riprendo il discorso di fruller sui dubbi che possiamo avere e desideriamo esprimere e lo faccio attraverso alcune riflessioni/domande .
tutti noi fisioterapisti desideriamo poter diventare autonomi senza dover essere sempre soggetti alla dipendenza autoritaria di ortopedici e fisiatri, ma :
siamo in grado di essere indipendenti riuscendo a fare diagnosi più precise possibili ?
siamo in grado di fare a meno degli ortopedici?
siamo in grado di valutare i pazienti senza dovergli far fare sempre gli accertamenti?
siamo in grado di valutare e determinare ed eseguire una corretta riabilitazione in maniera autonoma?
secondo me solo se riusciamo a fare tutte queste cose ci possiamo realmente ritenere autonomi ed indipendenti.
ma dove e' andato a finere lo spirito collaborativo.
Penso che ogni figura professionale ha un mansionario che bisogna rispettare vicendevolmente con la massima stima e professionalita'.
Poi in base al lavoro fatto avremo i nostri meriti e demeriti. Non viviamo sempre con il solito macigno dell'inferiorita'.
Io mi sento contento e realizzato professionalmente facendo il fisioterapista, lavorando in collaborazione con tutte le figure professionali che gravitano nell'area della salute.
Saluti Rosario.
Ultima modifica di belliarosario il 19/03/08, modificato 1 volta in totale
capitano
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19/03/08
il mio pensiero è un'altro cioè......è difficile generalizzare sull'autonomia.....è giusta la collaborazione...poi penso che sia giusto nell'incertezza chiedere lumi!se una persona è certa di ciò che sta facendo la fa,esplica le proprie ragioni a paziente e chi altro e poi non penso che ci siano problemi....se poi andiamo sul burocratico è un'altro discorso....io sono dell'idea che se uno è un libero professionista lavora con la sua testa e decide a seconda delle proprie competenze il limite dell'autonomia....ora sono pronto alle critiche!
nella vita non contano i respiri ma gli attimi che ti hanno tolto il respiro
mi fa piacre vedere colleghi che rispondono anche con ... anzi soprattutto con idee diverse, senza poi contare che siamo in presenza di fuori classe (laconix ).
rosario:
io non nè depresso ne insodisfatto, ma al contrario sono molto realista e consapevole delle mie capacità e potenzialità........ ma lo siamo tutti?
hai ragione che è necessario collaborare, però sento dire spesso (nel forum compreso) che ci sono colleghi meno capaci oppure un collega che ha consigliato cose sbagliate o ancora 'ortopedico o fisiatra che consiglia trattamenti non idonei, ecc...e questa non è collaborazione, ma competizione.
collaboare vuole dire anche poter suggerire all'altro (ortopedico, fisiatra o fisioterapista che sia) che la diagnosi è sbagliata o il trattamento non è adatto oppure è meglio una metodica diversa, questo purtroppo è difficile da fare perchè molti di noi sono permalosi e non accettano consigli.
non parliamo degli specialisti che quando gli proponi cose migliori, ma diverse dallo standar, di guardano come uno stupido che cerca di farsi bello e basta oppure ti dicono di si e poi si rivolgono ad altri colleghi.
questa situazione difficilmente porta alla collaborazione.
se poi mettiamo la cometizione tra colleghi allora è finita!
ognuno tira l'acqua al propio mulino !
raramente ho sentito parlare di un fisioterapista da parte di un collega.
vedi il collega che lavorava al fisiokinetic di Roma, che ha commentato che all'interno di quella struttura tutti parlavano male di tutti, come è possibile fare un buon lavoro ed in maniera efficace e serena in quelle condizion?
e la collaborazione?
Citazione:
.....Poi in base al lavoro fatto avremo i nostri meriti e demeriti. Non viviamo sempre con il solito macigno dell'inferiorita'.
noi lavoriamo sulla pelle delle persone ed abbiamo il dovere- DOVERE- di farle stare meglio, quindi dobbiamo dare il meglio ed il massimo cercando noi stessi di migliorarci, se questo non avviene è giusto vivere con il senso di inferiorità, altrimenti la nostra categoria non potrà mai fare la differenza.
per il momento mi fermo qui altrimenti mi dilungo troppo.
ciao
scusate se scrivo qua ma non ho altro mezzo :
BUUDDYYY ??? NON POSSO MANDARE O NON RIESCO A RICEVERE MESS PRIVATI...
CI PENSI TUU???
CAPITANO MIO CAPITANO !
sono sicuro che tutti noi facciamo il massimo per i nostri pazienti, quindi da questo punto di vista siamo al massimo della nostra autostima, quindi non c'e' bisogno di "sconfinare" in cio' che non ci compete, se facciamo bene il nostro lavoro non siamo inferiori a nessuno, spero di essere stato piu' chiaro.
Poi cari colleghi forse sono troppo vecchio per capire il linguaggio che usate voi, delle volte mi sembra un po' "strillato, inopportuno, aggressivo, forte, ........".
Forse questo non e' un argomento per me, io preferisco il confronto professionale.
Cordiali saluti e auguri di buona Pasqua, Rosario.
ciao rosario,
se sembro aggressivo me ne scuso, purtoppo le parole non consentono di sentire il tono della voce, per cui alcune volte possono essere mal interpretate.
io non parlo di autostima, ma di capacità lavarative che possiamo offrire ai nostri paz.
non ho capito alcune cose e cioè:
rispetto a chi ci dobbiamo ritenere inferiori?
cos'è che facciamo e che non ci compete ?
qual'è il confine?
ti faccio queste domande perchè i miei parametri forse sono diversi dai tuoi.
secondo me ad esempio:
non possiamo fare diagnosi, giusto, ......ma una buona valutazione del dolore, della postura, delle mobilità e degli eventuali deficit, come la chiami? forse il nome è diverso ma il cocetto è lo stesso.
una volta fatta la valutazione funzionale si prosegue proponendo la terapia più adatta. ...questo lo possiamo fare!
una volta decisa la terapia adatta, la applichiamo....questo è il nostro lavoro.
in cosa ho sconfinato?
cosa ho fatto che non mi compete?
personalmente ti ho conosciuto e non penso che tu sia vecchio, ma pobabilmente hai molta più esperienza di noi.
anche questo argomento ci può far crescere, perchè ci consente di prendere consapevolezza di pensieri e situazioni che viviamo tutti i giorni, ma che spesso passano inosservati e ritenuti poco importanti.
ognuno di noi ha pensieri diversi e vede le cose con angolazioni differenti, questo non vuole dire che siano sbagliati e comunque sono inerenti alla nostra attività e non sono inopportuni...secondo me.
Nel rispondere vorrei puntualizzare che la mia considerazione è in riferimento a professionisti appena usciti dall' università, ovvero con in mano il titolo abilitante alla professione, quello sulla base del quale viene poi stilato un profilo professionale e le competenze che ne conseguono; il mio pensiero quindi non comprende tutta l' esperienza professionale extra universitaria, troppo soggettiva e difficilmente valutabile, e che quindi non può essere considerata bagaglio culturale di ogni professionista.
Rispondo no a tutti i quesiti, con un ni riguardante l' autonomia decisionale nel redigere un piano riabilitativo, argomento almeno sulla carta ben affrontato a livello accademico; peraltro sempre riguardo a questo aggiungerei un " ci mancherebbe che fosse un no! " visto che il cdl deve sfornare dei fisioterapisti.
I medici fisiatri, sempre sulla carta, hanno dalla loro ciò che realmente fa la differenza: un bagaglio culturale che gli permette di fare la DIAGNOSI DIFFERENZIALE, cosa che un neolalureato in fisio può imparare a fare solo nel corso di svariati anni di studio individuale e quindi soggettivo.
Se il nostro cdl fosse di 5 anni a ciclo unico, con materie quali diagnosi, semeiotica, diagnostica per immagini, diagnosi differenziale, patologia generale e muscoloscheletrica di alto livello e via discorrendo, beh allora le risposte non potrebbero che essere SI. L' unico NO riguarderebbe la necessità di continuare ad avere nel nostro SSN una figura quale il fisiatra.
Saluti
Rispondere ai quesiti posti non è semplice e il discorso, a mio avviso, è molto complesso. Dedico molto tempo a riflettere sul ruolo e sul profilo del fisioterapista, il tutto caratterizzato da un'indole non priva di polemica.
Molte volte, forse troppe, la nostra categoria ha cercato/subito un confronto con altre professioni, mediche o non. In generale, un confronto è sempre stato necessario per completare il nostro operato e, talvolta, per difendere la nostra professione e professionalità.
Purtroppo, ciò ha sempre distolto l'attenzione, volontariamente o meno, da una visione diciamo "intern nos".
Perchè dico questo? Perchè sempre sento parlare del nostro rapporto con la figura medica, mft, mos, SM, isef, osteopati, chiropratici e praticoni vari. Ho letto in passato, su un portale dedicato alla nostra professione il termine abusivismo riferito ad una cinese che praticava massaggi in spiaggia. Ma per favore, m'importa un cazzo di questa cinese. La fisioterapia è ben altro, e differente deve essere l'immagine della riabilitazione che noi, professionisti preparati, dobbiamo riuscire a dimostrare. Mi sento offeso e denigrato a leggere simili affermazioni, soprattutto se riportato da colleghi.
Proviamo ad analizzare, senza timore, il nostro stato attuale. La formazione universitaria è scadente, non parlo di preparazione teorica, ma quanto meno di preparazione alla realtà lavorativa. Il sistema ECM è una truffa legalizzata. Sistema sanitario nazionale e professione in regime liberale rappresentano universi completamente differenti (in termini di bisogni e di richieste). I master altro non sono che fabbriche di soldi (per chi li organizza).Siamo l'unica professione con formazione universitaria senza una laurea di secondo livello con carattere formativo: abbiamo una specialistica inutile, creata solo per elevare nella gerarchia sanitaria il fisioterapista, ma allontanadolo ancor più dal suo ruolo: il riabilitare.
Forse un esame di coscienza sarebbe necessario: a che punto siamo? In cosa siamo carenti? Perchè spesso la classe medica ci snobba?
A mio avviso, molte soluzioni dovrebbero essere ricercate all'interno della nostra categoria, abbandonando per una buona volta le inutili lotte, o perlomeno, rimandando tali battaglie a quando saremo veramente preparati.
La preparazione e un costante aggiornamento devono essere le basi sui quali costruire la fisioterapia. Dobbiamo essere prima di tutto credibili, ripartire dall'anatomia, fisiologia, neuroscienze e quant'altro per essere preparati ad un confronto. Dimenticare tutti quegli atti di fede che le varie metodiche ci hanno imposto e inculcato. Sono un fisioterapista McKenzie, sono un Perfettiano, sono un Idrokinesioterapista. Ma fanculo a questo e a quello. Iniziamo a capire le cose, iniziamo a ragionare con la propria testa. Rapportiamoci solo a quel punto con le varie figure professionali che quotidianamente incontriamo, senza inferiorità, ma alla pari.
Inziamo a comprendere perchè non siamo credibili, in cosa siamo carenti. E, per una buona volta, evitiamo di dire: lo faccio perchè funziona. La medicina è piena di empirismo, ottimo da mettere solo in posto. Lo faccio perchè così insegna Kandel, per esempio. E se qualcuno domanda: chi cazzo è sto Kandel? Non ti preoccupare, un coglione qualsiasi, solo che ha preso un Nobel. E così via.
Samuele Passigli
"Non dovevamo farvi giocare con i mostri". "Perchè?", chiese lo showman. "Perchè lo siete diventati"
Quando si studiava c'era sempre qualcuno che sottolineava la necessità di "non alzare la testa" perchè eravamo ancora studenti.... (e sapessi quanti "professionisti" ho sputtanato, ...da studente)
Poi ci si sente dire "sta zitto che sei ancora fresco si studi"....
Poi "sta zitto che ne devi fare di esperienza"
Poi... "sta zitto che il corso pinco-pallino non l'hai fatto e non puoi sapere..."
Oh, gira e rigira, è una vita che ci si sente sempre dire "sta zitto"....
E' ovvio che un'affermazione universale non può essere contestata con un'eccezione, per cui, in parte condivido quello che dici..... ma è ora di far alzare la testa a questi Fisioterapisti, fra qualche anno si capirà che non siamo tutto biochimica ma che siamo anche biofisica....allora si intuirà che quelli sulla strada buona ....erano i Fisioterapisti!
Rispondere ai quesiti posti non è semplice e il discorso, a mio avviso, è molto complesso. Dedico molto tempo a riflettere sul ruolo e sul profilo del fisioterapista, il tutto caratterizzato da un'indole non priva di polemica.
Molte volte, forse troppe, la nostra categoria ha cercato/subito un confronto con altre professioni, mediche o non. In generale, un confronto è sempre stato necessario per completare il nostro operato e, talvolta, per difendere la nostra professione e professionalità.
Purtroppo, ciò ha sempre distolto l'attenzione, volontariamente o meno, da una visione diciamo "intern nos".
Perchè dico questo? Perchè sempre sento parlare del nostro rapporto con la figura medica, mft, mos, SM, isef, osteopati, chiropratici e praticoni vari. Ho letto in passato, su un portale dedicato alla nostra professione il termine abusivismo riferito ad una cinese che praticava massaggi in spiaggia. Ma per favore, m'importa un cazzo di questa cinese. La fisioterapia è ben altro, e differente deve essere l'immagine della riabilitazione che noi, professionisti preparati, dobbiamo riuscire a dimostrare. Mi sento offeso e denigrato a leggere simili affermazioni, soprattutto se riportato da colleghi.
Proviamo ad analizzare, senza timore, il nostro stato attuale. La formazione universitaria è scadente, non parlo di preparazione teorica, ma quanto meno di preparazione alla realtà lavorativa. Il sistema ECM è una truffa legalizzata. Sistema sanitario nazionale e professione in regime liberale rappresentano universi completamente differenti (in termini di bisogni e di richieste). I master altro non sono che fabbriche di soldi (per chi li organizza).Siamo l'unica professione con formazione universitaria senza una laurea di secondo livello con carattere formativo: abbiamo una specialistica inutile, creata solo per elevare nella gerarchia sanitaria il fisioterapista, ma allontanadolo ancor più dal suo ruolo: il riabilitare.
Forse un esame di coscienza sarebbe necessario: a che punto siamo? In cosa siamo carenti? Perchè spesso la classe medica ci snobba?
A mio avviso, molte soluzioni dovrebbero essere ricercate all'interno della nostra categoria, abbandonando per una buona volta le inutili lotte, o perlomeno, rimandando tali battaglie a quando saremo veramente preparati.
La preparazione e un costante aggiornamento devono essere le basi sui quali costruire la fisioterapia. Dobbiamo essere prima di tutto credibili, ripartire dall'anatomia, fisiologia, neuroscienze e quant'altro per essere preparati ad un confronto. Dimenticare tutti quegli atti di fede che le varie metodiche ci hanno imposto e inculcato. Sono un fisioterapista McKenzie, sono un Perfettiano, sono un Idrokinesioterapista. Ma fanculo a questo e a quello. Iniziamo a capire le cose, iniziamo a ragionare con la propria testa. Rapportiamoci solo a quel punto con le varie figure professionali che quotidianamente incontriamo, senza inferiorità, ma alla pari.
Inziamo a comprendere perchè non siamo credibili, in cosa siamo carenti. E, per una buona volta, evitiamo di dire: lo faccio perchè funziona. La medicina è piena di empirismo, ottimo da mettere solo in posto. Lo faccio perchè così insegna Kandel, per esempio. E se qualcuno domanda: chi cazzo è sto Kandel? Non ti preoccupare, un coglione qualsiasi, solo che ha preso un Nobel. E così via.
Condivido praticamente tutto il tuo ragionamento. In particolar modo quando sottolinei il fatto che in Italia esistono due realtà completamente slegate ed eccessivamente indipendenti: i fisio che lavorano in ASL ( o centri convenzionati) e quelli che lavorano in regime libero professionale.
La realtà della nostra preparazione è quella che è ma non vedo oasi di formazione superlativa in altre categorie sanitarie e mediche visto e considerato che addirittura l’inserto salute di “La repubblica” ha dedicato un intera rubrica alla carenza formativa delle nostre università ( e qui mi fermo).
Di fatto la nostra mancanza di preparazione è dovuta anche a fatti contingenti:
1. I soliti noti si sono, a suo tempo, opposti alla nostra “specialistica formativa” ( sostenevano che non c’era bisogno di “dottorini”).
2. I soliti noti si sono opposti (anche se non necessario) all’istituzione degli ordini ( e anche qui occorrerebbe un topic a parte per commentarne le motivazioni).
3. I soliti noti ( e non solo loro) sono gli stessi che si pappano tutti i dottorati di ricerca. A proposito quanti ne esistono per noi in Italia?
Ci hanno abituato a coltivare il nostro orticello e non rompere le palle. Guai ad alzare la testa per contestare questa o quella prescrizione: ….. la diagnosi non ci spetta! Con una mano carezzevole sulla guancia ci veniva detto che in fondo responsabili del pz non eravamo noi (e ancora oggi qualcuno lo crede).
Poi sono arrivati gli avvocati e le sentenze, di colpo ci siamo accorti che era tutto una grosso “incantesimo” (per dirla alla maniera di Beppe Grillo). Siamo responsabili del nostro agire.
Basterebbe solo questo monito per pretendere maggiore serietà formativa da parte delle istituzioni.
In conclusione, ha ragione Buddy quando dice che siamo una categoria di “ignoranti empirici” (passatemi la provocazione) ma è altrettanto vero che esistiamo da poco rispetto ad altre realtà ed incontriamo difficoltà ad emergere istituzionalmente perché ancora oggi la sanità italiana risponde a rigidi schemi gerarchici e corporativi.
Il nostro progredire culturale passa per le scienze di base (onore alla classe medica per i progressi fatti) ma anche e soprattutto per la ricerca in campo riabilitativo dalla quale per le ragioni sopra esposte siamo tagliati fuori.
....è rinunciando a giocare che si perde la partita...
Messaggi: 14
Professione: Studente fisioterapia-Laureato scienze motorie e sportive
Stato: Offline
Inviato:
22/03/08
....a novembre mi laureo, e credo che sarò in grado di lavorare; so già che ovviamente con i corsi di perfezionamento potrò solo migliorare il mio bagaglio culturale, ma niente di più, perchè aldilà delle metodiche che ciascuno può apprendere o prediligere siamo tutti vincolati dal anatomia e dalla fisiologia, da ciò che è dimostrato (non molto per la verità, non me ne voglia nessuno ma penso ad esempio alla terapia fisica) e dalle esperienze di ciascuno. Io credo che si debba imparare ad essere indipendenti, ma ciò non toglie che si possa imparare anche a lavorare in collaborazione con altre figure. Siamo una categoria afascinante ma il nostro universo, e qui sono d'accordo con Buddy, è pieno di giudizi e convinzioni con dei fondamenti scientifici perlomeno discutibili, e ci piace tanto aggrapparci al nome di questo o di quell'altro..bisogna che si impari ad essere fisioterapisti, con degli strumenti possibilmente supportati dalle evidenze (che ci piaccia o no siamo operatori sanitari, quindi il rigore scientifico è un obbligo), l'umiltà di chiedere aiuo o consiglio quando serve, e la dignità di sapere e potere fare da soli quando invece si è in grado....
saluti, Saad
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