enrypat

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28/02/05 |
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Buongiorno,
eccomi qui a scrivervi per chiedeVi cortesemente un autorevole
parere in merito ad un mio "grosso" problema fisico.
Mi chiamo Enrico, sono un ragazzo di 30
anni, abito a Torino e sono affetto fin dalla nascita
da "varismo femoro-tibiale".
I medici che ho di volta in volta interpellato mi
hanno parlato di "ipocalcemia" nell'età infantile.
Il problema l'ho ereditato da mia madre (a sua volta
l'ha ereditato da mio nonno). I miei genitori non sono consanguinei.
Mio fratello ha avuto gli stessi problemi agli arti inferiori.
Mi madre ha una sorella con lo stesso "difetto".
Quest'ultima ha avuto due bambini, un maschio
completamente "sano" ed una bambina affetta dallo
stesso difetto genetico.
Mia madre ha altri 3 fratelli completamente sani che
hanno avuto figli completamente sani.
Quello che ho descritto Vi sarà certamente utile a
riepilogare il quadro "genetico" della mia situazione.
Ho "conservato" questo difetto fino al 1995, anno in
cui ho subito per via accidentale la frattura
scomposta del femore sinistro. A seguito di questo incidente sono
stato sottoposto a intervento di osteosintesi con chiodo
endomidollare con il quale mi e' stato corretto il varismo ed
allungato il femore sinistro di circa 2 cm.
A questo punto, dopo circa un anno, con la stessa
tecnica mi e' stato "raddrizzato" e "allungato" il
femore destro: gli ortopedici hanno creato 2
fratture per mezzo delle quali e' stato per loro possibile
inserire un chiodo endomidollare. L'intervento e' stato eseguito a
mio avviso correttamente.
Tale chiodo pero' dopo un mese circa si e'
fratturato nella zona prossima al ginocchio dove erano
state fissate 2 viti distali.
A seguito di questo "inconveniente" la calcificazione dell'osso
nelle 2 fratture "indotte" non e' avvenuta quindi in maniera
corretta... sono stato poi operato per l'estrazione del chiodo e
delle viti distali ed il tratto di "chiodo rotto" (della lunghezza
di 2/3 cm) e' rimasto all'interno del femore perche' non e'
stato possibile estrarlo.
A tutt'oggi la zona del femore prossima al ginocchio destro mi
causa dolore se mi sottopongo ad esempio a lunghe camminate, alla
corsa o a sforzi eccessivi.
Per correggere definitivamente il varismo
femoro-tibiale e "recuperare" qualche cm vista la
mia statura non proprio elevata (al momento sono alto 157 cm),
nel 1997 ho subito un intervento ad entrambe le gambe consistito
nell'applicazione dell'apparato Ilizarov per la cura del ginocchio
varo artrosico.
Ho tenuto le apparecchiature Ilizarov
contemporaneamente ad entrambe le gambe per circa 8
mesi ed i risultati sono stati davvero apprezzabili.
A livello delle tibie e dei peroni ora non ho alcun dolore ma le
ginocchia "soffrono" di lassismo legamentoso laterale.
A conclusione di questo lungo e tortuoso percorso
fatto di interventi chirurgici lunghi e molto
invasivi, di interminabili degenze ospedaliere, di "infiniti"
periodi di riabilitazione e fisioterapia posso dire di non
presentare piu' "palesemente" il varismo femoro-tibiale di cui ero
affetto, posso dire di esser "cresciuto" di qualche cm ma qualche
problema e' rimasto:
* come gia' detto in precedenza, presento frequenti dolori al
femore destro nella zona prossima al ginocchio
* non posso correre per piu' di qualche centinaia di
metri che poi accuso dolori
* la mia camminata è leggermente "basculante" (cioe'
"ondeggio" lateralmente...)
* ho una gamba più lunga dell'altra ma non riesco a
capire di quanto, nonostante le misurazioni effettuate
abbastanza "artigianalmente" da parte dei medici e
nonostante una soletta "rialzata" che mi aiuta a
limitare la differenza di centimetri
A questo punto sono qui a chiederVi quanto segue:
* A chi posso rivoglermi per chiedere un parere "genetico" per
capire se il mio problema potrà essere trasmesso ai miei futuri
figli?
* Mi consigliate un intervento correttivo del
femore dx tramite applicazione dell'apparecchio
Ilizarov per risolvere definitivamente il problema dei dolori che
provo e della camminata "basculante"?
* Potreste cortesemente indicarmi un "avanzato" centro
fisioterapico dove è possibile effettuare delle "misurazioni"
corrette e computerizzate delle effettive lunghezze degli arti
inferiori, siano essi sottoposti "a carico" o "a riposo"? In modo
tale da mettermi nelle condizioni di capire quale sia la
giusta
"differenza" di cm degli arti e in modo tale di darmi
le giuste indicazioni per un "camminata" corretta e
non più "ondeggiante".
Qualora fosse necessario sarei disponibile a
sottopormi a qualunque controllo in ogni posto
d'Italia ed in tal senso potete indicarmi la corretta procedura da
seguire?
Ringraziandovi anticipatamente ed infinitamente per l'attenzione
rivoltami, Vi prego di prendere a cuore il mio caso.
Nel frattempo Vi porgo i miei più Cordiali e Distinti Saluti
Enrico |
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