sto seguendo un ragazzo che da tre mesi presenta una paralisi isterica dell'arto inferiore, e che per una cattiva gestione medica del caso non è ancora in trattamento psichiatrico, ma viene considerato un paziente come tutti gli altri. come potete immaginare non ci sto cavando un ragno dal buco. qualcuno di voi ha avuto un'esperienza simile? che tipo di utilità ha un trattamento fisioterapico (non supportato da altro) se il paziente a livello conscio o inconscio (non sta a me giudicarlo) non vuole guarire? e se anche la fisioterapia "funzionasse" e lui tornasse a camminare come prima, avrei davvero risolto il problema che ha causato la paralisi? credo che alla base di ogni trattamento ci sia la fiducia, la collaborazione, la volontà di andare insieme verso un comune obiettivo... credo che se la gestione di questo paziente non cambia mollerò... sbaglio nei confronti del paziente ad ammettere (senza dare un nome alla sua patologia) che io non sono in grado di aiutarlo?
Trinity
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12/04/06
VALERIA
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12/04/06
Mi è capitato di fare una valutazione ausili per accesso al computer e sistemi di controllo ambiente per una ragazza con tetraparesi che non aveva nessun danno alla rmn e nessun tipo di problema neurologico o lesione midollare.
Ti posso giurare che è stato abbastanza drammatico e difficile, lei era completamente e perfettamente tetraparetica e io non ci potevo credere.
E' un caso che ha colpito molti di noi, ma fortunatamente per noi era solo una consulenza ausili che abbiamo fatto come tutte le altre individuando il sistema più idoneo che nel suo caso era addirittura un sensore a soffio.
Poi la presa in carico è tornata a chi la seguiva ( psichiatra compreso ) e non abbiamo più avuto notizie.
Ti saluto con solidarietà perchè ricordo la grande difficoltà nel rapportarsi con lei e con la sua famiglia e il grande senso di impotenza e di inadeguatezza personali, chiedi aiuto e supervisione a qualcuno se puoi.
mancini
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13/04/06
Ciao cmazza
quante volte abbiamo parlato di psiche e riabilitazione! E spero di poterne continuare a parlare in questo forum, visto che è una problematica contro cui sbattiamo spesso la testa.
Certo, le paralisi isteriche ne sono la caratteristica principale, proprio perchè eclatanti.
Ti porto anche io come Valeria, una delle mie esperienze. Paz. di circa 70 aa. (al tempo dei fatti), depressione post-intervento di distacco di retina (non riuscito) - lacrime e pianti - prozac - vomito a getto - ricovero per disidratazione - visita dal neurologo che somministra ansiolitici, antidepressivi e sonniferi - stato di prostrazione totale con mancanza di forza e accenno di emiparesi dx, con iniziale difficoltà di controllo degli sfinteri - altro neurologo, altra terapia medica che comunque a grandi linee ricalcava la precedente - lento ma persistente aggravamento della sintomatologia - nuovo neurologo che si ferma a ragionarci su e decide di sospendere ogni tipo di terapia farmacologica e somministra integratori - lenta ripresa - inizio di fisioterapia e ripresa della deambulazione fino ad arrivare dal deambulatore ad un tripode (solo per un senso di sicurezza). Chiaramente tutto questo percorso è stato accompagnato da RM dell'encefalo e dei vari tratti del rachide, TAC, EMG, EEG, Ecodoppler e quant'altro, e tutto con esito negativo. A questo punto è scattato un meccanismo di rifiuto della restituzione all'autonomia (credo) ed un nuovo lento peggioramento, fino ad arrivare ora (a distanza di 7 anni dall'inizio del tutto) ad una paraparesi degli arti inf.- sedia a rotelle - vita da "invalida". Altri 5 o 6 ricoveri nel corso di questi anni, corredati da nuovi esami strumentali e tutti sempre e chiaramente negativi. Impossibile fargli accettare un qualsiasi sostegno di tipo psicologico o farmacologico in questa determinazione ad essere malata.
Il mio ruolo in questi anni è stato quello di continuare a tendere ad un processo rieducativo che si fermava ogni volta le richieste motorie diventavano più complesse, fino ad arrivare a liquidarmi quando sono diventata troppo pressante. Ora ci sono nuove colleghe che la seguono e l'unica cosa che si può fare è la mobilizzazione cercando di limitare i danni dell'immobilità. Certo, il nostro ruolo è quello di cercare la collaborazione, anzi di crearla, ma di fronte ad una scelta così determinata per meccanismi che non sta a noi identificare........forse ci possiamo solamente limitare ad "accompagnarli" in questa "decisione", accettando quindi anche i limiti del nostro intervento.
grazie colleghi! mi sento già un pò meglio... anche perchè ieri è stata una giornataccia con questo paziente. Ho fatto il danno, come si suol dire. con estrema cautela alla fine del trattamento gli ho fatto notare che non vedevo e sentivo la sua collaborazione durante alcune proposte che implicavano il carico sull'arto inferiore "plegico" e sono stata accusata da lui di scarsa professionalità,etc. etc. etc. ...ha minacciato una denuncia, si è praticamente autodimesso e mi ha salutato con una crisi accompagnata da tremori e compagnia bella! non vi dico il mio senso di colpa... Il grosso problema è che nessuno è mai riuscito a dirgli cosa pensa veramente circa l'origine della sua malattia, ed ha sempre trovato medici superficiali che gli facevano diagnosi di emiparesi o di epilessia (con tanto di gardenale a dosi da cavallo!) rendendolo ancora più malato! comunque vadano le cose per me è stato un fallimento, spero solo che chi lo prenderà in carico riesca ad aiutarlo di più. però un tarlo mi è rimasto: i vostri pazienti che manifestavano un disturbo centrale, avevano poi segni centrali? questo paziente che manifesta monoparesi dell'AI dx ha ROT normali, no ipertono, no schemi patologici, sensibilità superficiale lievemente compromessa ma senza una rappresentazione dermatomerica corretta, babinski negativo, funzionalmente in grado di reclutare ogni muscolo contro gravità, se messo in condizione di caricare sull'arto attua compensi del tutto innaturali ed anti-funzionali, deambulazione con due canadesi in completo scarico, ... lo ammetto pur vergognandomi un pò, ma spesso ho pensato che fosse un simulatore...
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