chri82

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6/12/06 |
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Salve a tutti.
Io sono un fisio che ha aperto uno studio professionale di fisioterapia seguendo tutte le norme che l'articolo presente su quesato magnifico sito propone. però il comune mi ha trovato un'inghippo! e mi ha detto che il fisio per utilizzare apparecchiature eletromedicali ha bisogno dell'autorizzazione sanitaria o del medico. quindi stando a quello che c'è scritto diventerebbe non più uno studio ma un ambulatorio. insomma c'è una grande confusione...
io so solo che il comune mi ha detto che posso tenere aperto lo studio a patto che usi solo ed esclusivamente le mani e non le macchine. qualcuno sa aiutarmi??io sapevo che noi abbiamo l'autonomia e che le terapie fisiche le possiamo utilizzare ma il comune dice il contrario e sop.to dice cose diverse da quelle scritte sull'articolo "studio professionale di fisioterapia".
Grazie a tutti |
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Trinity


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Riaben

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Professione: Terapista della Riabilitazione e della NPEE
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6/12/06 |
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Io credo che dipenda dal produttore della macchina utilizzata e che tipo di "omologazione" abbia. Nel senso che insieme alla macchina viene precisata se deve essere utilizzata da personale medico o meno.
Ci sono macchine a bassa emissione di potenza che possono essere utilizzate senza alcun supporto medico.
La cosa migliore che puoi fare è chiedere ai produttori. E di produrti la documentazione necessaria.
ps di che comune sei? |
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Provoca più dolore la paura della sofferenza del dolore in sè!
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chri82

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6/12/06 |
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per ragioni di privice ti dico solo la regione; emilia romagna. cmq il sig del comune mi ha detto che anche un banale compex o tens non possiamo utilizzarla senza un'autorizzazione sanitaria. |
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buddy


Messaggi: 1546
Professione: Fisioterapista
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7/12/06 |
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| chri82 ha scritto: |
| per ragioni di privice ti dico solo la regione; emilia romagna. cmq il sig del comune mi ha detto che anche un banale compex o tens non possiamo utilizzarla senza un'autorizzazione sanitaria. |
Personalmente non sono d'accordo. Credo che esista un'enorme confusione in materia, soprattutto all'interno degli uffici comunali. Confusione che deriva, principalmete, dalla relativa recente possibilità, da parte dei fisioterapisti, di svolgere l'attività in autonomia, in regime di libera professione.
In questo momento ho poco tempo a disposizione. Appena ho un po di quite cercherò di reperire alcuni riferimenti legislativi. Nel frattempo, prova a contattare la sede AIFI della tua regione.
Saluti  |
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Samuele Passigli
"Non dovevamo farvi giocare con i mostri". "Perchè?", chiese lo showman. "Perchè lo siete diventati"
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Salusso

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Professione: Fisioterapista
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7/12/06 |
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Ciao Chri82!
Ho aperto da pochi mesi un studio professionale proprio come te e sai cos'ho fatto per evitare storie?? Insieme alla varia documentazione per il comune e per l'ASL ho allegato una stampata del profilo professionale di noi fisioterapisti! E devo dire che nessuno mi ha fatto alcun tipo di problema. Naturalmente come dice Riaben ho presentato anche tutta la documentazione degli elettromedicali da me utilizzati, sempre per scrupolo ed evitare qualsiasi lamentela...
Ti consiglio di guardare (e se caso far consultare a chi di dovere!!) questo:
http://www.aifi.net/profilo-professionale.html
dove c'è scritto, tra le altre cose, ...il terapista della riabilitazione... "pratica autonomamente attività terapeutiche per la rieducazione funzionale delle disabilità motorie, psicomotorie e cognitive utilizzando terapie fisiche, manuali, massoterapiche e occupazionali".
Spero di esserti stato d'aiuto.
Saluti  |
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«Tutto è possibile. L'impossibile richiede solo più tempo.»
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Riaben

Messaggi: 343
Professione: Terapista della Riabilitazione e della NPEE
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10/12/06 |
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Bhè io credo che salusso abbia proprio centrato il nocciolo... credo che questa documentazione debba bastargli. Facci sapere come è finita per favore. |
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Provoca più dolore la paura della sofferenza del dolore in sè!
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fisiosio

Messaggi: 20
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12/12/06 |
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UNA VOLTA potevamo forse affrontare i comuni o le unità locali socio sanitarie, con le quali si interfacciano spesso e volentieri, con invii del profilo e di altre norme, a giustificare il nostro settore di attività. Premetto che tale trafila del "cerca e porta il documento giusto" è purtroppo frequente: Si tratta di un meccanismo subdolo che conduce alla rinuncia da parte del malcapitato fisioterapista, che alla fine non sa più cosa portare alla USL a certificare il proprio ruolo e autonomia, manco servisse il certificato di nascita a dimostrazione almeno di esistere...
E' successo a centinaia di colleghi, di effettuare una denuncia di inizio attività (o anche di chiedere semplicemente delle informazioni su come aprire un proprio studio) e ricevere indietro una lettera o la telefonata dalla USL o dal comune, in cui si comunicava solitamente una cosa
1) che per aprire uno studio e usare le terapie fisiche serviva la presenza di un medico e che, corollario discendente, in alternativa il fisioterapista poteva usare SOLO LE MANI.
ADESSO SIAMO PIENI DI LEGGI STATALI che ci garantiscono un'automia PIENA e un campo di AUTONOMIA E TITOLARITA' che SUPERA LO STESSO PROFILO PROFESSIONALE. Parlo delle L.42/99 e della 251/00.
In questo contesto però è nato un ulteriore problema, che complica le cose e non permette più di superare le diatribe con le USL o i comuni in modo semplice (come qualcuno è già riuscito in passato). ADESSO ALCUNE REGIONI COME IL VENETO (e a quanto sembra anche l'Emilia Romagna) hanno attuato delle delibere regionali che sottopongono TUTTI GLI STUDI DI FISIOTERAPISTI CHE USINO LE TERAPIE FISICHE ad una AUTORIZZAZIONE REGIONALE, che può essere concessa oppure no...a seconda di alcuni requisiti. L'autorizzazione ha carattere strutturale e non prevede il direttore sanitario (in altre parole è un'autorizzazione dei locali). La cosa anomala è che per fare fisioterapia SENZA terapia fisica, il locale può essere qualsiasi locale uso ufficio. IL PROBLEMA E' CHE CON LA DELIBERA DI LIMITA L'INSEDIAMENTO DELLE ATTIVITA' DEI FISIOTERAPISTI. Pertanto a suo tempo, avevo previsto di contattare il Commissario Europeo per la libera concorrenza ed il mercato. E così è stato fatto, per il Veneto. Ma chissà quale sarà il prossimo passo della regione Veneto, o dell'Emilia.
Le delibere in questione non considerano che il fisitoerapista ha INTRINSICAMENTE al proprio profilo professionale le terapie fisiche, e dato che le stesse NON SONO RISCHIOSE PER LA SALUTE DEL PAZIENTE IN MODO INTRINSECO, ma semmai gli effetti negativi dipendono dall'operatore, POSSONO ESSERE USATE in QUALSIASI STRUTTURA, come prima. Il concetto di rischio per la salute infatti non può riferirsi alle terapie fisiche.
LO SPIF si muoverà, me ne occupo personalmente. Iscrivetevi però !
Simone Patuzzo
direzione nazionale SPIF
Ecco il link sull'autorizzazione studi per i fisioterapisti Veneti. FINO AD ORA non è cambiato nulla.
https://www.arssveneto.it/html_pages/accreditamento_istituzionale.php?idm=71 |
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