Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
2/12/04
Ci terrei a discutere con voi riguardo il rapporto terapista-paziente.
Mi riferisco all'approccio, alle richieste da soddisfare e soprattutto al coinvolgimento, conseguenza naturale (credo) della condivisione di un momento particolare di disagio e di fragilità del paziente.
Certo, c'è una certa differenza nel rapporto con pazienti neurologici, dove maggiore è il disagio e quindi inevitabilmente più coinvolgente il rapporto.
E credo ci sia anche una certa differenza se il paziente è trattato all'interno di una struttura o privatamente (ancora di più se a domicilio, con un rapporto quindi anche con l'ambiente della famiglia e le sue dinamiche).
E forse a volte a fare la differenza non è solo la patologia o la struttura dove si svolge il trattamento, ma anche le caratteristiche caratteriali del paziente e le sue esperienze precedenti con il dolore, se è presente.
Che ne pensate?
Trinity
Stato: Offline
Inviato:
2/12/04
mancini
Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
8/03/05
Credo che rientri in questo argomento anche la famosa e tanto discussa "presa in carico" del paziente. Nel senso che quando un paziente ci contatta o ci viene affidato dalla struttura o dal medico, è come se la sua salute e tutto quello che lo riguarda diventasse solamente un nostro problema. E' chiaro che sto parlando da fisioterapista libero-professionista, perchè credo che per i colleghi che lavorano all'interno di una struttura, la situazione è diversa. Quindi è a noi che il paziente fa riferimento per ogni chiarimento e per ogni disagio, e siamo noi che dobbiamo valutare attentamente non solo ciò che ci riguarda da un punto di vista professionale, ma anche tutto ciò che gira intorno al "problema".
E allora, non è forse naturale il coinvolgimento personale? Diventa nostra quindi la totale responsabilità della salute del paziente?
ciao mancini anche io sono un libero professionista e mi ritrovo pienamente con i tuoi dubbi e problemi.
Noto che quando una persona mi chiama a casa propria il mio primo problema se non mi conoscono è quello della diffidenza, soprattutto se sono anziani, perchè si rivolgono ad una persona che gli suona il campanello parlando di terapie, di tariffari etc e quindi hanno sempre paura di chi gli arrivi in casa visto quanti ciarlatani ci sono in giro.
Io sono di Brescia ed ho la fortuna di aver creato una piccola equipe formata da me, da un ortopedico e da un neurologo, amici, che lavoriamo molto bene assieme (so che è una realtà all'inglese e non diffusa in Italia ma che sul territorio aiuta molto i pz quando non sanno a chi rivolgarsi).
Una volta instaurata la fiducia i problemi son sempre tanti perchè il pz si aspetta sempre tantissimo da te visto che ti ha aperto la porta e i suoi familiari ti sovrastano di emozioni, paure, problematiche familiari e non........alla faccia delle lezioni accademiche di quando ci dicevano di essere distaccati dal pz.
devo scappare al lavoro scusatemi se tronco così il discorso a piùtardi se qualcuno legge il sms.
mancini
Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
10/03/05
Bella e fortunata la possibilità di avere una propria equipe e per di più di amici. Certo potrebbe essere una bella alternativa alle situazioni già presenti, ma credo sia appunto una fortunata combinazione e non molto frequente.
Ma la mia domanda è quanto è fruttuoso sia per l'aspetto strettamente riabilitativo che per quello emotivo del paziente che per la psiche del terapista (investito di una responsabilità che non gli dovrebbe appartenere in modo completo), una "presa in carico" del paziente solo da parte del terapista?
E ancora, questo non potrebbe dare luogo a un delirio tipo "io ti guarirò" da parte di colleghi non propriamente corretti, con conseguente dipendenza psicologica del paziente?
Siete a conoscenza di casi simili?
Chiaramente le mie domande sono rivolte a tutti i colleghi sia a quelli di neuromotoria che di ortopedia che di neuromotricità infantile.
pablothink
Messaggi: 7
Stato: Offline
Inviato:
25/04/05
Salve a tutti, visto l argomento pongo un quesito sul rapposto fisio paziente anche io.
non sono un terapista, mi occupo di tutt altro, ma ho un quesito da porre, una curiosità.
Una mia amica, tra l latro molto bella e giovane (21 anni), ha passato le vacanze estive in un centro termale dove faceva varie cure. Dopo una visita dal fisiatra, mi ha raccontato che doveva fare dei massaggi per dei dolori al collo e distendere un po i muscoli del corpo. arrivata dal fisioterapista si è vista consegnare un asciugamanino che a suo dire copriva ben poco. lei aveva chiesto qualcosa per coprire il seno ma lui gli ha risposto che doveva massaggiare la schiena e le gambe e doveva essere completamente nuda. nel massaggio pur non toccando mai le parti genitali o il seno spesso lo sfiorava passando la mano al centro dei seni e facendo un massaggio fino ai glutei spostando l asciugamano. vi rimando la domanda della mia amica. è normale un trattamento cosi, c'è un limite alle zone dove poter massaggiare, o , come pensa lei, hanno messo bei ragazzi a fare i massaggi per compiacere donne in vacanza? aspetto la risposta di qualche professionista del settore per rigirarla alla mia amica. grazie per la attenzione. Paolo
ciao pablothink, pur non diffidando della totale professionalità del collega che ha fatto il massaggio alla tua amica, questo racconto mi sembra un po' ambiguo, penso che il rispetto e il pudore di una persona debba essere ascoltato e visto che il nostro lavoro comprende il contatto fisico, a volte anche avvolgente, per esempio se stai lavorando con un paziente emiplegico, queste situazioni dovrebbero essere evitate,e se la pziente o il pz mostrano imbarazzo bisogna saper cogliere quei segnali che ti manda, soprattutto se i sessi del fisio e del malato sono opposti.
Ribadisco la fiducia e la professionalità dei colleghi perchè penso che sia stupido giocarsi la carrira e il posto di lavoro per una toccatina o un equivoco, ogni trattamento visto che ci si rapporta con parti del corpo di una persona e ci si avvicina al proprio intimo e pudore dovrebbe essere chiarito prima o durante il trattamento.
ciao spero che non ci siano tanti "maniaci" che se ne approfittino del ruolo che hanno perchè dopo che ne va di mezzo siamo tutti noi come categoria.
ciao
pablothink
Messaggi: 7
Stato: Offline
Inviato:
25/04/05
ciao grazie per la risposta , ti rimando la risposta della mia amica che voleva ulteriori chiarimenti.
"Piacere, sono Laura, quella ragazza di cui ti parlava Paolo, forse lui non ti ha spiegato bene la situazione. io non ho vergogna del mio corpo, sono una modella di professione quindi capisci che mi trovo spesso a cambiarmi di abito velocemente davanti a sconosciuti, quello che mi ha dato fastidio è la mancanza di scelta. il fisioterapista non mi ha chiesto se ero imbarazzata o volevo non so tenere gli slip. io non sapevo nemmeno che per fare i massaggi bisognava essere completamente nudi, perchè visto che il seno non lo dovrebbe massaggiare? se mi dovesse capitare di nuovo una situazione del genere come devo comportarmi? posso chiedere una donna? quali sono le parti che un terapista non dovrebbe mai toccare? mi sono sentita a disagio non per la mancanza di professionalità ma per la impossibilità di avere un alternativa. l imbarazzo mio si notava e comunque non vorrei offendere nessuno dicendo questo, non credo che un ragazzo di 30 anni provi le stesse sensazioni a toccare me e una persona anziana per esempio. Nel senso un massaggio è una cosa molto intima penso, e non so come un uomo possa completamente annulare l aspetto sensuale della cosa. Aspetto con curiosità una risposta, mi dispiacerebbe non poter fare altri trattamenti per una esperienza negativa. ciao, grazie
Shezan
Messaggi: 98
Professione: Studente
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
25/04/05
Ciao laura, io sono ancora studente di fisioterapia e provo a rimandarti alcuni concetti sul rapporto tra paziente e fisioterapista che ci vengono insegnati durante il tirocinio e le lezioni.
Il contatto con il corpo di un paziente teoricamente non prevede parti non accessibili, vedi per esempio il caso esestremo della rieducazione del pavimento pelvico, dove per poter accedere ad alcuni muscoli da trattare, bisogna per forza di cosa accedere con le dita attraverso l'ano o la vagina.
Ti posso garantire che difronte a certe situazioni la maggiore preoccupazione per un professionista del settore e quello di poter mettere a suo agio il paziente per poter operare nel miglior modo possibile. Uno dei migliori metodi per poter ottenere uno stato di completa fiducia è quello di informare dettagliatamente su ciò che si va a fare sul corpo della persona da trattare.
Credo personalmente, però, che nel caso di trattamenti specifici che vengono fatti in centri benessere o altri centri, dove un fisioterapista o massoterapista si ritrova a trattare le persone come in una catena di montaggio (per il guadagno del centro ovviamente !!!), non si ha quasi più il tempo di parlare anche solo 5 min di quello che si andrà a fare, con il risultato che la persona che sta "sotto" si ritrova a dover sentire le mani del terapista la dove non pensava dovessero arrivare.
Credo poi che sia una favoletta che si riesca a rimanere totalmente insensibili difronte a un bel corpo, questo però non significa che se vai a trattare i glutei o il seno ci sia l'intezione di "palpare", lo escludo anche perchè in quel momento le tue mani stanno cercando di sentire altre cose. Le mani ci servono per percepire (è lo sforzo maggiore da parte nostra).
Se posso poi ti do un consiglio per un futuro trattamento, prova a fidarti della senzazione del tuo corpo, della parte che ti stanno trattando, e non di quello che ti viene da pensare in quel momento. Il contatto tra due persone è magico, e ci informa di molte più cose di quelle che pensiamo, fidati del tocco del terapista se ha strane intenzioni lo noterai all'istante.
Io posso toccare un gluteo con le stesse modalità, tempi pressioni, visivamente il risultato può essere identico, ma se solo penso ad un secondo fine ti assicuro che questo lo trasmetterò immediatamente al paziente.
Un bacione... senza secondo fine ovviamente ..hahahahahah
pablothink
Messaggi: 7
Stato: Offline
Inviato:
25/04/05
grazie Shezan (come il cartone animato?) sei stato molto esaustivo ma cosi confermi il mio pensiero, il fisio era si professionale , ma mi ha fatto inanzitutto spogliare inutilmente tutta (per massaggiare spalle e collo.. boh, nemmeno gli slip potevo tenere?) e poi non mi faceva mai mettere supina per coprire il seno (ce ne era bisogno?) non mi ha fatto mettere a mio agio come tu dici e non mi ha spiegato cosa doveva fare... ulteriore prova. una sera dopocena mi ha vista sola al bar del centro termale, mi ha offerto da bere e poi mi ha invitato in un locale con lui (gli è andata male ero con il mio fidanzato del momento). quindi capisci anche tu che il fatto di studiare per 3 anni fisioterapia (non so se è cosi poi) non penso esuli un ragazzo di 30 anni circa dal non vedere solo muscoli e tendini quando ha "sotto" di lui una bella ragazza. spero di creare un dibattito su questo puo essere utile per la vostra etica. ciao grazie per i chiarimenti
Shezan
Messaggi: 98
Professione: Studente
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
25/04/05
Si come il catone animato , mi chiamano così i miei amici perchè dicono che gli rassomiglio.
....Domandai a Dio che mi desse la salute per realizzare grandi imprese:
Egli mi ha dato il dolore per comprenderla meglio...
CIAO PABLOTHINK,
sono d'accordo con te che una bella ragazza anche se sei un ragazzo impacciato, timido o tonto non riesci a vederla solo come un insieme anatomico, ma sicuramente anche gli occhi vogliono la loro parte e stanne certa che una bella ragazza non passa inossrvata, siamo prima di tutto uomini e donne, perchè anche per loro vale lo stesso discorso, però la professionalità sta nel dividere la bellezza fisica in una persona malata e far diventare un massaggio un buon lavoro e non una toccatina,a volte capisco che può essere difficile perchè anche io ho 27 anni, però quando mi arrivano pz giovani e carine le guardo non con malizia ma perchè la bellezza deve essere ammirata come fine a se stessa, troppo filosofico?= ribadisco la fiducia del collega ma anche se il dopo lavoro ognuno si comporta come vuole, visto che magari ti aveve messo in imbarazzo e tu hai detto che era visibile, quell'appuntamento poteva anche risparmiarselo.
Buona giornata talamo
Cara Laura devo dire che tra i tanti colleghi che svolgono la professione con diligenza e perizia ti e' capitato proprio quello sbagliato, sempre che di collega si tratti!!!
Volendo potresti anche verificarlo.
Ciao
Enry
mancini
Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
26/04/05
Beh, che dire....come in ogni situazione della vita, ci sono i casi allucinanti e forse proprio di questo si sta parlando. Credo sia inutile girare intorno a questo discorso, cara Laura sei incappata in un poco serio collega (?) e questo credo sia tutto. Mi dispiace, ma so che hai compreso che la nostra categoria è in genere composta da professionisti il cui unico lavoro è quello di cercare di fare proprio il proprio e nel migliore dei modi.
Ciao
pablothink
Messaggi: 7
Stato: Offline
Inviato:
26/04/05
ciao sono Laura, grazie a tutti per la "comprensione" sapevo di non essermi sbagliata, a chi me lo ha chiesto rispondo che si era un collega, e' uno dei centri piu' famosi in italia (anche molto costoso!!!) e operano solo professionisti.... ma prima di tutto uomini appunto. ora non ho piu fiducia nel fare altri trattamenti (che ne avrei bisogno tra l altro vabbe' mi passera', spero di aver incontrato la mela marcia. grazie comunque vedo che l argomento per voi e interessante . ciao
mancini
Messaggi: 332
Professione: Fisioterapista
Località: Roma
Stato: Offline
Inviato:
16/05/05
E sempre tornando sull'argomento.....cosa dire di ciò che in psichiatria viene chiamato "transfer"? Cioè quel sentimento che il paziente (uomo/donna) in uno stato di difficoltà prova nei confronti del terapista che lo segue? Spesso diventiamo, e questo sia in ambito neurologico che ortopedico, dei punti di riferimento per il paziente. E' chiaro che l'esperienza e qualche lettura o studio di psicologia ci aiutano, ma quanto siamo soli nel gestire questo aspetto del rapporto riabilitativo e soprattutto, quanto siamo preparati e formati per farlo? "Presa in carico" il più delle volte vuol dire anche supportare e magari chissà quante volte la cosa ci sfugge di mano, compromettendo quindi anche il risultato del programma terapeutico. Parlo ad esempio di quelle volte che il semplice ascoltare e partecipare alle difficoltà emotive del paziente, fa credere al paziente stesso di essere "speciale", diverso dagli altri e magari innescare un meccanismo "sentimentale". Proprio perchè trovandosi in una situazione di fragilità ha bisogno di connotare anche il rapporto con il terapista in un ambito a lui conosciuto per tornare ad avere dei punti di contatto con la normalità.
Abbiamo già parlato anche in altre discussioni del coinvolgimento del terapista, ora vorrei sentire la vostra esperienza-opinione riguardo quella che è forse una delle situazioni più delicate che ci troviamo a volte ad affrontare. Sarebbe interessante sentire l'esperienza anche dei colleghi che si occupano di riabilitazione infantile, anche lì credo si creino seri problemi!!
Non puoi inserire nuovi Topic in questo forum Non puoi rispondere ai Topic in questo forum Non puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum Non puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum Non puoi votare nei sondaggi in questo forum