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Osa essere diverso. In così tanti preferiscono essere ortodossi piuttosto che giusti.
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mancini




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Professione: Fisioterapista
Località: Roma
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Inviato: 28/11/05 Rispondi citando

No, talamo, non era questo quello che volevo dire e non mettevo certo in dubbio la preparazione dei colleghi che lavorano nel pubblico o nel privato e neanche la qualità del loro lavoro.
Parlavo proprio dei "luoghi comuni" che fanno si che aumentino le diffidenze e le fratture tra di noi. Tanto da arrivare, come dice elle, proprio a diventare come quei medici che cambiano completamente la terapia farmacologica ad un paziente, solo perchè hanno sempre trattato una patologia in un altro modo e senza chiedersi cosa pensava il collega quando faceva una prescrizione o quale fosse stata la sua valutazione. Insomma alla fine, si torna al concetto di rispetto, sia nei confronti del paziente che verso i colleghi che sul quel problema magari, hanno studiato e ragionato. Senza parlare del fatto che proprio nelle patologie neuro degenerative, magari è proprio la modalità di evoluzione che fa la caratteristica differente e diventa quindi fondamentale "parlarsi" tra colleghi. Ed allora ben vengano, credo, queste discussioni, che ci permettono, finalmente, di conoscerci veramente nel nostro quotidiano lavorativo.
Per il collega AR418: non sai quanto mi sono ritrovata nella tua esperienza (soprattutto il tempo rubato agli affetti e la voglia di usare il cervello, al di là delle prescrizioni scontate)!
Probabilmente in questo lavoro, come in tutti quelli dove si lavora a contatto e con la gente, la differenza sta proprio in quell'obbligo morale che si ha nei confronti del paziente (e anche di noi stessi), che ci spinge a cercare quotidianamente la migliore soluzione. Anche a volte, a discapito del nostro tempo privato. Ma, è chiaro che è una scelta, di correttezza e di onestà professionale (e per quanto mi riguarda è la scelta migliore).
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Trinity









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Inviato: 28/11/05

talamo




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Professione: Fisioterapista
Località: Botticino (BS)
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Inviato: 29/11/05 Rispondi citando

scusa mancini non avevo capito, ora si.sono con te quando dici che dobbiamo parlare tra colleghi sui nostri pz perchè è per loro che lavoriamo non solo per lo stipendio. alcune volte anche io mi sono trovato nella situazione di dover chiedere informazioni o persino consigli ad un collega che mi passava un pz ( non mi piace il termine perchè sembra un pacco postale ma sono a corto di sinonimi oggi), e questo o mi rispondeva lavora a protocollo che tanto non cambia niente oppure mi dava indicazioni generiche ( lavora con Perfetti o Bobath), nulla di più.Invece la maggior parte dei colleghi quando ci passiamo i pz scrivono parametri di valutazione, programma e decorso riabilitativo a volte in matita suggerimenti: è così che in Università ci hanno insegnato e secondo me è il modo migliore di lavorare, può essere noioso a volte scrivere consegne ma mettiamoci un po' di sforzo.ciao
Utopistico o banale?
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Aryka




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Professione: Fisioterapista
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Inviato: 29/11/05 Rispondi citando

Talamo, non mi sembra nè utopistico, nè banale...anzi come avete detto tutti fin'ora credo sia sinonimo di grande intelligenza e perchè no umiltà.
A volte io mi trovo nella condizione di non poterlo fare con grande libertà....lavoro in un servizio di recupero e rieducazione funzionale (ASL) e quando un mio paziente degente viene dimesso da un reparto di medicina, ortopedia o rianimazione dopo un lungo periodo di riabilitazione (capita nei gravi casi neurologici o ortopedici) mi sembra giusto e corretto nei confronti del collega o della struttura che lo prenderà in carico fare una relazione. Le volte che ho deciso di mettere nero su bianco il mio lavoro l'ho fatto per mia scelta ma sovente ho avuto problemi con i miei dirigenti perchè a detta loro non posso scrivere nulla a meno che non ci sia la loro firma e la loro correzione. Ora non credo di dover far passare a setaccio una mia valutazione o un mio progetto riabilitativo a persone che il paziente lo hanno visto si o no 3 volte durante tutto l'iter.
Ecco questo a volte è il problema di chi lavora nel pubblico o almeno è la mia esperienza personale.
Nonostante questo io continuo a fare le mie relazioni e a bypassare l'ostacolo magari consegnando la relazione alla famiglia del paziente che provvederà a darla a chi di dovere.
Mi piacerebbe però arrivare ad una soluzione più onesta per tutti visto e considerato che si lavora sempre e solo per il bene del paziente.

Saluti

Aryka

"Lo straordinario risiede nel cammino delle persone comuni"
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giube




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Professione: Fisioterapista
Località: Torino
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Inviato: 29/04/06 Rispondi citando

Le difficoltà che ho incontrato nella libera professione sono state inizialmente quelle nei confronti delle colleghe dipendenti della struttura dove lavoro ancora oggi che hanno dimostrato criticità rispetto alla mia scelta di passare due anni fà da tempo pieno a part time per iniziare la libera professione. I commenti sono sempre i soliti del tipo si pagano troppe tasse o si lavora troppo .
Mi rendo conto che esistono due mentalità di lavoro ben distinte quella del dipendente che è abituato ad avere la sicurezza e la tranquillità mentre il libero professionista invece si porta a casa il lavoro sacrificando così molto tempo libero .
Ma la mia scelta è stata essenziale per realizzarmi professionalmente e mi ha consentito di trovare la giusta realtà lavorativa che cercavo che rappresenta per me la fisioterapia domiciliare.
Prima della libera professione lavoravo dopo l'orario da tempo pieno in uno studio privato come co.co.co. con modalità di trattamento veramente assurde del tipo 15 min a trattamento di fkt che puntualmente veniva interrotto per seguire altri pazienti nei vari box per la fkt strumentale. Non mi capacito di come abbia fatto per quasi 3 anni ma è stata anche questa un esperienza importante che mi ha insegnato a gestire anche se solo per 3 ore uno studio completamente da solo .
Non mi pesano affatto adesso le quasi 60 ore lavorative settimanali perché il lavoro mi piace molto e non me ne rendo conto.
Rispetto alle difficoltà del lavoro vero e proprio ho avuto qualche problema inizialmente a trattare i mie pazienti domiciliari in presenza dei loro famigliari che facevano giustamente molte domande e spesso quando si trattava di patologie gravi del tipo SLA era difficile per me trovare le giuste parole di conforto. La consapevolezza di avere per la maggior parte pazienti di una certa gravità, a cui la fisioterapia poteva solo garantire solo un mantenimento delle abilità motorie residue, inizialmente mi dava un pò di sconforto ma poi mi rendevo conto dell'estrema importanza che ciò poteva avere per il paziente . Adesso non ho più grosse difficoltà e il rapporto con i medici in questo specifico ambito lavorativo è sempre stato positivo .

Smile Aspetto altre testimonianze ciao
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mancini




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Professione: Fisioterapista
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Inviato: 2/05/06 Rispondi citando

Vi pongo un quesito, stuzzicata per così dire da una affermazione di true_modder nel topic "elettromedicali...parliamo di qualità", che vi riporto di seguito:
"a breve intendo mettermi in proprio e quando mi arriverà in studio un paziente a cui è stato prescritta una qualsiasi terapia strumentale dal medico curante non potrò riufiutarmi utilizzare le macchine..."
Davvero non possiamo esimerci dall'eseguire una prescrizione se non la riteniamo corretta? Rolling Eyes
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mancini




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Inviato: 3/05/06 Rispondi citando

Mi ricollego, in parte, a quanto ho scritto nel post precedente.
Proprio in questi giorni è accaduto ad una nostra collega di Genova di ricevere una visita dei NAS e la conseguente chiusura del suo studio perchè operava senza prescrizione medica. A nulla sono valse le sue motivazioni che facevano riferimento proprio al documento del Ministero della Salute, che certifica la nostra autonomia professionale.
Mi chiedo....ma hanno un qualche valore quindi, le cose scritte sul Profilo Professionale del Fisioterapista?
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girasoles




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Professione: fisioterapista

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Inviato: 4/05/06 Rispondi citando

E' molto inquietante quello che dici, credo che molti di noi si trovino a lavorare senza prescrizione medica, o a modificarla quando assurda...e mi sembra possa succedere! Quindi la tanto decantata autonomia professionale non esiste? Forse dovremmo trovarci dei bravi avvocati che curino i nostri( e dei pazienti) diritti/doveri...

“Siamo ciò che facciamo ripetutamente.
L’eccellenza, dunque, non è un’azione,
ma un’abitudine.”
ARISTOTELE
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mancini




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Professione: Fisioterapista
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Inviato: 5/05/06 Rispondi citando

A riguardo vi consiglio di leggere http://www.aifiliguria.org/primo_piano.shtml e poi discutiamone!

Ciao Rolling Eyes
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AR418

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Professione: Fisioterapista

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Inviato: 5/05/06 Rispondi citando

Qualcuno sta male interpretando la legge 741/94, bisogna capire se la stanno interpretando male i NAS o noi.

Chi lavora, come me, nel prorpio studio privato sa benissimo che l'80% dei trattamenti avvengono senza diagnosi e prescrizione.
Lavorare con prescrizione significherebbe non applicare mai le varie metodiche apprese durante i vari corsi (ignorate e sconosciute al 99% dei medici) che rappresentano l'evoluzione culturale e scientifica del nostro sapere.

Se gli eventi di Genova non produrranno un precedente giurisprudenziale positivo ci ritroveremmo fatalemente "abusivi" o nella migliore delle ipotesi ci ritroveremmo ancora "ausiliari" (allora meglio del traffico!).

I convrgni che ho frequentato io nel corso degli anni hanno sempre trovato un punto comune sul fatto che il fisioterapista potesse lavorare in regime di libera professione senza prescrizione e senza diagnosi, assumendosi per tanto la totale responsabilità del trattamento e degli eventuali risvolti (positivi o negativi). Oggi la cosa sembra essere ribaltata.

Ancora una volta ci spingono ad essere asserviti al ricatto indiretto del medico compiacente.
.....Equipollenza, NAS, ........ ma che sta succedendo? e pensare che in Inghilterra i Fisio (mi dicono) possono addirittura praticare agopuntura e mesoterapia......
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RehabSport




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Inviato: 5/05/06 Rispondi citando

E' una notizia che penso meriti l'inserimento in questo topic:
"53 MEDICI ELETTI IN PARLAMENTO.
30% in meno rispetto alla scorsa legislatura
Se tra le coalizioni di Centrodestra e Centrosinistra si è rischiato il pareggio, i medici hanno certamente 'perso le elezioni'. Sono infatti il 30% in meno rispetto alla scorsa legislatura, per un totale di 53 medici parlamentari, dei quali 41 alla Camera e 'solo' 12 al Senato. Tra i prossimi 'inquilini' di Montecitorio ci saranno anche tre farmacisti e due veterinari, mentre a Palazzo Madama è stato eletto un infermiere."
Non commento, sorrido solo al pensiero che hanno "perso le elezioni" (con 53 rappresentanti!!!), e SOTTOLINEO che nelle due precedenti legislature il numero dei parlamentari medici era 80 e 75.
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laconix




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Professione: Fisioterapista Consulente Professionale

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Inviato: 5/05/06 Rispondi citando

...nell'ordinamento giuridico, oltre leggi e regolamenti, è consuetudine che anche le sentenze della Cassazione abbiano un peso rilevante...

la Sentenza della Corte di Cassazione 15031 del 25 Ottobre 2002 ribadisce il principio affermato dalla pronunca della Corte n. 4403/2001 con la quale si riconferma l'esenzione dell'Iva per le prestazioni rese dai Fisioterapisti anche senza ricetta purchè rivolte alla cura della persona anche prima dell'entrata in vigore del D.M. interministeriale salute-finanze del 17 maggio 2002.....

come si spiega questa sentenza con il fatto che il Fisioterapista, a detta di qualcuno, debba per forza lavorare con la prescrizione medica?

Il nocciolo della questione sta nella differenza tra Diagnosi Clinica del Medico e Diagnosi Funzionale del Fisioterapista ...il Fisioterapista cura le funzioni, basti pensare alla mole di disturbi funzionali che stanno sotto la Diagnosi Medica di Periartrite scapolo-omerale ed alle grosse differenze che, invece, sono espressione delle diverse Diagnosi Funzionali del Fisioterapista.

Il grosso deficit culturale che ha la nostra categoria è determinato dal voler esprimersi in chiave Medico-clinica, come se quella fosse l'unica forma per avvalorare il nostro operato ...il nostro "precipuo" professionale è ancora ben lungi dall'essere definito, non basta il profilo, occorre la diffusione della cultura relativa al "sentire" del Fisioterapista....

Basti pensare a cosa sono stati capaci di "creare" i Chinesiologi... una professione creata su un'equivoco... sulle differenze semantiche tra "studio del movimento" e "cura delle alterazioni funzionali del movimento"...anche questa è "cultura", una "controcultura" che non approvo, ma che, tutto sommato, ammiro... ma non dimentichiamo, spesso i Chinesiologi sono Insegnanti di educazione Fisica... a dall'1 septies... abbiamo imparato che dobbiamo farne ancora di strada per pararci il c... ed imparare a reggerci sulle nostre zampe!
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elle

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Professione: Fisioterapista

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Inviato: 5/05/06 Rispondi citando

laconix ha scritto:


Il nocciolo della questione sta nella differenza tra Diagnosi Clinica del Medico e Diagnosi Funzionale del Fisioterapista ...il Fisioterapista cura le funzioni, basti pensare alla mole di disturbi funzionali che stanno sotto la Diagnosi Medica di Periartrite scapolo-omerale ed alle grosse differenze che, invece, sono espressione delle diverse Diagnosi Funzionali del Fisioterapista.

Il grosso deficit culturale che ha la nostra categoria è determinato dal voler esprimersi in chiave Medico-clinica, come se quella fosse l'unica forma per avvalorare il nostro operato ...il nostro "precipuo" professionale è ancora ben lungi dall'essere definito, non basta il profilo, occorre la diffusione della cultura relativa al "sentire" del Fisioterapista....

Basti pensare a cosa sono stati capaci di "creare" i Chinesiologi... una professione creata su un'equivoco... sulle differenze semantiche


Scusa laconix ma non mi trovi per nulla daccordo.
Il volersi esprimere in chiave medico-clinica (che sarebbe più opportuno definire scientifica) della nostra categoria non rappresenta per me un deficit culturale,semmai l'opposto. Non è una forma per avvalorare il nostro operato,semmai una terminologia comune tra professionisti,diversi,ma che hanno bisogno di un medesimo linguaggio per lavorare in equipe.
La tua dissertazione sulle diagnosi,clinica o funzionale,è sicuramente lo specifico del nostro lavoro,ma non dimenticare che il fisioterapista cura la periartrite con strumenti fisici e manipolativi a differenza del medico che ha come unico strumento di cura la farmacologia(quindi in soldoni curano entrambi la periartrite).
La diagnosi clinica,di competenza medica,indirizza solo il paziente verso il trattamento più appropriato........non far passare la categoria come uno stuolo di medici mancati che si riempono la bocca di terminologie che non gli competono,non è così e sinceramente mi demoralizzano colleghi non in grado o non intenzionati ad utilizzare il linguaggio corretto.

Infine attaccarsi alle differenze semantiche rappresenta proprio il gradino più basso dell'abbruttimento professionale.

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laconix




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Inviato: 6/05/06 Rispondi citando

...forse, elle, non hai afferrato il nocciolo del discorso....

ho parlato, per fare un esempio del diverso approccio del Medico e del Fisioterapista, di "Diagnosi funzionale e riabilitazione dei disordini muscolo-scheletrici della spalla"...se hai capito di cosa parlo, sai che le cose stanno in termini diametralmente opposti a quello che stai dicendo tu. La valutazione "scientifica" in senso stretto è la Diagnosi Funzionale del Fisioterapista... la Diagnosi Medica "Periartrite scapolo-omerale" in confronto, è quantomeno...generica!!!

sul differenziale semantico...non vedo perchè lo giudichi un abbruttimento... è un modo, come lo chiami tu, "scientifico" di trattare ogni aspetto dello scibile umano.
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elle

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Inviato: 7/05/06 Rispondi citando

Ho capito quello che è il tuo punto di vista,e non credo le cose stiano in modo diametralmente opposto a quello che sto dicendo io.
Non esiste una valutazione scientifica e mi sembra riduttivo il tuo esempio di periartite scapolomerale.
La diagnosi clinica è indispensabile,e di competenza medica.
La diagnosi funzionale sicuramente è più completa,perchè prende in considerazione in modo globale il paziente e la sua motricità ma non và per questo sminuita e definita generica quella medica. Questo può capitare solo se,in modo del tutto arbitrario e arrogante si mettano sullo stesso piano i due approcci e le due figure,che,quelle si,sono davvero distanti.
Quella definita genericità è frutto della semeiotica e delle valutazioni strumentali e cliniche che inquadrano detti segni e sintomi all'interno di una sindrome. Al medico non spetta altro,se non individuare il più opportuno trattamento per la patologia.
Al fisioterapista compete la valutazione globale di quegli aspetti "funzionali" che sono correlati all'insorgenza della patologia,essendo questa, perturbativa di un sistema complesso e polifunzionale.
Il medico è diciamo più "settoriale",ma a lui compete solo l'individuazione dello specifico patologico,non è dunque un approccio diverso ma una diversa competenza.

Scusa se mi dilungo,ma a leggere il tuo post,paragonando i due approcci metti sullo stesso piano le due professioni,e questo non è pensabile.
Con una patologia come quella da te presa in esempio è facile credere a quello che dici,è un cavallo di battaglia,ma proviamo a pensare,tanto per restare in ambito ortopedico,ad una subamputazione di mano con trauma da schiacciamento dei tessuti molli e conseguenti compromissioni polidistrettuali?
Come te la caveresti? Davvero possiamo fare a meno della generica valutazione medica?
Da qui alla neurologica,oncologia,cardiologia etc....
La nostra professione non si occupa solo di funzionalità,ma anche di commorbilità,patologie rare,complicanze per le queli l'apporto medico è fondamentale e fonte di crescita professionale.
Con questo non voglio lanciare una difesa della classe medica ma un contrappormi alla tendenza,sciocca,di ritenerci paritari dove non lo siamo,secondo me per un'atavica sindrome di inferiorità.

Perchè tutto questo bisogno intellettuale di portare l'acqua al nostro mulino? L'essere attori e protagonisti principali del recupero e guarigione o compenso funzionale delle patologie non ci basta?
Ma il medico ci è indispensabile.
Da poco seguo una paziente operata per lesione della cuffia. Prima della diagnosi ha eseguito ciclo di fkt in un centro dove il collega che la seguiva,alla sua insistenza nel verbalizzare un'impotenza funzionale e dolore importanti,la rassicurava continuamente sul suo non avere nulla se non la paura di sentire dolore. Detto mille e mille volte. La paziente non si capacitava,ha eseguito visita ortopedica e risonanza....la cuffia era lesionata e con parecchio versamento....
Non siamo in grado,perchè purtoppo bisogna ragionare in termini assoluti e non personali,di appropriarci della diagnosi e lavorare senza il supporto della figura medica,non abbiamo studiato per questo,e sinceramente da quanto vedo e leggo in giro la qualità professionale è ancora un pò carente nel nostro ambito.

Sul differenziale semantico risponditi da solo,è un sofismo opportunista e i chinesiologi non sono da imitare in questo.

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Inviato: 7/05/06 Rispondi citando

AR418 ha scritto:


Chi lavora, come me, nel prorpio studio privato sa benissimo che l'80% dei trattamenti avvengono senza diagnosi e prescrizione.

Ancora una volta ci spingono ad essere asserviti al ricatto indiretto del medico compiacente.


Credo sia una mal'interpretazione nostra....la diagnosi medica il paziente la deve avere quando si reca privatamente presso di noi. La prescrizione è altra cosa alla diagnosi. Fare una diagnosi di patologia nel nostro studio privato rappresenta un illecito. Noi possiamo fare valutazione fisioterapica, individuazione di obiettivi,individuazione del trattamento più appropriato,contestando,se lo riteniamo opportuno,la prescrizione del medico. Da questo a diagnosticare una patologia (sia essa muscoloscheletrica o nervosa) ce ne passa.
Credo invece che,a fronte di una documentazione medica che indichi una precisa diagnosi,il fisioterapista sia assolutamente autorizzato ad impostare un trattamento riabilitativo anche senza la prescrizione medica del caso. Ma sono due cose molto differenti.

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