di sangue e la conseguente viscosità delle articolazioni e dei tessuti, (nonchè il drenaggio dei cataboliti di scoria,) che , se il blocco è recente, con il tempo riprendono la loro lunghezza e elasticità originali.


ciao,
come al solito, quando si scende così nel particolare, diventa un gran casino dimostrare quello che si dice e si rischia di finire per fare a testate mettendo solo in opposizione le conoscenze di ciascuno... potremmo provare a salire un po' verso un livello più generale.
Voglio dire: io parto da un approccio di tipo globale (rieducazione posturale globale, per intenderci) e, se ben ricordo, il concetto di fondo è che se troviamo una lesione, cioè una limitazione di mobilità, questa è la conseguenza di un tentativo del sistema di risolvere un problema; problema che può essere localizzato in quello stesso punto, ma anche lontano da questo. Ma se non lavoro sul problema di base, è inutile provare ad eliminare quella che è solo una delle sue manifestazioni.
Ora, tornando alla limitazione di mobilità tra due vertebre, questa dovrebbe essere data da un disequilibrio tra tensioni di quei muscoli che danno loro stabilità e al tempo stesso mobilità, muscoli che sono sotto il controllo dei sistemi posturali (i tessuti molli non muscolari si adattano poi plasticamente alla riduzione di mobilità).
Quello che non mi torna è che si possano influenzare i sistemi posturali discendenti con l'evocazione di un riflesso spinale o lavorando sulle componenti articolari.

quanto alle tecniche "funzionali"... bah, buio completo
a presto
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didjcolonna




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Inviato: 16/08/07 Rispondi citando

Ok, non fare confusione però tra statica e dinamica. Un conto è la "postura della persona" e i sottili meccanismi di regolazione che la governano (non dimentichiamoci le componenti ambientali,genetiche, , biochimiche-alimentari, comporta-mentali o psico-emozionali!) compresi l'analisi dei recettori che sono sicuro che conoscerai; un conto è come un gesto motorio può essere compromesso nei suoi pattern da fattori meccanici che alla lunga portano il soggetto ad essere ingabbiato da sempre più ridotte strategie motorie. Il corpo utilizza allora dei compensi per supplire ad un problema nato a distanza. A volte invece, "causa" e "compenso" coincidono: quella che viene chiamata "unità funzionale spinale" è essa stessa responsabile di dolore , deficit di forza o parestesie. Ridonare mobilità alla causa primaria di questa "lesione" significa ripristinare la salute dell' individuo soddisfando una esplicita richiesta del paziente.
Quando hai una gomma sgonfia, non è sempre necessario rifare la convergenza all' intero sistema, insomma! Smile

E' altresì vero che thrust spettacolari con guarigioni immediate non sono certo frequenti, ahimè, e troppo spesso si decantano le virtù terapeutiche di una manipolazione! Mi interessava solo sapere quali sono i meccanismi neurologici che stanno alla base, siamo scesi così nel dettaglio perchè non ho mai capito fino in fondo perchè diavolo funzionano così bene, quando funzionano!
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sarina




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Inviato: 17/08/07 Rispondi citando

... sì, ma se la gomma è bucata serve a poco rigonfiarla! Very Happy

Mi sa che è proprio qui il punto (...o uno dei punti...):
chi ti dice che la limitazione del gesto motorio sia dovuta ad un fattore primitivamente meccanico?
Se 2 vertebre erano libere, chi le ha fatte bloccare se non i muscoli che ci agiscono sopra, e poi si sono strutturate le limitazioni tissutali-meccaniche? A meno che non ci sia stato un trauma, perchè dovrebbero irrigidirsi i tessuti molli intorno all'articolazione, dando una limitazione funzionale che a volte è anche dolorosa (ma tante volte non lo è)?

Non voglio essere provocatoria, sto solo cercando di capire: anch'io mi faccio le stesse domande che ti fai tu e la risposta che mi sono data finora, è che il problema del dolore (soprattutto del rachide) è talmente complesso, coinvolge talmente tanti sistemi, che ancora non è nato il genio capace di mettere insieme tutte le conoscenze tecniche, psicologiche, manuali, biomeccaniche, energetiche ecc. in modo da risolvere il problema di TUTTI i mal di schiena. Secondo me una manovra funziona quando trova il paziente adatto.

E comunque, date le nostre conoscenze limitate, l'unico tentativo che possiamo fare è quello di confrontarci e cercare di aprire la mente... grazie fisiobrain!
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didjcolonna




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Inviato: 18/08/07 Rispondi citando

sarina ha scritto:

chi ti dice che la limitazione del gesto motorio sia dovuta ad un fattore primitivamente meccanico?


, perchè dovrebbero irrigidirsi i tessuti molli intorno all'articolazione, dando una limitazione funzionale che a volte è anche dolorosa (ma tante volte non lo è)?

Secondo me una manovra funziona quando trova il paziente adatto.



Non è obbligatorio, ma nel caso lo fosse per opera di un Disturbo Intervertebrale Minore, o ci si trovasse con una parestesia positiva ai test provocativi ecc.ecc., insomma solo nel caso in cui il blocco delle faccette è responsabile di una perturbazione degli elementi nervosi, mi piacerebbe chiarire il meccanismo che spieghi come mai (come qualche studio scientifico sembra confermare )quelle tecniche funzionino.


E' un impoverimento del connettivo che tende ad "invecchiare" , il tixotropismo, quel fenomeno tissutale che, (in due parole) laddove l' innervazione e il sangue (in sostanza gli elementi vitali) non arrivano a perfezione, tende a rallentare gli scambi cellulari facendo passare la struttura da morbida a dura. Sembra sia un fenomeno in raporto con le forze meccaniche.

Purtroppo, come dici anche tu, il paziente non sempre è adatto: secondo me conviene adattare le manovre! Very Happy
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sarina




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Inviato: 21/08/07 Rispondi citando

Citazione:
solo nel caso in cui il blocco delle faccette è responsabile di una perturbazione degli elementi nervosi, mi piacerebbe chiarire il meccanismo che spieghi come mai (come qualche studio scientifico sembra confermare )quelle tecniche funzionino.


Il fatto è che non credo che il meccanismo per cui queste manovre hanno effetto sia l'evocazione di riflessi spinali. Volendo fare un'ipotesi che potrebbe essere tutta campata in aria, mi sembra più credibile che lo sblocco meccanico delle faccette modifichi un vincolo biomeccanico di cui i sistemi posturali erano costretti a tener conto; praticamente il SNC ha nuove soluzioni a disposizione per risolvere i problemi di controllo posturale, e se è in grado di approfittarne, il sistema potrà tornare alla "normalità".
Questo, a mio modestissimo parere, potrebbe spiegare perchè tante volte la sola manipolazione non può funzionare: se il blocco meccanico tra le faccette è dovuto al fatto che i muscoli le tengono ferme immobilizzate perchè è l'unico modo per risolvere un problema situato altrove (millimetri o metri di distanza), ci potrà essere un sollievo temporaneo, ma il problema si ripresenterà inevitabilmente.

A questo punto mi faccio coraggio e faccio una domanda che denuncia tutta la mia abissale ignoranza:
ma l'osteopata non era quello che NON fa le manipolazioni vertebrali, che piuttosto ascolta e facilita quei micromovimenti in relazione con quelli delle meningi.... non è il chiropratico quello che fa "crack"?

umilmente a presto
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didjcolonna




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Inviato: 21/08/07 Rispondi citando

sarina ha scritto:
lo sblocco meccanico delle faccette modifichi un vincolo biomeccanico di cui i sistemi posturali erano costretti a tener conto; praticamente il SNC ha nuove soluzioni a disposizione per risolvere i problemi di controllo posturale, e se è in grado di approfittarne, il sistema potrà tornare alla "normalità".


sono d'accordo con te, la tua è una sacrosanta verità, togli i compensi, le "zavorre" fasciali e il corpo riprende la libertà.
A volte però se si è fortunati si riesce a trovare la prima tessera di quell' effetto domino che andrà a modificare i rapporti fasciali all' interno dei sistemi contenitore-contenuto. in tal caso si riesce a sedare i problemi "alla sorgente", ma a volte si riesce a trovare un sollievo liberando l'ultimo compenso che crea il problema che porta il paziente al nostro studio. Dare mobilità al segmento vertebrale incriminato può bastare a dare tranquillità al paziente e sai quanto sia importante interrompere un circolo vizioso. la tecnica pare che funzioni , non lo dico io, e vorrei evitare di portarti a testimonianza banali quanto noiosi studi in inglese per dimostrarlo.
certo, lavorare in globalità mettendo il paziente al centro del trattamento con un'educazione corretta al gesto è importantissimo, ma a volte con questa globalità miofasciale credo che si esageri un po' troppo. non siamo mica così deboli da essere fatti come il paradosso battito delle ali di farfalla a new york che butta giù i palazzi di tokio.

Ricorda che sebbene la postura non sia regolata solo dal sistema tonico posturale, anche i muscoli dell' oculocefalogiria sono innervati e un "blocco" di C1 per esempio può interferire con alcuni recettori posturali mandando informazioni discordanti. In questo caso è nato prima l'uovo o la gallina?

un confuso didjcolonna
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sarina




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Inviato: 22/08/07 Rispondi citando

didjcolonna ha scritto:
la tecnica pare che funzioni , non lo dico io, e vorrei evitare di portarti a testimonianza banali quanto noiosi studi in inglese per dimostrarlo.


invece no, ti prego: mandami la citazione di questi articoli, io ho cercato un po' ma non ho trovato granché


didjcolonna ha scritto:
certo, lavorare in globalità mettendo il paziente al centro del trattamento con un'educazione corretta al gesto è importantissimo, ma a volte con questa globalità miofasciale credo che si esageri un po' troppo. non siamo mica così deboli da essere fatti come il paradosso battito delle ali di farfalla a new york che butta giù i palazzi di tokio.


A-Ah, qui sei tu che sei un po' ignorantello Wink
per lavoro in globalità si intende che per lavorare su un pezzo di questa coperta corta non posso fare a meno di metterla tutta in tensione, altrimenti tirare da una parte non fa che scoprire da quell'altra vanificando gli sforzi.
E' proprio il contrario della farfalla: per modificare il sistema bisogna cercare di agire su piu' fronti possibile contemporaneamente, altrimenti non abbiamo speranza di modificarlo alla radice;

e comunque sono un po' perplessa su questo termine "miofasciale"... quando feci il corso RPG Souchard non parlava mai di fasce ma piuttosto di catene muscolari... (se ci fosse qualcuno piu aggiornato di me che volesse contribuire...)

didjcolonna ha scritto:

Ricorda che sebbene la postura non sia regolata solo dal sistema tonico posturale, anche i muscoli dell' oculocefalogiria sono innervati e un "blocco" di C1 per esempio può interferire con alcuni recettori posturali mandando informazioni discordanti. In questo caso è nato prima l'uovo o la gallina?


mah, non capisco perfettamente questo esempio, ma non mi sembra così in contraddizione con quello che abbiamo finora concordato: un blocco meccanico riduce le possibilità di scelta del sistema, e quanto piu' il sistema è complesso e sofisticato, tanto piu' complesse e articolate saranno le manifestazioni di questa perturbazione - e il sistema occhio-capo (=oculocefalogiria?) è super-super complesso...-

sarina
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Inviato: 22/08/07 Rispondi citando

Complimenti sarina e complimenti didjcolonna,
a mio avviso il vostro confronto rappresenta una delle discussioni più interessanti del nostro forum applauso
Vorrei anche io apportare il mio contributo, ma iniziando con una provocazione che, rivolta in passato ad altri colleghi, fece gridare "all'eretico".
Nelle discipline riabilitative deifinite globali e olistiche, è caro il concetto di primarietà, la causa di tutti i mali. Individuare e trattare la primarietà determina una risoluzione del quadro disfunzionale. Per favore, non pesatemi la sintesi. Il trattamento del compenso, o secondarietà, determina un beneficio, più o meno importante, ma temporaneo, quindi effimero.
Ora chiedo, entrando nell'eretico: è davvero possibile individuare la primarietà? A mio avviso no. E' possibile risolvere la primarietà? A mio avviso solo in parte.
Saluti Wink

Samuele Passigli

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"Non dovevamo farvi giocare con i mostri". "Perchè?", chiese lo showman. "Perchè lo siete diventati"

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Inviato: 22/08/07 Rispondi citando

Citazione:
Mi sono sempre chiesto, invece, qual'è il meccanismo neurologico che sta alla base delle cosiddette tecniche "funzionali" , ossia le tecniche aggravative, dove per un determinato periodo di tempo si va verso il senso della tensione aponevrotica per dopo poter liberare i tessuti invertendo la direzione.
C'è qualcuno che mi può aiutare forse?


Effettivamente descrivere i meccanismi neurologici su cui fanno leva le manovre funzionali non è cosa semplice e dimostrabile.
Provo a fare un tentativo, ma prima vorrei fare un piccolo preambolo.
Personalmente credo che l’osteopatia sia una disciplina prettamente empirica e quindi poco classificabile in base a criteri scientifici in senso classico.
Le stesse spiegazioni offerte circa l’efficacia di manovre in thrust sono congetture teoriche difficilmente verificabili in vivo.
La gran parte degli studi effettuati in argomento riguardano l’effettiva efficacia rispetto alla patologia trattata e la stessa neurofisiologia risulta essere a volte spiazzata di fronte a certe “bizzarre” risposte offerte dal sistema tonico posturale; ma qui mi fermo perché il rischio è quello di confondere le cose.

Tornando alla spiegazione dei meccanismi neurologici delle tecniche funzionali ho trovato un passo tratto da una pubblicazione di Nicette Sergueef che potrebbe essere utile..
“Le tecniche funzionali fanno parte delle cosiddette tecniche indirette (tra le quali abbiamo pompages, tecnice fasciali, tecniche muscolari, ecc).
Ciascuna tecnica fa leva su meccanismi neurologici diversi.
In generale cercano di ridurre tutti gli impulsi anomali afferenti al sistema nervoso centrale, posizionando i tessuti nel senso della loro lesione, ricreando una situazione di equilibrio .
Sollecitando la contrazione muscolare isometrica di un muscolo contratto, a partire dalla sua posizione di agio, l’operatore modifica l’arco riflesso del circuito Gamma, permettendo un riequilibrio della tensione muscolare.
Sollecitando la cantrazione del muscolo antagonista si ottiene il rilasciamento e ciò consente il rilasciamento di un muscolo troppo contratto (legge di Sherrington).”

....è rinunciando a giocare che si perde la partita...

Leggete le regole e la netiquette prima di postare nuovi messaggi!!!

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didjcolonna




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Inviato: 23/08/07 Rispondi citando

Ok, grazie Ari per aver riportato il topic dentro i binari. Non mi piace parlare di quello o di quell'altro metodo poichè è estremamente riduttivo, vorrei fare un discorso specificatamente tecnico, almeno in questo topic. Così le tecniche funzionali non sono tecniche "osteopatiche" ma ottime frecce terapeutiche che ogni buon fisio che si occupa di terapia manuale dovrebbe avere nella propria faretra. Il meccanismo che le fa funzionare non l' ho mai capito per bene, secondo me è da imputare alla chimica o alla bio-chimica... Question boh ,accetto suggerimenti.

Le tecniche isometriche (energia muscolare, stretching PNF, contrai-trattieni-allunga ,stretching dinamico funzionale,ce ne sono tanti :qualcuno ha anche fondato un partito! Wink ) dovrebbero sfruttare invece, per quanto ne so io (ma posso sbagliarmi ovviamente) l'innervazione reciproca con le fibre 1a. Si approfitta del tempo refrattario del muscolo per correggere la mobilità della struttura bloccata.
La cosa da notare perà è che non esiste una fibra muscolare contratta in parte: quando un muscolo si contrae, alcune fibre si contraggono e alcune rimangono a riposo (vengono reclutate più fibre a seconda della forza- peso sul muscolo). Similmente, quando un muscolo è allungato, alcune fibre sono allungate e alcune rimangono a riposo . Durante una contrazione isometrica, alcune delle fibre a riposo vengono tirate alle estremità dai muscoli in contrazione. Ne risulta che alcune di quelle fibre a riposo si allungano!
Generalmente, le poche fibre che si allungano durante una contrazione isometrica non sono molto importanti. La reale efficacia della contrazione isometrica si verifica quando un muscolo che è già in posizione allungata viene sottoposto ad una contrazione isometrica. In questo caso, alcune fibre muscolari sono già allungate prima della contrazione, e, se tenuta abbastanza a lungo, l'allungamento passivo iniziale supera l'azione riflessa dello stretching e causa la reazione d'allungamento , inibendo la contrazione delle fibre allungate. A questo punto, secondo qualche autore, quando contrai isometricamente, alcune fibre a riposo potrebbero contrarsi e altre potrebbero allungarsi. Inoltre, molte fibre già in allungamento potrebbero non contrarsi a causa del riflesso miotatico inverso (la reazione d'allungamento) e si allungherebbero persino di più. A contrazione isometrica completa, le fibre contratte ritornerebbero alla loro lunghezza di riposo ma le fibre allungate ricorderebbero la loro lunghezza allungata e (per un periodo di tempo) conserverebbero la capacità di allungarsi oltre il loro limite precedente. Questo permetterebbe all'intero muscolo di allungarsi oltre il suo massimo iniziale e porterebbe ad una maggiore flessibilità.
Tutto ciò a patto che la contrazione sia perfettamente isometrica, altrimenti si fa solo del potenziamento.
Il motivo per cui le fibre allungate sviluppano e conservano la capacità di allungarsi oltre i loro normali limiti durante un allungamento isometrico secondo me è da imputare ai fusi muscolari : Il segnale che ordina al muscolo di contrarsi volontariamente, dice anche alle fibre muscolari (intrafusali) dei fusi muscolari di accorciarsi, aumentando la sensibilità dell'azione riflessa dello stretching. Questo meccanismo normalmente conserva la sensibilità del fuso muscolare quando il muscolo si accorcia durante la contrazione. Ciò permette ai fusi muscolari di abituarsi ad una posizione persino più allungata.
Come al solito si potrebbe contestare il fatto che le isometriche funzionino, ma nel caso funzionassero, secondo voi è corretto questo modo di pensare che mi hanno inculcato o è frutto, come spesso succede nelle metodiche , di "manipolazione del pensiero"? Smile

Le tecniche funzionali sono quelle che uso di più, ma come ho già detto, sul perchè funzionino non ci ho capito granchè, e onestamente questo mi disturba un po'.. Embarassed
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