Vorrei porvi un quesito riguardo la questione "periartrite scapolo-omerale"; durante il mio Corso di Laurea, ormai al termine, si è molto insistito sul fatto che al momento attuale questo tipo di "definizione" sia ormai assolutamente inesatta, in quanto non individua in modo chiaro quale sia il problema reale e oltretutto, se, al momento della presa in carico del pz, lo stesso non fornisce documentazione di nessun genere, è alquanto complicato approntare un piano riabilitativo..
Inoltre, nel corso di alcune lezioni tenute da uno specialista in Algologia, il dolore riferito da molti pazienti e localizzato in un punto ben preciso, a livello dell'articolazione scapolo-omerale è stata definita come un punto entesico, ovvero area bersaglio; consiglio del Docente è stato quello di riservare la terapia manuale al trigger point che troveremo a livello del margine mediale della scapola, area di dimensioni molto esigue, fra i 4 e i 6mm appena.
Mi domando: Perchè mai allora, in caso della sintomatologia dolorosa nella suddetta sede, continuo a leggere prescrizioni di mobilizzazioni segmentarie della spalla?
e soprattutto..Perchè è ancora in uso questa nomenclatura?
E ancor di più: dove è la "ragione"?
Ciao Kat,
il trattamento dell'articolazione scapolo-omerale, a mio parere, non può identificarsi con una semplice disattivazione di un trigger point (credo dei romboidi, se non ho capito male, comunque molto importante). L'articolazione scapolo-omerale è sotto l'influsso di altre numerose articolazioni (acromion-claveare, sterno-costo-claveare, scapolo-toracica e sotto-deltoidea) che ne possono alterare l'armoniosa e stupenda cinetica (ritmo-scapolo-omerale) e condizionata da segmenti scheletrici e non ben più lontani (quali il rachide cervicale e dorsale). Solo attraverso una attenta e rigorosa valutazione funzionale si potrà mettere in luce il vero "problema" funzionale e quindi cercare di ristabilire una condizione di ottima funzionalità che si riperquoterà in maniera benefica sulla sintomatologia algica del nostro paziente.
Per quel che riguarda la terminologia ancora imprecisa, credo che come tutto, il processo di adeguamento dei termini sia lento e quindi sta a tutti gli operatori sanitari cercare di migliorare tale "imprecisione".
Spero di averti fatto un pò di chiarezza, e se potrò darti qualche altro consiglio ne sarò lieto.
A presto FisioBrain
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