ciao saadyous ,
secondo me, non sono i corsi a renderti indipendente, ma ciò che ti possono insegnare i colleghi più anziani, l'esperienza diretta sui pazienti, i tanti casi trattati e soprattutto l'uso del cervello.
i corsi ti danno i mezzi per lavorare, nulla di più; prima di applicare le tecniche devi essere sicuro dove e quando utilizzarle.
.............in Italia esistono due realtà completamente slegate ed eccessivamente indipendenti: i fisio che lavorano in ASL ( o centri convenzionati) e quelli che lavorano in regime libero professionale.
Verissimo!
secondo me, coloro che lavorano alla ASL sono stipendiati ed hanno una responsabilità molto vicina allo zero in quanto dipendenti sotto la “super visione” e responsabilità di un specialista. Essi la lavorano (credo) esclusivamente sotto le indicazioni del fisiatra (o altro specialista).
La realtà del libero professionista è completamente diversa, perché:
- non è dipendente, per cui deve cercare di dare la miglior prestazione possibile (anche se non è sempre vero) ed un ottimo servizio per cercare di accontentare il paz.
- se il paz è contento (se necessario) torna e comunque parla bene agli amici (pubblicità); se il paz non è contento si perde lui e fa cattiva pubblicità.
- Cerca di crescere continuamente per essere migliore dei colleghi e per aver maggior clientela.
- Se lavora male e provoca danni , paga direttamente (non vi è una struttura che lo copre, quindi deve fare un’assicurazione).
- Se lavora poco non mangia, per cui in alcune occasioni rischia di comportarsi male con il paz, con i colleghi e potrebbe creare collaborazioni non del tutto lecite o conformi al nostro lavoro.
- Se è responsabile delle proprie azioni, deve essere in grado di poter fare diagnosi (chiamatele diversamente se volete), altrimenti non può essere responsabile delle terapie eseguite a seguito di prescrizioni errate.
Citazione:
………………….la diagnosi non ci spetta! Con una mano carezzevole sulla guancia ci veniva detto che in fondo responsabili del pz non eravamo noi (e ancora oggi qualcuno lo crede).
Poi sono arrivati gli avvocati e le sentenze, di colpo ci siamo accorti che era tutto una grosso “incantesimo” (per dirla alla maniera di Beppe Grillo). Siamo responsabili del nostro agire.
Basterebbe solo questo monito per pretendere maggiore serietà formativa da parte delle istituzioni.
In conclusione, ha ragione Buddy quando dice che siamo una categoria di “ignoranti empirici” (passatemi la provocazione) ma è altrettanto vero che esistiamo da poco rispetto ad altre realtà ed incontriamo difficoltà ad emergere istituzionalmente perché ancora oggi la sanità italiana risponde a rigidi schemi gerarchici e corporativi.
Se un medico esegue una prescrizione non corretta ed io eseguo quello che lui ha indicato, rischio di non aiutare il paz. ,ma nella peggiore delle ipotesi posso anche creare un danno; il responsabile del trattamento sono io!........ non il medico!
Personalmente le diagnosi non le faccio, ma non mi fido mai , MAI E POI MAI, per cui valuto in tutto e per tutto il paz. (questo è come fare una diagnosi …….).
I medici non sanno, ma spesso mi DEVONO DIRE GRAZIE PER AVERGLI EVITATO BRUTTE FIGURE, infatti in presenza di prescrizioni sbagliate faccio finta di nulla e tratto il paziente nella maniera corretta.
Io sono una persona che cerca di ragionare con la propria testa, poi si confronta con quello che dice il medico, per cui se le cose combaciano è tutto OK, altrimenti mi regolo in base alle situazioni e questo modo di lavorare ha evitato, come detto, di far fare brutte figure ai medici, mi ha evitato errori, ma in 1 in particolare occasione mi ha ….S A L V A T O!
Ecco cosa è successo:
4 anni fa è venuto un ragazzo con una diagnosi di contrattura e rigidità muscolare (non mi soffermo sui particolari ) e gli prescrive massaggi e laser.
Viene nel mio studio, siccome io sono come S. Tommaso lo valuto e ritengo che il problema sia vascolare e non muscolare, quindi gli consiglio di tornare dal medico e farsi rivisitare e spiegare cosa ho constatato.
Il medico , forse per non dimostrare di aver sbagliato o forse perché (teoria più plausibile e capirete perchè) non aveva riconosciuto i sintomi, conferma la prima diagnosi e si raccomanda di fare le terapie.
Il paz torna dicendo di voler fare le terapie; io gli rispondo che non se ne parla e che deve fare gli accertamenti.
Torna dal medico e gli dice che non voglio fare le terapie, perché forse il problema è vascolare e le terapie non sono indicate.
L’ortopedico dice al paz.: ” dica al suo fisioterapista che faccia solo il suo lavoro, e che la diagnosi è giusta……… vabbè faccia anche un ecodopler. “
Prenotazione ecodopler, 10 gg dopo esegue esame e come diagnosi: ricovero immediato in ospedale per una trombo-flebito gravissima . (Sono passati circa 30 gg dalla prima visita.)
Il paz. è rimato 2 mesi e mezzo in ospedale e sarà sempre dipendente da medicinali.
Morale?..... se io non avessi saputo fare la “diagnosi” , avrei dovuto spiegare al paziente e forse al giudice come mai gli ho eseguito delle terapie non adatte, visto che sono io il responsabile delle mie azioni. E chissà quali altre conseguenze avrei dovuto sopportare solo perché ho eseguito le terapie prescritto un medico (se tale si può chiamare)!
Vogliamo essere liberi ed indipendenti?
Dimostriamo di poterlo fare!
Facciamo una riflessioni tutti insieme per capire se possiamo essere veramente indipendete:
su 100 paz. che vengono in visita quanti sono quelli che mandate in visita o fate fare accertamenti (qualunque essi siano) e di quelli che non vanno in visita quanti guariscono realmente?
personalmente possono essere 10-15 non di più e sono normalmente quelli che non riesco a curare .
IL SEGRETO DEL NOSTRO LAVORO NON SONO I MEZZI, MA LA D I A G N O S I o come accidente volete chiamarla !
scusate se mi sono dilungato troppo, ma tanto se siete qui a leggere, non avete tante altre cose da fare in questo momento
una ventina di giorni fa ho invitato la paziente a ritornare dal suo medico di base per accertamenti...
(a memoria mia.....potranno essere stati 3 anni che non mi succedeva.... ma questa volta...)
vedo la paziente per una "apparentemente banale" cervicalgia.... dopo un paio di sedute di "indici di reazione" anomali, faccio una valutazione cancellando dagli obiettivi la cura della cervicalgia... Chiedo alla paziente, "per caso... ha problemi neuroendocrini di un qualche tipo? che lei sappia" (la cartella riabilitativa era già stata fatta, nulla era stato comunicato in anamnesi, ed una cicatrice, grazie alla perizia di un chirurgo sopraffino, era praticamente invisibile....) Morale, la sua tiroide non c'era più, era in cura con una terapia sostitutiva che valutai, non idonea..
La rimando dal medico, il quale, sbottando, si limita come al solito a commentare sarcasticamente sulla presunzione del fisioterapista.... Analisi del sangue.... confermano "l'ipotesi".. la stavano pompando troppo di ormoni tiroidei...
Il medico è ancora lì a chiedersi come "c...zzo" ha fatto il fisioterapista a "vederlo"...
Per cui, rispondendo alla domanda di angigian ....1/500 lo rimando dal medico.
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